Opinioni consapevoli per districarci nel marasma delle mezze verità quotidiane!
Autore: opinioniweb - Roberto Nicolini
Sono un insegnante di religione di scuola primaria dal 1996. Nonostante tutto il dato di "fede" non ha mai prevalso sulla ricerca della verità. Del resto è l'unica cosa che al di là dei limiti oggettivi della nostra vita ci rende effettivamente liberi e quindi ci avvicina a Dio, in qualunque modo Esso si manifesti!
Avete mai provato la scrittura per “libera associazione”? Far fluire liberamente dal proprio inconscio pensieri, parole, emozioni senza il filtro cosciente che impone la correttezza e soprattutto la coerenza nei discorsi che facciamo a noi stessi e agli altri. Non è strettamente necessario essere guidati da uno psicoterapeuta, piuttosto bisogna calarsi in uno stato di rilassamento profondo e lasciar fluire le parole sulla carta, scriverle prima ancora che il pensiero stesso le possa formulare, correre verso una meta senza averne in realtà alcuna; poi fermarsi quando il senso e la logica ricominciano ad emergere prepotenti e guidare, imporre il suo ferreo controllo! Lacan affermava che anche “l’inconcio è strutturato come una lingua”, il problema è che noi lo silenziamo e celiamo perfino a noi stessi! Girarsi un attimo dall’altra parte può portare a risultati sorprendenti. Era il mese di dicembre del 1999 quando scrissi queste poche righe sotto. Niente di che per chi le leggerà, ma dissero molto al mio io di allora. Erano sporcate dal senso, certo. Ma portarono comunque a confrontarmi con una parte di me nascosta che in seguito fu molto utile imparare a conoscere.
Pulsioni arancioni in cima alla punta del dito uno stivale, tanto per incominciare a riderci sopra. Parlami dell’amore, ne sento l’odore, il sapore, tattile presenza della sua assenza. Insaporire, per non morire, questa vita. Salto dalla finestra oppure cosa mi resta? Salvami Signore, ….. amami presto, è un sesto senso che mi dice del tuo amore verso il professore di vita. Non sono io a poterti insegnare la vita, a me è in gran parte fuggita. Angoscia, misera vita d’angoscia, senza senso il tutto che mi avvolge eppure ci sei tu li ad aspettarmi, amore mio così lontano che non posso vederti, oltre la mia vita…..caduta nel buio dell’angoscia. Chi sei Tu che hai deciso per me? Per noi?
Voi non sapete che cosa significhi vivere nel limite del proprio infinito dolore, quando si muore senza speranza di tornare a nascere come un fiore a primavera. Sei tu che mi amerai ora? Non so con la mente, ti sento con il cuore. (…) o Dio, di dolore è fatta la tua immensa presenza d’amore. Dolore senza limite percepisco nella vita, ci ossessionano i sogni eppure non apriamo gli occhi. Guardiamo negli occhi della gente eppure non sappiamo di dormire, l’onirico sogno è la miseria della nostra vita, ma anche ciò che vogliamo sapere su di noi come esseri che dormono pensando di essere svegli da sempre. Siamo ancora nel guscio, come un grembo materno. Chissà che sogni avevo lì, chiuso vicino al cuore di mia madre. Forse belli quei sogni, più reali di quelli che faccio ora. Sogni metafisici. Ma dov’è il “fisico” se la vita la conduco dall’interno del mio stesso cuore palpitante? Pulsioni, ossessioni, perversioni, eccessi d’amore, paure e anche gioie…sempre per niente. Io produco la mia vita, forse penso d’appoggiarmi a qualcuno, ma davanti a me non c’è nessuno che esiste incidendo su ciò che sono come “Io pensante”!
