Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
Personalmente la penso abbastanza come Lidia, magari sarebbe interessante conoscere il parere di uno storico come il professore Barbera sulla questione. Ma a parte la verità storica, bisognerebbe certamente leggere l’intervista perché così come riportata la frase viene da pensare : questa affermazione a che serve?
Gli alimenti così come la natura li produce, non trasformati, solitamente sono più salutari. Il miele esiste fin dall’antichità: esistono graffiti che dimostrano che quando eravamo cacciatori e raccoglitori, conoscevamo il miele che si mangiava succhiandolo direttamente dal favo. Se avete la fortuna di assaggiare miele direttamente dal favo, cosa che pochi apicoltori oggi producono, capirete che ha un sapore diverso perfino da quello grezzo estratto tramite centrifugazione. All’inizio vi sembrerà strano, forse “vecchio” ma poi probabilmente non riuscirete più a farne a meno. Il problema è che non siamo più in grado di sentire i sapori perché l’industria ci ha abituati a coprirli, tutto è esageratamente dolce o salato e null’altro esiste nel mezzo! Il miele è un alimento che è sempre stato nella storia dell’uomo, il nostro corpo lo conosce. Non è stato trasformato, è come la natura lo produce.
Quali sono le sue caratteristiche? Il miele è fatto per l’80 per cento da glucosio e fruttosio liberi, non attaccati come nello zucchero (il saccarosio). È importante capire che sia il glucosio sia il fruttosio possono avere degli effetti nocivi per la salute perché fanno alzare la glicemia quindi anche il miele la fa alzare. Il fruttosio ha un’azione negativa perché ostacola il funzionamento dell’insulina, è la causa principale della gotta perché fa aumentare l’acido urico e questo impedisce il buon funzionamento dell’insulina. Però nel miele e nella frutta c’è anche la vitamina C e una quantità di polifenoli che moderano l’azione negativa del fruttosio. Oltre a degli enzimi contenuti nella saliva delle api che contribuiscono a trasformare il miele in un prodotto unico e ancora in parte dai benefici misteriosi.
Le proprietà salutari del miele sono tante… Mangiando il miele possiamo beneficiare delle sue sostanze protettive antinfiammatorie e antisettiche. Il miele è anche un ottimo disinfettante. Studi mostrano come sia utile sciacquare la bocca con una soluzione che contenga miele quando si hanno afte in bocca. Nei malati trattati con la radioterapia per il tumore della lingua e della guancia, che causa disastri nella mucosa orale, il miele allevia questo dolore, e permette di guarire le afte. Va utilizzato localmente, in bocca e non per ingestione, dato che nei malati in chemioterapia la glicemia deve rimanere bassa. Esistono anche studi che mostrano come il miele sia in grado di abbassare la glicemia in caso di diabete.
Infatti alcuni ricercatori dell’Università di Toronto hanno recentemente pubblicato uno studio, apparso sulla rivista Nutrition Reviews, che ha preso in considerazione ben 18 studi clinici volti a determinare gli effetti del miele sulla salute metabolica, con il coinvolgimento di più di 1100 soggetti. Lo studio ha dimostrato chiaramente che il consumo moderato e regolare di miele abbassa la glicemia a digiuno, il colesterolo totale e LDL (spesso definito come “cattivo”) e i trigliceridi, mentre alza i livelli di colesterolo HDL, cioè quello “buono”, che protegge la salute delle nostre arterie.
Gli stessi autori dello studio definiscono tali risultati come sorprendenti, perché il miele è costituito per l’80% da zuccheri. Tuttavia, non tutti gli zuccheri sono uguali: la miscela di zuccheri rari e comuni, proteine, acidi organici e altri principi nutritivi tipica del miele sembra essere la chiave vincente di questo straordinario alimento.
Essenzialmente i cibi raffinati, il loro esagerato contenuto di zucchero e carboidrati, provano spesso scompensi metabolici, sembra invece che alimenti naturali come il miele siano utili nel prevenirli! Quindi ritornare alla natura è sempre la migliore garanzia di buona salute.
