Quali mezzi e quali fini?

E no caro Crisanti, magari fosse davvero così! Ma l’impressione è che le cose non sono mai come sembrano. A me infatti sembra vero il contrario: è il vaccino un MEZZO che serve a giustificare il greenpass che è il vero FINE! Pensateci, l’opportunità di creare una vera e propria identità digitale in grado di precedere la persona e controllarne ogni cosa, dalla salute, ai movimenti, alla vita sociale, addirittura quello che mangia. Perché se ci fate caso il greenpass non è un covid-pass, ma è GREEN! E che cosa ci fa venire in mente sta bella parolina? Cos’è GREEN? Tutto e niente diremmo noi, perché l’ecologismo di facciata nonostante il tentativo di far breccia nei giovani con figure come quella di Greta Tumberg non ha mai davvero funzionato, ha un fascino assai limitato. I motivi sono tanti e fra questi potremmo citarne alcuni: Green è https://www.hellogreen.it/mangiare-insetti-per-salvare-il-pianeta/ oppure https://opinioniweb.blog/2019/03/16/fuffa-eco-illogica-e-auto-elettrica/ .

Ma una volta che saremo tutti greenpassati – certo per proteggere il genere umano dalla terribile pandemia grazie alla potenza di fuoco de Lascienza e altre amenità simili – allora vedremo se saremo davvero in grado di scegliere alcunché. Tornerà prepotentemente di moda l’ambientalismo gretino, i disastri ambientali sono all’ordine del giorno e quindi come non accettare di aggiungere un 30% di farina d’insetti a pasta, pane, dolci e derivati? Come non accettare di portare ad una rapida demonizzazione l’auto a benzina in favore di mezzi ad energia elettrica, che saranno molto meno diffusi e molto più limitati nelle possibilità di utilizzo? Come non abolire il contante, brutto, sporco e cattivo, a favore di transazioni elettroniche “green”, cioè soggette prioritariamente ai criteri di possesso dell’identità-passaporto-GREEN? Ma tranqui, saranno tutte cose sacrosante, uguale uguale all’imposizione indiretta dei vaccini. InZomma un contenitore virtuoso per imporre con le buone (ai Buoni) o con le cattive (ai cATTIVI) il giusto controllo ai sudditi (Buoni e cATTIVI) della neo-società a venire! Quindi mi raccomando, continuiamo a dividerci in fazioni che di sicuro la differenza la farà essere o non essere vaccinati, questo si che salverà il mondo dal virusse e dall’oppressione…

Destino

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Le grandi angosce dell’animo sono sempre dei cataclismi. Quando si verificano il sole s’inganna e le stelle si turbano. Per ogni anima sensibile arriva sempre il giorno in cui il Destino dipinge un‘apocalisse dell’angoscia: come se i ciele e l’universo si rovesciassero nel nostro sconforto.

Sentirsi superiore e vedersi trattato dal Destino come il più infimo degli infimi: nessuno in questa situazione, può dirsi fiero di essere uomo.

Tratto da Il libro dell’inquietudine, di Fernando Pessoa

Ho l’impressione che questo DESTINO sia comune all’essere umano; nella Babele in cui siamo destinati a vivere prima o poi subiremo il crollo delle nostre idee e convincimenti, ci dispereremo e disperderemo in un mondo che ci sembrerà infinitamente piccolo rispetto al vuoto, al baratro buio e senza fine che possiamo arrivare a sperimentare nel nostro animo. Ma questa umanità, lasciata a sè stessa, ha come unico rimedio l’oblio? Sembra qui l’eterna scelta fra Essere e non Essere, una non-scelta in realtà visto che in qualche modo noi già siamo, substrato vivente e immateriale, pensante, proiettati verso mete irraggiungibili e plasmati da un Destino che mostra le nostre miserie come ombre della Luce vera ed eterna.

