La conchiglia

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conchigliaPoesie di Lorenzo

Desolata conchiglia

abbandonata a fulgidi voli

ed al vento sovrano.

Chiuso in te l’orizzonte,

l’immenso

come voci sole e mai udite.

Entro queste mura immobili

ascolto le tue vane grida

come l’uccello colpito

nel volo di vita.

Sterminate corse

sulla nuda riva,

le eterne grida

delle onde,

la rete calata

e tante volte tornata,

le sperdute urla

di qualche voce lontana,

lo stormire di volatili

sospinti da una forza invincibile.

*QUI IL POST ORIGINALE

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IL GRANDE BIVIO (the great divide)

Ottimi spunti di riflessione Stefano, il tuo omonimo che personalmente non seguo ma a volte mi è capitato di leggere ha fatto una proposta interessante. C’è un problema però, io non conosco “liberi pensatori” che hanno la pancia vuota! Mi spiego, ogni libero pensatore, presente o passato che sia, ha avuto l’opportunità di vivere in una condizione di agio che gli ha permesso di avere tempo per arricchirsi anche culturalmente e avere così pensiero critico, originale. Lo stesso Gandhi apparteneva ad una ricca famiglia indiana e andò a studiare in Inghilterra diventando addirittura avvocato prima di essere il leader politico e spirituale artefice dell’indipendenza indiana. Nel dopoguerra i governi “imperfetti”, cioè democratici, che diedero origine alle Costituzioni misero i diritti sociali di prima generazione (lavoro, scuola, sanità, previdenza…) come ossatura per costruire regole che permettessero un progressivo benessere a sempre più persone e ciò aumentò notevolmente il libero pensiero anche nelle persone meno abbienti, diffondendo cultura e pensiero critico come nel nostro piccolo, con tutti i difetti e le mancanze, proviamo a fare anche noi che siamo figli di questo modello di società, scrivendo nel blog (e tanti altri amici blogger ognuno con idee e passioni diverse e arricchenti). Per dire che per me non c’è nessun bivio alternativo al sistema che abbiamo avuto il privilegio di vivere fino a pochi decenni fa. I valori di libertà che ci sono stati trasmessi sono semmai il discrimine che deve guidarci oggi nelle nostre scelte di vita, aiutarci a fare massa critica contro la disinformazione e la regressione sociale che ci viene proposta. Questa è la guerra da vincere tutti insieme, dividerci su presupposti ideologici è quello che i media fanno ogni giorno per indebolirci. Non credo che sia una soluzione, ma invito a leggervi il post di Stefano ed esprimere le vostre idee.

Post di Stefano

Stefano Re: lo seguo da molto tempo e spesso lo cito, vi consiglio di seguirlo.
Non vi sto chiedendo di condividere le sue idee né di considerarlo un guru ma, poiché raramente ho trovato lucidità, chiarezza espositiva, intelligenza e humor così potenti come nelle sue analisi, sono sicuro che risulterà stimolante, se non altro per incoraggiare il libero pensiero, per chi lo ambisca.
La battaglia che sta attualmente combattendo, e che credo combatterà a lungo, è quella del “grande bivio”. È un’idea talmente semplice e scontata che è quasi ridicolo parlarne, se non fosse che nessuno lo fa. In passato molti lo hanno fatto ed ogni volta quest’idea ha promosso salti evolutivi dell’umanità. Ripeto, è così semplice che evito di sintetizzarla perché apparirebbe banale, per cui farò della premesse.
Noi viviamo in una società. Ci siamo nati e ci troviamo costretti a viverci. Non è stata una nostra scelta e non abbiamo alternative. Ci hanno insegnato e poi imposto di rispettare delle regole di “convivenza civile”, sotto forma di Leggi, Etica e Costume. Poi però, per chi ragiona con la propria testa, alcune di queste regole sono giuste ed accettabili, ma altre NO. Mentre chi, nel preferire “pensare” con la mente collettiva e prendere in prestito idee altrui per farne la propria ideologia, le regole le accetta TUTTE. Per i “liberi pensatori” è molto difficile convivere con delle regole che non condividono, così di solito si barcamenano e si adeguano a fatica, oppure vivono nell’illegalità. Mi piace sempre portare questo esempio: io odio l’uso delle cinture di sicurezza in auto. Non metto in dubbio che siano un presidio di sicurezza e che potrebbero salvarmi la vita, ma è la MIA vita e, se permettete, vorrei essere io a decidere. A questo punto, di solito, mi si controbatte che, in caso di incidente invalidante, graverei sul sistema sanitario e quindi sarei una spesa per la collettività. Perfetto! Allora la “regola” per me giusta sarebbe: io stato, autorità, ti consiglio di usare le cinture di sicurezza; qualora ti dovessi far male perché non le indossavi, dovrai farti carico di sostenere le spese inerenti! Così formulata, la regola mi risulterebbe appropriata e la accetterei. Potrei fare mille altri esempi ancora, ma alla fine porterebbero sempre alla stessa conclusione. In sintesi, non mi piacciono, e come a me così a tanti altri, tutte quelle regole che deresponsabilizzano, che tolgono la facoltà di decidere su se stessi, la facoltà di pensare e agire autonomamente.
D’altronde ti insegnano fin dai tempi della scuola a “non pensare”. Vogliono che tu ripeta a pappagallo il commento a quella poesia fatta da un pensatore “altro”. Non ti chiedono mai che cosa ne pensi TU di quella poesia, che sensazioni ti ha dato.