L’autunno è tempo di cristallizzazione per il miele, perché il processo che lo rende solido è accelerato da temperature comprese tra i 14 e i 16 gradi. Se prendiamo 100 gr di miele esso è composto per 80 grammi da zuccheri e per 17 grammi da acqua, quindi capite bene che la cristallizzazione è una condizione normale per la maggior parte del miele, quelli che rimangono liquidi sono infatti un’eccezione. La velocità di cristallizzazione dipende dalla presenza del glucosio, esso a contatto con l’aria forma appunto dei cristalli e favorisce la solidificazione del miele. Nell’alveare le api deumidificano il nettare dall’umidità in eccesso e quando esso è diventato miele mettono i tappi di cera alle cellette che lo contengono. Isolato dall’aria il miele rimane liquido e utilizzabile dalle api durante l’inverno. Ma quando l’apicoltore lo estrae dai favi esso inizierà a solidificare dopo l’estate al cambiare delle temperature. Come mai allora alcuni tipi di miele rimangono liquidi a lungo? Mieli come quello di acacia, castagno e melata contengono un maggior quantitativo di fruttosio rispetto al glucosio e ciò rallenta o impedisce la cristallizzazione. Un discorso a parte ce l’hanno i mieli industriali, essi solitamente sono liquidi perché subiscono un processo di pastorizzazione, vengono scaldati a temperature molto alte e questi trattamenti distruggono le parti nobili e peculiari del miele ma lo mantengo liquido. Tali trattamenti non devono essere indicati in etichetta e quindi se comperate miele al supermercato è sempre meglio prenderlo solido così almeno potete stare certi che non ha subito trattamenti. Se poi non potete fare a meno del miele liquido allora potete provare a scaldarlo voi, mettete un vasetto a bagnomaria, utilizzate un termometro alimentare e mantenete la temperatura intorno ai 40 gradi fino a trasformazione avvenuta! Questo trattamento a temperatura controllata perlomeno non altera troppo il miele mantenendolo abbastanza vicino a quello grezzo.
“Soffrire è produrre conoscenza” Emil Mihai Cioran Il funesto demiurgo 1969
“La sofferenza, questa è l’unica causa della consapevolezza” Fëdor Dostoevskij Memorie dal sottosuolo 1864
«Il paradiso geme al fondo della coscienza, mentre la memoria piange. Ed è così che si pensa al senso metafisico delle lacrime e alla vita come al dipanarsi di un rimpianto»
Non so davvero se nella consapevolezza possa esserci pace, un momento di pausa dalla vita! E se tutta la vita possa dirsi tale, o piuttosto un’immagine banale di ciò che potrebbe aspettarci. La tempesta o la quiete non sono dimensioni terrene a farci vedere oltre, parti umane appartengo al divino, infinitamente intime ma lontane come stelle, brillanti come soli e misteriose e potenti come buchi neri.
Non so, sinceramente non so cosa io sia davvero, se esistano il bene e il male, se siano essi stessi specchi della mente per ingannare la vita. Qualsiasi cosa io, noi siamo, non possiamo rinunciare all’amore. Nell’abisso è l’unico pieno che non può essere cancellato.
E si, dopo aver perso le foglie per prepararsi all’avvento dell’autunno il ciliegio ci ha ripensato e ha fatto tornare la primavera!
Anche le api so confuse! Questo piccolo nucleo invece di prepararsi per l’inverno riducendo la covata e iniziando a sostituire le api con quelle invernali, sembra invece esplodere nella piccola cassetta di polistirolo ed è addirittura pronto per il travaso di inizio primavera!
Dunque? C’è il clima change perché l’homo è cattivo e il surrrriscaldamento è colpa sua: fonti fossili cattive e green buono senza se e senza ma?
La risposta sinceramente non la so dare, nel senso che io non sono nè uno scienziato, nè un divulgatore di professione. Però vedo, osservo e penso che sono in atto una serie di cambiamenti evidenti, di fronte ai quali probabilmente la natura troverà un nuovo equilibrio nella precarietà attuale dove tutto sembra andare in rovina. Ma vedo anche che i cambiamenti verso i quali si sta spingendo la società umana sono tutt’altro che naturali: nessun dubbio di fronte all’ignoto, tutto è bianco oppure nero, le sfumature si perdono fra i meandri della propaganda.
Sullo sfondo la natura inizierà a cambiare, rinascere, morire… mentre noi nel frattempo non avremo ancora imparato a stare al mondo.
Ripubblico questo post del 2020 perché la ritengo una riflessione attuale. Soprattutto perché le società sempre più globali sono nei fatti forme di sfruttamento-allevamento intensivo volte a dis-integrare l’umano. Quindi forse la vera conclusione è che l’uomo sovrasta la natura perché è nella sua natura sovrastare ogni cosa. Ma questo è il bivio da affrontare – come provo a spiegare alla fine del post – di fronte al quale ognuno di noi dovrà fare una scelta!