Salvifici vaccini

Leggendo il post di Stefano che pubblico qui sotto, dico subito che sulla questione non so quanto sia utile mettere altra carne al fuoco che già di confusione c’è n’è troppa così! Ma certamente ogni ipotesi ha una sua credibilità ed è giusto parlarne anche se so già che l’argomento tocca sempre nervi scoperti e questo rende ancora più opportuno discuterne. Personalmente, come fra l’altro sbra affermare lo stesso Stefano nel suo post, credo che ciò che passa in rete sia anch’esso parte del sistema e quindi i “pensatori indipendenti” o “l’informazione alternativa” che dir si voglia sia altrettanto ben tollerata perché crea quel minimo di falsa opposizione che è il motore di ogni cambiamento, essa rafforza la realtà che ci viene di volta in volta proposta, altrimenti sarebbe tutto troppo edulcorato e poco credibile. Il mio personalissimo parere è che questi vaccini non sono salvifici ma rappresentano una ghiotta occasione per sperimentare su vasta scala farmaci a Rna messaggero e adenovirali, che possono essere utilizzati su tante patologie (tumorali, degenerative,…) ma che fino ad oggi non avevano avuto autorizzazione causa molte incognite sull’uso umano. Il covid, l’emergenza, la responsabilità, hanno superato ogni remora e Lascienza oltre che il buon senso ha vinto su tutto. Quindi alla fine potrebbero esserci anche benefici, ma non credo che essi saranno la soluzione per il covid19, anzi! Vedremo presto i reali effetti, quello che a me preoccupa davvero è invece la disinvoltura con cui si sono create le eccezioni alla democrazia o perlomeno a quella forma di governo imperfetta e parziale che ci ha accompagnato dal dopoguerra, i vari lockdown o greenpass o minacce varie, addirittura sul lavoro (quello guarda caso c’è sempre di mezzo) o sanità e scuola. La nuova “democrazia” è caratterizzato da autoritarismo e pensiero unico, non ammette eccezioni sul suo cammino. Quando l’emergenza economica, il debito pubblico brutto, gli sprechi, la casta, la cricca hanno iniziato a perdere fascino e credibilità, ebbene è subentrata l’emergenza sanitaria. Ma non vedete quanto i padroni (Confindustria in primis) ci tengono tanto al greenpass e al vaccino obbligatorio? È una nuova forma di ricatto per comprimere i diritti dei lavoratori, come lasciarsela sfuggire? I padroni non ci amano certo ma finché ci sono schiavi disponibili perché non approfittarne?