Non voglio soffermarmi sulle dinamiche che hanno sviluppato questa situazione, anche perché è ovviamente palese che si tratta di uno sporco gioco di potere, messo in atto da una minuscola parte dell’umanità per avere maggior controllo sul resto della popolazione: è più facile controllare e schiavizzare esseri “non pensanti” e “deresponsabilizzati”. Non voglio polemizzare perché prendo atto che molti stanno benissimo così, a molti piace vivere senza la “fatica” di dover decidere autonomamente. Chi sono dunque io per cercare di cambiare la società dall’interno? E, se per assurdo ci riuscissi, chi sono io per costringere il 90% della popolazione a rinunciare a tutte quelle rassicuranti e comode regole imposte dall’alto?
Potrei o potremmo cambiare Paese, per non sottostare a regole inaccettabili?
E poi, cosa cambierebbe in un mondo globalizzato? Mi ritroverei in una situazione analoga di prescrizioni per lo più non ammissibili, di un sistema di scambio ancora monetario con una moneta tenuta scarsa per simulare una carenza di risorse che invece, se fossero distribuite equamente e soprattutto non sprecate, risulterebbero sovrabbondanti grazie alla tecnologia. È sempre il medesimo sporco gioco di potere.
Potrei cambiare Pianeta? Non è ancora dato!
La situazione Covid ha poi peggiorato la situazione al cubo.

