
Giusto due parole sulla celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma: nulla è cambiato! Si è celebrato ancora una volta il primato dell’economia sulla politica, che prevede appunto l’adesione incondizionata a trattati sovranazionali in grado di ingabbiare le nazioni e indirizzare le loro scelte di politica economica verso lo smantellamento dello stato sociale! Se proviamo ad andare oltre i proclami e la solita propaganda dell’Europa che porta la pace, il progresso, la libertà… cosa rimane in concreto per i “cittadini d’Europa” da spendere per un futuro migliore? Se ci va bene, il NULLA! Ripeto, se ci va bene, perché altrimenti la spirale involutiva non può che portarci a condizioni sempre più critiche e socialmente insostenibili.
Questo perché se è vero che ogni scelta politica è una scelta economica, è altrettanto vero che essa deve comunque passare attraverso la legittimazione democratica (cioè il voto espresso dalla maggioranza dei cittadini) ed essere compatibile con la Costituzione. Non è così per i Trattati che hanno dato origine all’UE! Le idee su cui si fonda l’Europa vedono invece i nazionalismi (e i loro sistemi costituzionali) come sterili e pericolosi ed esaltano una pseudo-unità che mira esclusivamente a risolvere il conflitto di classe tra lavoro e capitale a totale favore di quest’ultimo. Molti intellettuali e politici italiani hanno aderito a questa impostazione neoliberista e inserendosi all’interno delle classi dirigenti (politiche e non) sono riusciti a sovvertire, ben schermati da una propaganda mediatica di attacco allo stato (brutto, corrotto, sporco, inefficiente, cattivo…), i principi sociali su cui si basano le democrazie europee del dopoguerra. Ecco ad esempio come Einaudi, già presidente della Repubblica, nel 1954 si riferiva alla necessità inderogabile di unificare l’Europa:
La necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza….Esisterà ancora un territorio italiano; non più una nazione, destinata a vivere come unità spirituale e morale solo a patto di rinunciare a una assurda indipendenza militare ed economica.
La citazione è tratta dal libro “La Costituzione nella palude” di Luciano Barra Caracciolo, dove si possono trovare tutti i necessari approfondimenti sul percorso storico di costruzione e imposizione dell’ordoliberismo (primato dell’economia sulla politica) e sull’adesione dell’Italia ai vari Trattati sovranazionali europei.
Le parole dell’allora presidente Einaudi sono in realtà perfettamente conciliabili con quelle dell’odierno presidente della Repubblica Mattarella, o con quelle del suo predecessore Giorgio Napolitano. Il percorso di restaurazione dei principi neoliberisti è lungo ed è stato portato avanti con determinazione. Per gli euro-peisti il nazionalismo sarebbe sempre e solo causa di ogni male e motivo primo delle guerre. Per questi motivi hanno ben pensato di sostituire gli stati nazionali con una supernazione europea, mettendo alla guida di tale “rivoluzione pacifista” le élite dei paesi del nord Europa, a loro volta al servizio dei sistemi industriali-finanziari… e siamo arrivati al punto finale, che prevede di privatizzare TUTTO quello che è rimasto di appetibile in favore delle classi dominanti! Quindi quando sentirete i nostri amati leader ragliare in tv riguardo ai fantomatoci investimenti sulla crescita, saprete che mentono o peggio non sanno quello che dicono; o l’Europa si divide a causa del drastico e imprevedibile ritorno alla realtà dei cittadini europei tartassati da un sistema iniquo e inefficiente, che pretende solo sacrifici crescenti in cambio di farse e proclami senza alcuna sostanza, oppure la politica torna nei suoi ranghi e riprende in mano il mandato che i cittadini europei hanno dato a loro nelle rispettive nazioni: rimettere al primo posto la politica significa fare il bene comune, ristabilire i fondamentali economici che stanno alla base dei propri paesi, – a cominciare dalla moneta – per ripristinare al meglio le Costituzioni, unica tutela in grado di garantire quei diritti umani (a partire dal lavoro) che ci vengono abbondantemente elargiti a parole, ma costantemente negati nei fatti! Insomma, ritornare ad un Europa a 27 (e più) velocità per garantire la pace e la prosperità!