Post di Stefano

Ho sempre avuto un erroneo senso di superiorità semplicemente perché mi ero messo nella categoria dei “pensanti” contraria, a mio parere, a quella dei “lobotomizzati” dai media generalisti. Non voglio fare completamente marcia indietro: continuo a pensare che ampliare il più possibile il proprio bagaglio di competenze e conoscenze, sdoganando la logica dall’ambito esclusivamente specialistico e attingendo alle più svariate fonti informative, sia fondamentale. Continuo a pensare che sia meglio non seguire le mode, comunque imposte e finalizzate ad interessi che non coincidono mai con quelli dei fruitori delle mode stesse.
Ma ora penso che lo schierarsi a favore di una fazione “contro” un’altra permetta al famoso “divide et impera” di romana memoria, voluto esplicitamente dal potere stesso, di poter compiersi.
È il potere che crea l’opposizione tra due “partiti”, tra quello di chi preferisce la tranquillità della informazione rassicurante e che crede in un futuro sicuramente migliore, e quello di chi invece intravede trame, che ci sono sempre state e che sempre sempre ci saranno, a scapito di chi il “potere” non ce l’ha.
Continuo a pensare che il “potere” sia fondamentalmente uno schema.
Questo schema non è legato a determinate categorie di esseri umani o a talune famiglie e, quando sembrerebbe così, lo è solo per casualità. In pratica il “potere” è sempre esistito in ogni società umana, esercitato da chi ha la “fortuna” di detenerlo (le virgolette stanno a significare che MAI a questa fortuna corrisponde la felicità dei possessori) per motivi ereditari o per proprie particolari capacità. In ogni caso, però, è detenuto in forma attiva solo da chi ha l’attitudine a farlo. Non sono rari infatti i casi in cui “eredi” di posizioni di potere privi però dell’attitudine ad esercitarlo, hanno subito brutte sorti. Mi vengono in mente le disgraziate vite di un paio di eredi della famiglia Agnelli.
Lo “schema” del potere prevede tra l’altro il controllo, la ricerca spasmodica di un controllo assoluto verso chi il potere lo subisce.
Ovviamente il “potere”, nel suo schema, non prevede valore per la vita o per la sofferenza umana. L’attitudine al potere prevede la completa insensibilità verso il dolore o la morte degli altri esseri umani. Quest’ultima affermazione è talmente evidente che è inutile citare uno dei milioni di esempi possibili. Ognuno può verificarlo dal proprio bagaglio di esperienze.
Dopo queste premesse vengo all’argomento che voglio trattare, relativo alla questione Covid e soprattutto dei vaccini.
Questo vaccino ha delle peculiarità uniche nella storia della medicina:
La terapia vaccinale è utile solo quando per quella malattia una cura non c’è: di cure, invece, ce ne sono molte, soprattutto domiciliari, conosciute fin da pochi mesi dopo l’inizio dell’epidemia, ma ostacolate palesemente da tutti gli istituti sanitari nazionali o internazionali. Cito a memoria: Plasma iperimmune, idrossiclorochina, ivermectina, quercetina, cortisonici ed antinfiammatori vari, anticoagulanti, vitamine C e D… Rimedi che hanno l’unico difetto di essere estremamente economici.
Questi vaccini sono stati resi disponibili pochissimo tempo dopo l’inizio dell’epidemia, nonostante per virus simili, tipo HIV, non sono bastati 40 anni.
Non si può vaccinare in corso di epidemia poiché si favorirebbe lo sviluppo di varianti del virus stesso. Lo ha affermato per primo Sabin, l’inventore del vaccino antipolio, e tutti gli studenti al primo anno di medicina lo sanno.
Si tratta di una terapia genica in fase di prova, mai sperimentata prima, è scritto sui foglietti illustrativi, per cui le “cavie” sono gli esseri umani.
Non è stata ancora dichiarata l’obbligatorietà, semplicemente perché lo Stato non vuole prendersi la responsabilità per le reazioni avverse, ma sussiste ogni tipo di coercizione e di ricatto, materiale e morale, per costringere il numero maggiore possibile di individui a vaccinarsi.
L’informazione pubblica è a senso unico a favore della vaccinazione, non sono ammessi contraddittori. Eventuali pensatori contrari, anche competenti e qualificati, vengono silenziati rapidamente, mai più invitati, comunque non hanno più la possibilità di esprimersi nel mainstream.
Viene fatto firmare dal “volontario” una sorta di manleva nei confronti dello Stato e delle Industrie Farmaceutiche, sotto forma di consenso informato, veramente molto poco informato.
Tutte queste particolarità mi hanno fatto venire in mente varie ipotesi che possano giustificare una tale caparbia coercizione che non può essere dettata solo dal contrasto all’epidemia, visti gli esigui numeri. Gli interessi in gioco sono ovviamente molti: c’è quello di Big Pharma che, oltre a quello del guadagno immediato, può disporre di un numero incredibile di “cavie umane” per brevettare cure innovative. C’è l’interesse “sociologico” nel testare fino a che punto è possibile condizionare e quindi controllare la popolazione. C’è FORSE l’intento di smontare l’intera impalcatura economica dell’occidente per portarla a modelli più simili a quelli asiatici, per favorire una sorta di grande reset e la quarta rivoluzione industriale. C’è FORSE l’intento di depopolare la terra, ipotesi estrema ma plausibile, viste le premesse che ho posto ad inizio articolo. Non sono mie le teorie Malthusiane, quelle della Fabian Society, le varie dichiarazioni fatte da Bill Gates e da altri potenti, o le iscrizioni delle Georgia Guidestones.
Ma quella che voglio suggerire io è una ulteriore ipotesi, da aggiungere alle precedenti.
Le persone che ad oggi non si sono sottoposte al “vaccino” rappresentano il 20% circa della popolazione. Queste persone, tra cui mi metto anch’io, rappresentano coloro che a torto o a ragione non sono condizionabili dalla narrativa ufficiale, forse manipolabili dall’informazione alternativa, ma non dal mainstream. Questi sono i personaggi più scomodi al potere, forse funzionali al divide et impera, ma di sicuro dei rompicoglioni! Ora la mia ipotesi è questa: e se il vaccino fosse una sorta di antidoto verso qualcosa che verrà diffuso? Che so, un altro virus ingegnerizzato ben più mortale. Un agente chimico sparso con le scie chimiche. Una attivazione elettromagnetica, magari tramite il 5G. Insomma, un agente che uccida tutti quelli che non siano protetti dal salvifico vaccino? Se fosse vera questa ipotesi, alla fine dei giochi, il “potere” avrebbe a disposizione una popolazione più malleabile, con i Duri e Puri eliminati selettivamente e con loro tutta l’informazione alternativa.
Un bel vantaggio no?

Ombre della mente

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ombre.jpeg

Lascio

le mie impronte sulla roccia

per la fatica di avanzare

il freddo penetra nel mio cuore

che sente ciò che mi sostiene

in uno stato di dolore.

Sono un uomo appartenente

ad un popolo di morti

morti dentro

spenti dai sogni della mente

che incoscienti ricercano rimedi

per non svegliarsi mai più.