Aldilà del quesito se sia una epidemia “naturale” o “artificiale”, creata cioè in laboratorio dai soliti potenti, le regole che ha comportato sono quanto di più inaccettabile per tutti i “liberi pensanti” come me, o per lo meno come credo di essere.
Non so se per incoscienza, ma non importa, io del Covid non ho e non ho mai avuto paura! Nonostante questo, capisco e solidarizzo con chi questa paura ce l’ha e non discuto.
Solo che a me non va di andare in giro con la museruola, di respirare la mia CO2 e la puzza del mio alito.
Non mi va di non uscire la sera dopo le 22… perché?
Non mi va di non poter andare al ristorante, al bar, in palestra, al cinema, ai concerti… perché?
Non mi va di non poter andare in giro, fuori comune, fuori regione, all’estero… perché?
Non mi va che l’intera economia della mia Italia vada a rotoli e di dover piangere per tutti quegli amici e parenti che non hanno più un reddito.
Insomma, io non vorrei mai “smettere di vivere” per… non morire! Non voglio vivere da malato per morire sano! Va a finire che magari seguo tutte le prescrizioni, quelle della museruola eccetera, e poi cado dalle scale, batto la testa e muoio. Invece, almeno e intanto: STO VIVENDO. Io non ho paura di morire… è l’unica certezza che ho!
Dunque: adesso che cosa dice Stefano Re? Ripeto, la cosa più semplice del mondo: ci dividiamo! Chi ama questo tipo di società con tutte le sue regole (per me assurde, ma sia ben chiaro, io rispetto le persone che le seguono) continua la sua vita normalmente. Quelli che invece la pensano come lui o come me SE NE VANNO, semplicemente, senza guerre. Ci contiamo, stabiliamo tra noi delle regole condivise, ci dividiamo i compiti in base alle competenze e via. Ammettiamo di essere in Italia qualche milione: siamo in percentuale il 5%? Ci date una regione. Siamo il 10%? Ci date due regioni… ben delimitate, con zone franche a prova di virus. Se avessimo bisogno di commerciare tra noi “strani” e voi “normali” stabiliremo delle zone “covid free” a prova di contagio, magari anche con gli scafandri, e commerceremo in quelle zone. Gli scambi, penso, avverranno per baratto, non credo che accetteremo più la vostra moneta a debito. Lì dentro, però, ognuno fa il cazzo che vuole!… Nel rispetto, ovviamente, delle regole auto imposte e condivise. A scuola si insegnerà anche e soprattutto a pensare, ognuno potrà scegliere le cure che vorrà ed a quale medicina affidarsi, e le risorse verranno distribuite equamente. Se in altri Stati si prenderanno decisioni analoghe, istituiremo dei rapporti stabili con le comunità “strane” e faremo rete. Potremmo così organizzare dei corridoi aerei assolutamente sterili (da noi), e potremmo così fare viaggi per turismo, commercio e scambi culturali, ma solo nelle zone degli “strani”.
Ai “padroni del mondo” dico semplicemente: lasciateci andare, vi conviene! Non avrete più queste rotture di coglioni tra i piedi, a voi resterà sicuramente almeno il 90% dell’umanità ed il 99% della ricchezza, non solo, ma potrete spedire tutti i dissidenti da noi, invece di farvi carico di punirli, di metterli in carcere, di suicidarli, di incidentarli… una rottura di scatole in meno. Non dovrete più controllare l’informazione “alternativa” e non dovrete più effettuare operazioni di “debunking”: ci saranno 2 informazioni, ben separate…
Per quanto sembri che stia ironizzando, la proposta di Stefano Re è alquanto seria. Solo chi non è sotto il ricatto della paura della morte può vincere. Lo ha dimostrato Gandhi. Ci vorrà molto tempo e molta energia per realizzare “il grande bivio”, ma io l’appoggerò incondizionatamente.

Certezze

Photo by Eva Elijas on Pexels.com

Post di Stefano

Premessa: chiunque sia esperto di filosofia si astenga dal commentare, compreso l’editore di questo articolo, non ho mai studiato tale materia e sarebbe quindi come sparare sulla Croce Rossa. Grazie.
Dunque, su quali certezze posso far conto? Sulla base delle scoperte scientifiche e sulle consapevolezze certe e dimostrabili? Ovviamente quello che elencherò non è farina del mio sacco, ho attinto qua e là, senza peraltro ricordare i nomi di tutti gli autori.
-IO ESISTO, penso quindi esisto, e di conseguenza esiste anche tutto il resto. Beninteso, non dico che il tutto esista nella forma e nella sensazione che percepisco, poiché potrebbe essere una sensazione illusoria, dico solo che qualcosa esiste. Che non è nulla, che non è vuoto. Fosse anche solo una apparenza, una mia creazione immaginaria, un ologramma… comunque sia, quella illusione esiste, quell’ologramma esiste, un qualcosa in grado di creare quell’illusione esiste.
-IO HO UN CORPO, qualsiasi cosa sia, qualsiasi cosa sia la materia. Interagisce con qualsiasi cosa io (che esisto) percepisca come materia. Se tiro un pugno al muro mi faccio male. Lo so che la scienza dice che la materia non è altro che energia condensata e che la materia stessa è composta per la stragrande maggioranza da vuoto, ma la consistenza del mio corpo è paragonabile alla consistenza di qualsiasi altro corpo materiale e questa cosa, qualsiasi cosa sia, è un corpo.
-IO SONO VIVO (per ora), mi comporto in maniera diversa da qualsiasi cosa non sia viva, tipo un minerale. Mi comporto, invece, in maniera simile a qualsiasi altro essere percepisco come vivo. Nasco, mi nutro, cresco, mi muovo volontariamente o involontariamente, ma nell’ultimo caso per effetto di processi biologici, posso anche “venir mosso”, ma in tal caso mi comporterei in maniera non difforme da un minerale, ho la possibilità di riprodurmi, nella maggioranza dei casi, ed infine morirò come tutti gli esseri viventi.
-IO MORIRÒ, per quanto la scienza non possa asserire con certezza assoluta né il quando, né il come, né, addirittura, il se… visto che è un evento “solo” altamente probabile, ma non certo (sempre per la scienza). Però, visto che l’esperienza, nella vita dei miei predecessori, almeno negli ultimi 3000 anni (da quando esiste la storia documentale), per TUTTI gli esseri considerati “viventi”, non è mai successo che qualcuno sopravviva in eterno, io credo sia ragionevole e certo asserire che tutti gli esseri viventi prima o poi muoiano.
-IO SONO QUALCHE COSA IN PIÙ DI SOLAMENTE UN CORPO, il mio corpo, ripeto, qualunque cosa sia, è costituito da un insieme di parti più piccole suddivisibili fino all’infinitesimo. Queste parti, che per convenzione chiamiamo molecole ed atomi, subiscono una sostituzione continua. È stato calcolato che mediamente tutti (TUTTI!) i singoli atomi del corpo vengono sostituiti nel giro di 4 anni, tranne i neuroni che ci mettono un po’ di più, ma al massimo 10 anni. Io ho più di 60 anni, quindi come minimo mi sono “cambiato” almeno 6 volte! Quel bambino, che giocava con gli amici e che saliva in braccio a mamma, non sono più io. Quel ragazzo che si innamorava delle prime ragazze, quell’uomo che dopo tanti ripensamenti decideva di avere un figlio, eccetera, non sono più io. Quegli atomi ora appartengono a qualche altra pianta, a qualche altro animale o a qualche altro essere umano, oppure sono a zonzo nell’atmosfera, nell’oceano o nel terreno. Però io sono sempre io, ho tutti i miei ricordi, le mie esperienze e le mie maturazioni, il mio carattere e le mie manie… Dunque, se il mio corpo non c’è più, che cosa è rimasto di me? Non so cosa sia, ma è qualcosa che va oltre il mio corpo.