Di solito con l’espressione “addomesticare” si intende il processo che rende un animale o una pianta dipendente dall’intervento umano. L’uomo addomestica la natura, cioè predispone l’ambiente che lo circonda in funzione delle sue necessità: attraverso il progresso, soprattutto quello tecnologico, la società umana è stata modellata in funzione di un ambiente sempre meno naturale. Ciò significa anche che l’uomo stesso è diventato sempre più parte di questo “ambiente addomesticato” e da esso è sempre più dipendente.
In natura lo stato “selvatico” implica la vittoria del più forte sulle avversità. Anche gli esseri umani sono stati selvatici, probabilmente essi saranno stati straordinariamente forti e dotati, i loro sensi super sviluppati per affrontare le avversità della natura. Poi è subentrata la sedentarietà e come sua conseguenza la domesticazione umana. Le nostre società prediligono individui docili, che non significa affatto buoni e gentili, semmai poco capaci di far prevalere l’istinto sulla ragione o la forza sulla mitezza…
Ma la domesticazione presuppone anche ulteriori responsabilità.
Addomesticare significa affezionarsi e addirittura amare chi ti sta accanto. Una responsabilità enorme su cui si struttura la nostra società, che dovrebbe basarsi sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca. La Volpe, per esempio, spiega così l’importanza dell’addomesticare al Piccolo Principe: << Non si conoscono che le cose che si addomesticano>>, disse la volpe. <<Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla…Se tu vuoi un amico addomesticami>>. Leggi qui il post La volpe insegna l’amore.
C’è poi la responsabilità di aver creato un mondo dove vincono tutti, nel senso che non c’è una selezione fra i più “naturalmente” dotati, perché è la società ad adattarsi a noi e non il contrario. Quindi se comunque ci sono degli esclusi, questa è una responsabilità di tutti. Il dovere dell’uomo è appunto modellare una società dove nessuno deve essere tagliato fuori.
Ma questo umanizzare il mondo è esso stesso natura o invece è un modo che l’uomo usa per sovrastarla? Forse ogni azione umana tende alla liberazione dal male e dalla sofferenza, quindi anche dalla natura che si pone a volte come madre, a volte come ostacolo. Una realizzazione dell’uomo nella storia che non può che culminare in un evento trascendente.
Un’antica bevanda data dalla fermentazione del Miele. Un vero e proprio vino di miele appunto, fatto semplicemente con miele grezzo, cioè che non ha subito trattamenti termici finalizzati alla pastorizzazione (così sono i mieli “industriali”) e con acqua e lievito enologico. Una fermentazione lenta che può produrre una gradazione alcolica fra gli 6 e i 16 gradi a seconda della tipologia di lievito utilizzata e dalla quantità di miele. Nel mio caso ho utilizzato 2 kg di miele millefiori, 4 litri d’acqua e 3 grammi di lievito. Questa ricetta dovrebbe produrre un idromele abbastanza secco con gradazione intorno ai 14 gradi. Se si vuole fare invece un idromele dolce e poco alcolico bisognerebbe aumentare il quantitativo di miele. Vedremo come procede fra circa un mese, quando farò un primo travaso in una nuova dama lasciando i depositi della prima fermentazione nel recipiente iniziale. Poi vedremo se ci sarà ancora un’attività di fermentazione da parte del lievito, finita la quale potrò imbottigliarlo.
Il santuario di San Romedio si trova in Val di Non, a circa 730 m di altitudine, in una posizione isolata e protetta dai boschi tra i paesi di Coredo e Sanzeno.
Immerso in una splendida cornice naturale, il complesso architettonico di San Romedio è formato da più chiese e cappelle costruite sulla roccia. L’intera struttura è collegata da una ripida scalinata di 131 gradini. La cappella più antica dell’edificio risale all’XI secolo e, nel corso del tempo, sono state erette altre tre piccole chiese, due cappelle e sette edicole della Passione.
Questo suggestivo luogo, ricco di spiritualità, è nato grazie alla figura dell’eremita Romedio di Thaur. Alla sua morte, i fedeli scavarono la sua tomba nella roccia, dando così vita ad un culto che continua ancora oggi.
Ci sono varie leggende su San Romedio e la più nota è sicuramente quella legata alla figura di un orso. Si narra che l’eremita, ormai anziano, fosse diretto a Trento in groppa al suo cavallo per incontrare il vescovo. Il quadrupede venne sbranato da un orso che Romedio riuscì, in un secondo momento, a domare e cavalcare fino alla città di Trento.
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È un santo taumaturgo e innumerevoli sono le grazie ricevute che potrete leggere salendo i gradini del santuario. C’è anche una mostra con quadri di grazie ricevute nelle epoche passate. Una bella escursione e soprattutto un cammino spirituale da compiere quando si va in Trentino.