Apparteniamo all’Eternità,

eppure non ricordo

di essere mai stato

così schiavo del mondo

di aver visto tanta rassegnazione

intorno a me

gente disperata aggrapparsi

all’illusione del domani.

Come ombre mi attraversano

questi uomini fatti di niente,

ed io come loro

fra di loro

ombra della mente

non riesco a sollevarmi

dalla terra

per guardare una sola volta

in faccia a me stesso.

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Ossimoro green!

Quindi il greenpass, strumento di difesa della salute pubblica in epoca di coronavirus, servirebbe a garantire le libertà ai meritevoli, cosette tipo libertà di movimento, accesso a locali pubblici e privati, frequenza all’università e addirittura mantenimento del posto di lavoro! Un virtuoso strumento di ripristino delle libertà perdute, solo il virusse e i portatori sani e insani – soprattutto novacse (ma non solo) –  sono i veri nemici della libertà e della sicurezza di tutti!

Poi ti svegli e capisci che essenzialmente sto greenpass più che garantire le libertà serve a TOGLIERLE!!! E credetemi non è una questione di vaccinati e non, esso non è discriminante in tal senso: dovere civico o meno se te il greenpass per qualsiasi motivo – anche tecnico – non ce l’hai, in giro non ce vai! Continuare a parlare di diritti costituzionali e greenpass è di fatto un ossimoro, una lucida pazzia appunto. Nella mente di chi l’ha concepita la carta verde sta a monte e a valle di tali diritti arrivando a renderli ininfluenti. Ma usciremo dalla crisi sanitaria e tutto magicamente tornerà come prima? Si?!Ma ceeerrto che si! Complimenti agli autori che tanto e da tanto l’hanno bramato. Complimenti a chi si sente più protetto o addirittura più uguale. La ruota gira e prima o poi capiremo tutti cosa stanno facendo, non sarà un bello spettacolo…

Sul grafene

Leggiamo un estratto di un articolo pubblicato nel 2014 sul sito Scienza in rete: << Il super materiale (ossido di grafene) può nascondere però delle insidie, proprio in campo ambientale.
E’ quanto affermano i ricercatori del Riverside Bourns College of Engineering dell’Università della California in un lavoro pubblicato sul numero speciale di Environmental Engineering Science, i quali hanno studiato gli effetti dell’ ossido di grafene, un composto che si lega bene a materiali polimerici nano strutturati e diventa quindi molto utile per le applicazioni in biologia, medicina, stoccaggio energetico, conduzione (laddove un materiale ibrido con una protezione isolante è ottimale per le celle solari, i sensori chimici, gli antibatterici eccetera).
Ebbene, questo composto potrebbe diventare tossico per l’uomo, soprattutto per la sua mobilità in acqua e l’impatto ambientale che ne deriva. Le nano-particelle di ossido di grafene, se scaricate in acqua, possono avere una sorte diversa a seconda della profondità e tipo di bacino idrico dove sversate, e ciò che preoccupa i ricercatori è che sono le acque superficiali le più a rischio.
Nelle acque più sotterranee, infatti, l’ossido di grafene col tempo diventa meno stabile a causa dell’elevata durezza (ovvero la presenza di ioni di sali sciolti in acqua) e col tempo si ‘decompone’, non rappresentando più una minaccia per l’ambiente. L’esatto contrario avviene invece in laghi, fiumi – acque superficiali – dove le nano-particelle possono rimanere integre e mobili, minacciando così l’ambiente e la salute.  Lo studio, in realtà, è già il secondo allarme, dopo quello della PNAS pubblicato nel luglio 2013 dalla Brown University. In quel caso si metteva in guardia sulle possibili perforazioni di membrane e tessuti umani a causa delle irregolarità strutturali inevitabili dei fogli di grafene (sulla carta e secondo modelli matematici, invece, praticamente perfetto e innocuo), una minaccia per tutte le possibili applicazioni in biomedicina. >>

Leggiamo ora un estratto di un recente articolo che parla di uno studio italiano sull’utilizzo del grafene per fare le mascherine che potete trovare su Quotidiano sanità: <<Mascherine “imbastite” con il grafene per dare scacco al Sars-Cov-2.
È questa la mossa dei Ricercatori dell’Università Cattolica, campus di Roma – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs che hanno scoperto un modo per sviluppare mascherine e altri strumenti di protezione a prova di coronavirus: hanno dimostrato che tessuti “imbastiti” (funzionalizzati) con il grafene e con ossido di grafene possono eliminare il Sars-CoV-2 con un’efficacia fino al 99%.
 