Altre certezze non sento di averne, anzi, un’ultima certezza ce l’ho ed è quella di “non sapere”, ma chi pensa di annoverarne altre, di certezze… certe! Prego, si faccia avanti (filosofi esclusi!), sarebbe interessante interloquire.

Lode alla RAI

Post di Stefano

Quando ci vuole ci vuole! Ben inteso resto dell’idea che meno televisione si guarda meglio è, ma stavolta farò un’eccezione, così non mi si dica che non sono obbiettivo.

Sto parlando del programma “ Via dei matti numero 0” di Valentina Cenni e Stefano Bollani, in onda dal lunedì al venerdì alle 20.15 su Rai 3.

È un programma BELLO (almeno per me)!

Mi sono lamentato spesso della pochezza che caratterizza i programmi dei palinsesti televisivi offerti dai canali massimalisti: informazione a senso unico (quello sbagliato), intrattenimento senza contenuti, pseudo artisti improvvisati e pompati dalla pubblicità più per l’immagine che per la bravura, musica con la scadenza (a breve termine)… eccetera.

Mi sono spesso lamentato che solo fino agli anni ‘80 gli artisti sapevano “fare gli artisti” perché erano selezionati, aspetto che adesso non c’è. Ovvero la selezione c’è, ma è basata su altri criteri, dove l’arte c’entra poco o niente.

Questo programma fa eccezione… finalmente! È intelligente, spassoso, coinvolgente, istruttivo e godibile. Conoscevo già Stefano Bollani, è uno dei musicisti che preferisco in Italia, ho molti suoi dischi ed ho assistito ad alcuni suoi concerti. Ma è stata una graditissima sorpresa conoscere Valentina Cenni, credo sia la moglie o la compagna di Bollani poiché entrambi senza museruola come permesso tra conviventi: bravissima attrice, perfetta presentatrice ed ottima cantante. Coppia simpatica e coinvolgente che, focalizzata soprattutto sulla musica, tutta la musica conosciuta e sconosciuta, sa intrattenere conversazioni stimolanti ed esilaranti con gli ospiti, tutti personaggi di spessore.

I due parlano sempre di musica ed insegnano un sacco di cose, persino ad uno come me che di musica qualcosa capisce, solo qualcosa, modestamente. Lui, tra un assolo al pianoforte ed un esempio su qualche genere musicale, narra aneddoti e curiosità; lei, con ammirazione mal celata (o forse intenzionale) verso il compagno, riporta in carreggiata l’argomento della serata, con entusiasmo e savoir faire.

Bollani spesso non nasconde il suo interesse verso argomenti non propriamente convenzionali e ciò, ovviamente, non può sfuggire ad un curioso di tali argomenti come me.

Stasera ha affrontato la questione dell’accordatura a 432 Hz, argomento che ho studiato e al quale ho dedicato un paio di conferenze, e ha anche fatto un accenno a Corrado Malanga, studioso e ricercatore decisamente fuori dagli schemi, al quale ho dedicato un mio romanzo di fantascienza.

Insomma che dire? Questo programma mi piace, mi riporta ad una epoca in cui le trasmissioni TV erano di qualità, vi consiglio di guardarlo e… spero che duri.

Bambini e bambole

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La mia bambina ha una bambola,
e la sua bambola ha tutto:
il letto, la carrozzina,
i mobili di cucina,
e chicchere, e posate, e scodelle,
e un armadio con i vestiti
sulle stampelle, in folla,
e un’automobile a molla
con la quale
passeggia per il corridoio
quando le scarpe le fanno male.
La mia bambina ha una bambola,
e la sua bambola ha tutto,
perfino altre bamboline
più piccoline,
anche loro con le loro scodelline,
chiccherine, posatine eccetera.
E questa è una storiella divertente
ma solo un poco, perché
ci sono bambole che hanno tutto e bambini che non hanno niente.

Filastrocca di Gianni Rodari, Bambini e bambole, Emme edizioni

Il principio di ogni fede

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Alberto Moravia ne Gli indifferenti diceva che ” Quando non si è sinceri, bisogna fingere e a forza di fingere si finisce per credere. Questo è il principio di ogni fede.”

Il libro è del 1929 e Moravia presenta i personaggi come impotenti di fronte ad una vita concepita come un destino da subire, qualcosa di ineluttabile da cui farsi travolgere tentando magari di seguirne l’onda per mantenersi a galla senza troppi sforzi.

Sopportare una vita simile significa proprio accettare di vivere nella finzione e trasformare la menzogna in una fede cieca e incrollabile, un vero e proprio totem sacro! Mi chiedo anch’io se questa non sia diventata davvero il fondamento delle società occidentali: il motore delle guerre, dell’odio sociale, della povertà culturale, della rassegnazione al meno peggio, della sottomissione alle regole irrazionali, della paura del presente che annienta ogni prospettiva e impedisce la vita e l’evoluzione collettiva e personale.

Nel 1939, assistendo al comizio di un antifascista, Orwell fece un’affermazione incredibile: «Non è la guerra che conta, è il dopoguerra. Il mondo nel quale stiamo precipitando, il mondo a base di odio, il mondo a base di slogan».

Un mondo dove regna l’incertezza e la verità è nascosta nel profondo, impossibile da trovare. Il mondo che abbiamo costantemente davanti, così incrinato dalla menzogna da spingerci a fare l’unica cosa “giusta”, per tornare a vivere, abbracciarla con intensità!

Proprio come Winston Smith, il protagonista del romanzo di Orwell 1984. Lui viene indotto con la violenza a mentire costantemente a sé stesso, fino a rinunciare alla propria identità. Così la verità diventa menzogna e due più due a volte fa tre e altre volte fa cinque. Quando? Lo decide il Partito. Il Grande Fratello, che lo libera solo quando Winston è pronto ad amarlo con sincerità.

Non resta che domandarci: chi è “veramente” Winston?

Nell’indifferenza continueremo a naufragare, ogni parola, azione, pensiero verrà portato via, senza ricordi non avremo più nulla da rimpiangere e forse cominceremo anche noi ad amare quella menzogna che prima ci indignava impedendoci di vivere!

Questo corpo

Questo corpo
è l’unica cosa che perderai
è l’unica cosa che non ti appartiene.

Ero lì, migliaia di anni fa
quella vita durò un attimo!

Coscienza
replicata all’infinito
come in uno specchio…

Invece che finire
si resta sospesi nel tempo
antico, il preludio è antico
ma coincide con il presente.