I risultati dello studio coordinato da Massimiliano Papi, associato presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Cattolica, Campus di Roma son stati pubblicati sulla rivista “iScience”.>>

Ma già nell’aprile 2020 Repubblica parlava di una mascherina cinese al grafene: <<L’ossido grafene ha proprietà antifungine e antibatteriche. Questa mascherina in grafene sfrutta l’effetto dei cosiddetti “nano-coltelli” (in inglese: nanoknife), basati su nanotubi di carbonio, per distruggere la parete cellulare dei batteri. Rispetto al tessuto termo-saldato utilizzato nelle mascherine tradizionali, lo strato di grafene e polipropilene permette al dispositivo protettivo una permeabilità unidirezionale, offrendo maggiore comfort a chi la indossa. Inoltre, questo nuovo genere di mascherina presenta una vita utile superiore alle 48 ore, sensibilmente maggiore rispetto ai modelli tradizionali.>> Leggi qui

Ora per concludere a me viene da chiedere: appurato che l’ossido di grafene ha applicazioni tecnologiche incredibili in ogni campo scientifico e tecnologico compreso quello medico, rimane il fatto della sua possibile tossicità, dato che gli studi sopracitati dimostrano che frammenti di grafene possono facilmente penetrare nelle cellule danneggiandole. Oggi cosa è cambiato dato che questo materiale viene disinvoltamente utilizzato addirittura nelle mascherine come filtro antivirus e nei tamponi naso-faringei? Chi garantisce che i “nanocoltelli” di cui parla l’articolo di Repubblica oltre ad attaccare la parete cellulare dei batteri non possano attaccare attraverso l’inalazione anche le cellule sane delle persone che tali mascherine le indossano? Gli studi del 2013 mettevano in guardia proprio su questo. Sicuramente la scienza ha fatto passi da gigante e tutto sarà stato risolto mettendo in sicurezza le problematiche esistenti, ma avendo io vissuto nell’epoca dell’eternit qualche dubbio lo ritengo più che lecito e risposte che mirano a sminuire il tutto gridando al gomblotto non le considero soddisfacenti. Anche perché Lascienza – che sarebbe la branca fideistico-mediatica de la scienza, oltre che sua vera e unica antitesi – è sempre in agguato e con i suoi sacerdoti non c’è dialogo possibile.

Propoli

Pro polis, che in greco significa davanti alla città o meglio a difesa della città! La propoli è una sostanza prodotta dalle api a difesa dell’alveare, proprio perché essa ha un’azione disinfettante e serve fra le altre cose a rivestire l’interno dell’arnia cementandola. Ma le api la utilizzano in vari modi, mescolandola al nettare e al polline o addirittura mummificando eventuali predatori entrati nell’arnia, magari uccisi dalle api ma troppo grossi per essere trasportati fuori: rivestiti di propoli essi si conserveranno senza esporre l’alveare a pericoli dovuti alla decomposizione. Quindi la propoli è certamente un potente battericida! Non è ancora chiaro come le api la estraggono, si pensa derivi dalle gemme delle piante, esistono oggi industrie che provano ad imitarne la produzione estraendo dei preparati simili al propoli dai pioppi, ma questi non saranno mai uguali all’originale. Soprattutto perché essa dipende da vari fattori, il periodo di estrazione che è prevalentemente la primavera e l’autunno e le piante presenti sul territorio. La propoli primaverile è di solito più chiara e viene mischiata con della cera, prodotta in gran quantità dalle api proprio in primavera; la propoli autunnale è più scura e forse più pura, esente da residui cerosi. Insomma La propoli è un prodotto sempre unico e inimitabile!!

La soluzione idroalcolica che ho preparato è composta per il 30% da propoli primaverile, poi c’è un 20% d’acqua e il 50% di alcool a 90 gradi. La raccolta è avvenuta per mezzo di reti plastiche poste fra il tetto di legno e l’arnia, esse hanno tanti buchini che le api tendono a propolizzare proprio perché vogliono che nulla entri nella loro casetta, né luce, né correnti d’aria, né insetti indesiderati. Quando la rete è stata completamente chiusa con la propoli l’apicoltore la toglie mettendola in surgelatore per un paio d’ore. La propoli con il caldo è appiccicosa e difficile da trattare, quindi appena tolta dal frigo quando ancora è dura va scrollata su un foglio di carta da forno e frantumata velocemente con un batticarne per poi essere messa in un recipiente di vetro con la soluzione sopra esposta fatta di acqua e alcool. Lasciata macerare per tre settimane oggi l’ho filtrata ed estratta con una siringa da 10 ml travasandola in una boccetta oscurata dotata di contagocce. Adesso è pronta per essere usata come integratore e per combattere raffreddori o mal di gola. Personalmente ne prendo 20 gocce al giorno diluite in un po’ d’acqua, ma una potente e gradita ricetta per il mal di gola può farsi sciogliendo le gocce insieme ad un cucchiaino di miele e al succo di uno spicchio di limone. Provare per credere!