E ancora…

Questo corpo
è l’unica cosa che perderai
è l’unica cosa che non ti appartiene.

Chi sa vivere
non pensa al destino.

Metodo scientifico

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Condivido con Stefano che spesso ci vengono presentati “fatti” che fanno acqua da tutte le parti! Di solito basta il mantra della ripetizione ossessiva per farli diventare veri al di là di ogni ragionavole dubbio! Anzi il dubbio diventa “negazione” di verità incontestabili. Si, questo è il metodo (scientifico?) con cui si danno molte informazioni, sta a noi credere a tutto o perlomeno porsi delle domande .

Post di Stefano

Io lo adoro, sarà che sono un maledetto razionalista, anche troppo, ma a me piace proprio! A me piace il ragionamento logico, l’osservazione dei fenomeni naturali, la teorizzazione, la sperimentazione e la ripetitività della dimostrazione sperimentale. Magari non riesce a spiegare tutto, e ci mancherebbe! Siamo forse a conoscenza di tutta la struttura della natura stessa? La scienza progredisce, gradualmente. Basta non essere presuntuosi, non pensare di aver raggiunto chissà quali conoscenze e, con umiltà, cercare di avvicinarsi sempre di più al disvelamento delle verità insite nella struttura dell’universo stesso. Questo è il MIO scientismo, uno scientismo aperto a rimettere sempre in discussione tutto ciò che dovrebbe essere messo in dubbio in seguito a nuove scoperte o a nuove teorie rivoluzionarie.

Tutt’altro è ciò che ci viene raccontato da chi ha il potere e che è di suo interesse farlo.

Perché affermo questo? Semplicemente perché, oltre ad avere una minuscola base di conoscenze scientifiche elementari, posseggo anche un forte senso della logica.

Per dimostrare il mio scetticismo riguardo la narrazione “scientifica” sulla presunta pandemia da Covid 19, essendo un evento di portata eccezionale per il destino dell’umanità, al pari delle grandi guerre o dei grandi progressi tecnologici, sono costretto a riportare la fallacia nella narrazione inerente ad alcuni grandi eventi passati. Narrazione ufficiale che di scientifico non ha nulla e che non ha nulla di sensato, se solo ci si approccia senza pregiudizi, con minime conoscenze e, soprattutto, con  l’uso della logica.

Potrei fare un numero enorme di esempi e potrei approfondire ogni singolo “argomento”, ma mi limiterò ad illustrare alcune “pistole fumanti”, cioè alcune cose indiscutibili che basterebbe conoscere per cambiare opinione su fatti storici narrati in maniera palesemente falsa. Fatti storici che hanno avuto un forte impatto sullo sviluppo della società umana.

Un paio di cosette sulla seconda guerra mondiale: gli stessi banchieri che hanno finanziato Hitler hanno finanziato anche Churchill… oltretutto ebrei! (esistono ebrei di serie A ed ebrei di serie B?). I giapponesi avevano già presentato la resa ufficiale e quasi incondizionata agli Stati Uniti, non c’era motivo dunque di “testare” le bombe atomiche, né di mandare un avvertimento così palese all’URSS.

Kennedy è stato ucciso da 3 pallottole provenienti da direzioni diverse, non può essere stato vittima di un killer solitario.

La Luna dista 400000 Km dalla Terra, il segnale radio per andare e venire impiega quasi 3 secondi: il “presunto astronauta” non avrebbe potuto rispondere a stretto giro di parola, come invece si nota un paio di volte nei filmati ufficiali rilasciati dalla Nasa.

Tre grattacieli non potevano essere abbattuti da due aerei e soprattutto non potevano venir giù a velocità di caduta libera, come invece normalmente avviene in caso di demolizione controllata.

Eccetera, eccetera.

Ora, una cosa è essere fiduciosi nella scienza e una cosa è credere supinamente a ciò che viene narrato, per quanto la fonte “narrante” sia ufficiale.

L’ufficialità della fonte è spesso determinata dal potere che si ha di poter narrare.

Si dice che la storia la scrive chi vince le guerre, ma anche chi controlla i giornali ed i telegiornali impone la sua versione dei fatti. Anche chi controlla le riviste scientifiche pubblica ciò che vuole. Chi presiede all’assegnazione dei premi Nobel, premia quelle ricerche che più fanno comodo al sistema.