Dalla distopia alla realtà in un racconto di Primo Levi

Il breve racconto che potete leggere qui sotto è stato scritto da Primo Levi nel 1987 all’interno di una raccolta di racconti di fantascienza! Potete leggere un’introduzione e attualizzazione sul blog Gli imperdonabili, grazie al quale sono venuto a conoscenza di questo interessante racconto. Il commento al testo che troverete nel blog lo condivido al 100% e vi consiglio di leggerlo attentamente anche a voi dopo aver letto “Protezione”. In sintesi potremmo affermare che il testo ci porta effettivamente dalla distopia alla realtà, quella attuale della neo- società del virus che stiamo tutti vivendo (sperimentando) sulla nostra pelle. Buona lettura

Protezione

di Primo Levi

Marta finì di rassettare la cucina, mise in funzione la lavatrice, poi accese una sigaretta e si stese sulla poltrona, seguendo distrattamente la televisione attraverso la fenditura della visiera. Nella camera accanto Giulio era silenzioso: stava probabilmente studiando, o scrivendo il compito di scuola. Da oltre il corridoio giungevano a intervalli i fragori rassicuranti di Luciano, che giocava con un amico.

Era l’ora della pubblicità: sullo schermo, straccamente, si susseguivano incitamenti, consigli, lusinghe: comprate solo aperitivo Alfa, solo gelati Beta; comprate solo lucido Gamma per tutti i metalli; solo elmi Delta, dentifricio Epsilon, abiti fatti Zeta, olio Eta inodoro per le vostre giunture, vino Teta… Nonostante la posizione disagiata e la corazza che le dava noia alle anche, Marta finì coll’addormentarsi, ma sognò di dormire coricata sulle scale di casa, per traverso, mentre accanto la gente saliva e scendeva senza curarsi di lei. Si svegliò allo sferragliare di Enrico sul pianerottolo: non si sbagliava mai, era fiera di riconoscere il suo passo da quello di tutti gli altri inquilini. Quando fu entrato, Marta si affrettò a rimandare a casa l’amico di Luciano, e apparecchiò la tavola per la cena. Faceva caldo, e del resto il telegiornale aveva annunciato che la pioggia di micrometeoriti attraversava un periodo di scarsa attività: perciò Enrico sollevò la visiera, e gli altri lo imitarono. Così era anche più agevole portare il cibo alla bocca, invece che attraverso la piccola valvola stellare che si sporcava sempre e poi puzzava. Enrico interruppe la lettura del giornale per annunciare: – Ho incontrato Roberto sulla metropolitana: era un pezzo che non ci vedevamo. Verrà stasera con Elena a trovarci.

Arrivarono verso le dieci, quando già i ragazzi erano a letto. Elena portava uno splendido completo in acciaio AISI 304, con saldature ad argon quasi invisibili e graziosi bulloncini a testa fresata; Roberto, invece, indossava una corazza leggera, di modello inusitato, flangiata lungo i fianchi e singolarmente poco rumorosa:

– Me la sono comperata a marzo, in Inghilterra: sì, sì, è inossidabile, tiene benissimo la pioggia, ha tutte le guarnizioni in neoprene, e si mette e si toglie in non più di un quarto d’ora. – Quanto pesa? – chiese Enrico, senza molto interesse. Roberto rise, senza imbarazzo. – Già, è qui il punto debole. Sapete bene, si tende all’unificazione, qui nel Mercato Comune ci siamo già arrivati, ma laggiù, per quanto riguarda i pesi e le misure, sono sempre indietro di qualche passo. Pesa sei chili e ottocento: le mancano solo duecento grammi per essere in regola, ma vedrete che nessuno se ne accorgerà; o magari, tanto per la legalità, mi farò riportare un pochino di piombo qui dietro il collo, dove non si vede. A parte questo, tutti gli spessori sono in ordine, e ad ogni buon conto mi porto sempre dietro il certificato d’origine e il disegno quotato, in questa fenditura accanto alla targa. Vedete? È fatta apposta: è una di quelle piccole idee che rendono facile la vita. Gli inglesi sono gente pratica.

Marta non poté fare a meno di lanciare un’occhiata di sfuggita alla corazza di Enrico: lui no, poveretto, non sarebbe mai andato a fare acquisti a Londra. Portava ancora la vecchia armatura in lamiera zincata dentro la quale, tanti anni prima, lei lo aveva conosciuto: decorosa, certo, senza un briciolo di ruggine, ma che fatica per la manutenzione! E poi, la lubrificazione: non meno di sedici ingrassatori Stauffer, di cui quattro ben fuori mano, e guai a saltarne uno o a saltare una domenica, se no strideva come un fantasma di Scozia; c anche, guai a esagerare, o altrimenti lasciava il segno su tutte le sedie e le poltrone come una lumaca. Ma Enrico sembrava che non se ne accorgesse: diceva di sentircisi affezionato, e parlargli di cambiare era un’impresa disperata, anche se, pensava Marta, si trovano adesso degli equipaggiamenti in regola con la legge, pratici, quasi eleganti, e che se li paghi a rate non te ne accorgi neanche.

Sbirciò la propria immagine, riflessa nella specchiera. Anche lei non era il tipo di donna che passa la giornata dall’estetista e dal parrucchiere, eppure rinnovare un poco il suo guardaroba le avrebbe fatto piacere, non c’era dubbio: in fondo si sentiva ancora giovane, anche se Giulio aveva ormai sedici anni. Marta seguiva distrattamente la conversazione. Roberto era di gran lunga il più brillante dei quattro: viaggiava molto e aveva sempre qualcosa di nuovo da raccontare. Marta notò con piacere che cercava di incontrare il suo sguardo: un piacere puramente retrospettivo, perché quella loro faccenda era ormai vecchia di dieci anni, e a lei non sarebbe più successo niente, lo sapeva, né con lui né con altri. Un capitolo chiuso: se non per altre ragioni, almeno per via di quella fastidiosa faccenda della protezione obbligatoria, per cui uno non sapeva mai se aveva a che fare con un vecchio o con un giovane, con un bello o con un brutto, e tutti gli incontri si limitavano ad una voce e al balenare di uno sguardo, cose già note, si va sul sicuro e si evitano quei buchi di silenzio che dànno tanto disagio.

– Io però – disse Elena, – devo dire che nella corazza ci sto bene. Non è che io lo abbia letto sui giornali femminili: ci sto bene proprio, come si sta bene a casa.

– Ci stai bene perché la tua corazza è bella: anzi, scusa se non te l’ho detto ancora, ma è una meraviglia, – disse Marta con sincerità. – Non ne ho mai vista una così ben disegnata: sembra proprio fatta su misura.

Roberto si schiarì la voce, e Marta comprese di avere commesso una gaffe, anche se non tanto grave. Elena rise, con indulgente sicurezza: – Lo è, fatta su misura! – Volse uno sguardo riconoscente a Roberto, e aggiunse: – Lui, sai, ha certe conoscenze nell’ambiente dei carrozzieri di Torino… Ma non è per questo che dicevo di starci bene dentro: starei bene in qualunque corazza. Alla storia degli MM ci credo poco, anzi niente, e sentire che è tutta una montatura per fare guadagnare soldi alla General Motors mi fa venire una gran rabbia, eppure… eppure sto bene con e male senza, e come me ce ne sono tanti, ve lo posso assicurare.

– Non prova nulla, – disse Marta. – Hanno creato un bisogno. Non è il primo caso: sono molto bravi a creare bisogni.

– Non credo che il mio sia un bisogno artificiale: se fosse così, chissà quanta gente ci sarebbe che si fa sorprendere senza corazza, o con una corazza non regolamentare; anzi, non avrebbero neppure votato la legge, o la gente avrebbe fatto una rivoluzione. Invece io… è un fatto: io mi ci sento… come dire?

– Snug, – intervenne Roberto, ironico: per lui non doveva essere un discorso nuovo.

– Come? – fece Enrico.

– As snug as a bug in a rug. È difficile da tradurre, e in fondo a una visiera. Lei non aveva mai capito come una legge così assurda avesse potuto essere votata: eppure Enrico le aveva spiegato più volte che i micrometeoriti erano un pericolo vero, tangibile, che da vent’anni la Terra ne stava attraversando uno sciame, e che bastava uno solo ad uccidere una persona, penetrandola in un istante da parte a parte. Si riscosse accorgendosi che Roberto stava proprio parlando di quell’argomento:

– Anche voi ci credete? Beh, se leggete sempre e soltanto “L’Araldo” non c’è da stupirsi, ma ragionateci sopra, e vi accorgerete che è tutta una montatura. I casi di “morte dal cielo”, come si dice adesso, sono pochi in misura ridicola, non più di venti veramente accertati. Gli altri sono emboli o infarti o altri accidenti.