Perché non dovrebbe essere così? Se sono state raccontate delle balle così colossali all’umanità intera, perché non dubitare riguardo la narrazione ufficiale sul Covid?

Quindi non si possono definire antiscientifici tutti quei medici, virologi e ricercatori che, sulla base delle loro conoscenze, non accettano di sottoporsi alle terapie geniche sperimentali ingannevolmente presentate come vaccini. Chiunque può consentire di fare la cavia, se vuole, ma di certo nessuno può essere costretto.

Il Cenacolo, un tuffo nel passato!

La genialità di Leonardo gli ha permesso di inventare macchine che sarebbero state realizzate solo molti secoli più tardi. Nel Codice atlantico possiamo vedere un elicottero, un carroarmato meccanico, un paracadute e una calcolatrice… molte di queste invenzioni sono state costruite recentemente seguendo le sue indicazioni dimostrando di essere perfettamente funzionanti. Ma se Leonardo sapeva “vedere il futuro”, perché non pensare che avesse altrettanta capacità di portarci indietro nel tempo di fronte a straordinari eventi del passato? Mi riferisco chiaramente proprio alla sua “Ultima cena”, questo affresco “a secco” che ci mostra quello che sarebbe potuto accadere quando Gesù pronunciò queste parole: <<Questa sera uno di voi mi tradirà!>>

I Dodici si agitano, ognuno reagisce in modo differente a queste parole tragiche. Leonardo divide i dodici in quattro gruppi di tre.

Da destra a sinistra: Matteo, Taddeo e Simone

A destra Taddeo e Simone, cercano di ragionare, mentre Matteo li osserva e, con le braccia che vanno in direzione opposta allo sguardo, porta il gruppo al centro della tavola, verso Gesù che ha pronunciato le parole all’origine del loro agitarsi.

Bartolomeo, Giacomo il minore, Andrea

A sinistra Bartolomeo si alza di scatto appoggiando le mani sul tavolo. Giacomo il minore si gira allungando la mano, mentre Andrea, fratello maggiore di Pietro, alza le mani come per respingere ogni accusa.

Pietro, Giuda e Giovanni

A sinistra, vicino ad Andrea, Pietro si alza con rabbia e appoggia la mano sinistra sulla spalla di Giovanni come a chiedergli spiegazioni su quanto detto da Gesù. Con la mano destra impugna il coltello pronto a colpire il traditore.

Giuda (seduto, Pietro è dietro di lui) si sente scoperto, ha paura, è come paralizzato e vorrebbe scomparire. Nella mano ha il sacchetto con le monete. Il suo volto è l’unico in ombra, un’ombra che ormai fa parte di lui è ha corrotto il suo animo in profondità.

Giacomo il maggiore, Tommaso e Filippo

Subito alla destra di Gesù c’è Filippo, che con le mani al petto chiede a Gesù: “Sono forse io?”.

Tommaso invece alza il dito come a chiedere le prove di una simile accusa. Di lì a pochi giorni metterà il suo dito nelle piaghe di Gesù per poter superare la propria mancanza di fede.

Giacomo Maggiore sembra scandalizzato dalle parole del Signore e allarga le braccia come a volersi allontanare da Gesù.

Chi rimarrà acconto al Signore quella sera nell’orto degli ulivi? Ma del resto, chi di noi lo avrebbe fatto? Chi avrebbe mai capito l’enormità di quanto stava per accadere?

Il tempo e lo spazio si sono piegati e Leonardo ci ha proiettati lì, di fronte a Cristo che pur ritreaendo la mano dal piatto dove Giuda stava mangiando, non si sottrae al suo tragico destino e lava il peccato di ogni uomo col suo stesso sangue!

Siate il meglio

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Se non puoi essere un pino su un monte,

sii una saggina nella valle,

ma sii la migliore piccola saggina

sulla sponda del ruscello.

Se non puoi essere un albero,

sii un cespuglio.

Se non puoi essere una via maestra,

sii un sentiero.

Se non puoi essere il sole,

sii una stella.

Sii sempre il meglio

di ciò che sei.

Cerca di scoprire il disegno

che sei chiamato ad essere,

poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.

liberamente tratto da Martin Luther King (dal libro In volo come farfalle 5 Elledici scuola)

Siogiovanni

Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !

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