– Ma come! – disse Enrico: – Solo la settimana scorsa si è letto di quel ministro francese che era uscito per un attimo sul balcone senza armatura…

– È tutta una montatura, vi dico. L’infarto è sempre piú frequente, ed è un’istituzione che non serve a nessuno: in regime di pieno impiego, hanno semplicemente cercato di utilizzarlo, è tutto qui. Se chi gli tocca non ha corazza, è stato un MM, un micrometeorite, e si trova sempre il perito settore compiacente; se la corazza c’è, allora resta un infarto, e nessuno ci fa caso.

– E tutti i giornali si prestano?

– Tutti no: ma sapete bene com’è, il mercato dell’auto è saturo, e le linee di montaggio sono sacre: non si possono fermare. Allora si convince la gente a portare corazze, e si mette in prigione chi non obbedisce.

Non erano novità: erano considerazioni che Marta aveva già sentite, e anche più di una volta, ma si sa bene che spesso anche tipi brillanti come Roberto si trovano a corto di argomenti, e del resto, a ripetere anche un po’ offensivo: ma non tutti i bugs sono scarafaggi.

– Ad ogni modo, – riprese Elena, – per me è così: mi ci trovo snug come uno scarafaggio in un tappeto. Mi sento protetta come in una fortezza, e alla sera quando vado a letto me la tolgo malvolentieri.

– Protetta contro che cosa?

– Non so: contro tutto. Contro gli uomini, il vento, il sole e la pioggia. Contro lo smog e l’aria contaminata e le scorie radioattive. Contro il destino e contro tutte le cose che non si vedono e non si prevedono. Contro i cattivi pensieri e contro le malattie e contro l’avvenire e contro me stessa. Se non avessero fatto quella legge, credo che mi sarei comperata una corazza lo stesso.

Il discorso stava prendendo una piega pericolosa: Marta se ne accorse, e lo ricondusse in acque piú tranquille narrando la storia del professore di Giulio, il quale era così avaro che, piuttosto di gettare via la sua armatura tutta arrugginita, l’aveva verniciata col minio di dentro e di fuori e si era presa una intossicazione da piombo. Poi Enrico raccontò il caso di quel carpentiere di Lodi che aveva preso molta pioggia, i bulloni gli si erano bloccati, e lui aveva un appuntamento, e la ragazza gli aveva tagliato addosso la corazza col cannello ossidrico e l’aveva mandato all’ospedale.

Infine si salutarono: Roberto si sfilò il guanto ferrato per stringere la mano nuda di Marta, e Marta provò un piacere intenso e breve che la riempì di una tristezza grigia, luminosa, non dolorosa: questa tristezza le rimase addosso a lungo, le tenne compagnia dentro la sua corazza, e l’aiutò a vivere per parecchi giorni.

Lascienza!!!

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio.

Ti libero dalla testa al piede. Chi ti ha fatto del male deve farti del bene. Occhio, contr’occhio, schiatta malocchio; Occhio, contr’occhio, crepa malocchio.”

E si, in questi giorni stiamo assistendo agli studi di grandi scienziati che propagandano la necessità di una terza dose come afferma Ricciardi: “: “Bisogna aumentare per tutti la quantità di vaccini perché un richiamo alla fine sarà necessario, visto che abbiamo evidenza che l’immunità scema con il tempo” (Leggi qui) o addirittura di una quarta e così via andare come dice Silvestri : “La terza e la quarta dose di vaccino anti Covid serviranno “e non credo sarà la fine del mondo, specie se questo riuscirà a ridurre i morti e a far circolare di meno il virus” (Leggi qui)! E niente, diventerà un elisir di lunga vita, in grado di scacciare il male e ogni male a venire (altrimenti chiamate varianti). Non ci devono essere dubbi sul potere preventivo e curativo dei vaccini, ormai essi sconfinano nella taumaturgia, è una questione di fede, fede ne Lascienza appunto! Ed è proprio in nome di questa fede che attraverso il greenpass stanno spingendo gli scettici verso la giusta via. La fede è dono, c’è chi c’è l’ha e chi invece è roso dal dubbio. Ma anche per quest’ultimi c’è rimedio e verranno toccati dalla salvezza. Ormai non è un problema di covid, siamo oltre, in un mondo migliore.

Ferite

Siogiovanni

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