Mi capita spesso di riflettere sul sistema di vita in cui l’uomo odierno è costretto a vivere, un tipo di società che oggi più di ieri si basa sul denaro e sulle sicurezze e comodità che questo può darci. E’ spaventoso capire che tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo ai soldi: la casa, l’automobile, i vestiti, il cibo e tanto superfluo… Possiamo dire che comunque i soldi servono per la sussistenza, che non sono altro che il frutto del nostro lavoro e quindi servono come mezzi di scambio. In realtà le cose non stanno così, perché noi siamo usati dal sistema, veniamo spinti ad aumentare i consumi, a vivere per immagini fasulle, a creare meccanismi di possesso e di potere alla cui base c’è solo il profitto, cioè l’aumento di capitale. Perché il denaro è così importante? Perché ti protegge dall’amore, dalla vita, dalla morte, da Dio. Ecco perché illuminati come Buddha e San Francesco, pur essendo ricchi, vi rinunciarono. La rinuncia è soltanto la comprensione che tutta questa faccenda va contro la vita, contro l’amore, contro Dio. Così hanno semplicemente abbandonato tutto. Non è a causa del denaro che hanno rinunciato, ma perché hanno capito che attraverso la sua protezione non hanno fatto altro che uccidere sé stessi. Badate che io non sto dicendo che nel sistema in cui viviamo sia possibile vivere senza denaro. Anche i santi o gli illuminati devono vivere delle offerte della gente, anche a loro possono servire i mezzi che il progresso ci ha fornito. Ma la differenza fra noi e loro è che essi sanno “amare”, che hanno capito che i soldi sono una nevrosi e servono a crearsi delle sicurezze a cui aggrapparsi. Ma che cosa sono i soldi? Molti di voi diranno di non dare valore al denaro, di spenderlo senza pensarci troppo, di essere generosi… purtroppo il denaro è molto di più di carta moneta, esso incarna tutte quelle manifestazioni della società che si possono “acquistare”: un vestito alla moda, un lavoro di prestigio, una bella macchina nuova… tutto ciò che ci dà delle sicurezze, che ci permette di realizzare i nostri desideri, che ci appaga, generalmente è fornito dal denaro. La sicurezza, il volersi aggrappare a delle sicurezze materiali, mostra che siamo già morti, che non siamo ancora capaci di amare, altrimenti l’amore è una sicurezza sufficiente, non c’è bisogno d’altro.
Riporto un passo di Osho – lo possiamo considerare il più occidentale fra i maestri orientali – che parla dell’amore : <<Un solo attimo d’amore è l’eternità…non c’è più nessuna paura della morte – un amante può morire con molta facilità, con estrema dolcezza. Ha conosciuto la vita e le è immensamente grato. Se l’amore gli è accaduto, anche per un solo istante, ne ha conosciuto la gloria, la benedizione , l’infinita sua grazia. Può perfino ringraziare Iddio per quell’unico istante che gli è stato donato, che forse nemmeno si meritava. Chi è che se lo merita? Nessuno ne è degno. Hai mai pensato al semplice fatto che sei vivo? Sei degno di essere vivo? Come te lo sei meritato? Hai potuto vedere i fiori e gli alberi e gli uccelli nel vento, e il sorgere del sole tante di quelle mattine, e tante di quelle sere… e poi le stelle e i colori della sera, quando la notte arriva con le sue legioni purpuree. Come te la sei guadagnata questa vita? E’ soltanto una grazia, un dono. Tu non ne sei degno, non te lo sei meritato in nessun modo. E’ semplicemente per grazia di Dio che tu esisti…
Ma quando qualcuno arriva a conoscere un solo istante d’amore, tutta questa vita non vale più niente. Allora tutti gli uccelli che hai visto, e tutte le canzoni che hai ascoltato, e tutti i musicisti di questo mondo – niente! A questo punto tutti i fiori della terra non rappresentano più niente. Allora non troverai più nessuna radiosità nel sole e nessuna musica nelle stelle. Se hai conosciuto un solo momento d’amore, vedrai che il mondo intero impallidisce al confronto, diventa opaco e spento, perché in realtà è solo un riflesso, non è una cosa reale.
Se hai conosciuto un solo momento d’amore tu sarai grato all’esistenza per tutta l’eternità e innalzerai canti di ringraziamento al Divino. Allora non ci sarà più nessuna morte, poiché l’amore non sa cos’è la morte, l’amore conosce solo la vita. Tu invece conosci solo la morte. Non hai mai voluto incontrare l’amore, in qualche modo non ci sei voluto mai passare attraverso, ecco perché il denaro è diventato così importante nella vita degli uomini. Il denaro è il simbolo della morte dell’uomo, il denaro è l’amore di un uomo morto.
Prova ad osservare un avaro: non è solo questione di denaro quando afferra una banconota tra le dita. Ho visto una volta un avaro – c’era una passione tale nei suoi occhi mentre guardava quella banconota, mai nessun innamorato ha rivolto uno sguardo così acceso alla sua donna.”
Il problema è che noi facciamo dell’amore una cosa morta, una questione di possesso: ci innamoriamo di una persona e subito nasce in noi la paura di perderla, a volte cerchiamo di legarla a noi e quando l’amore passa l’amato può diventare un oggetto al pari di altre cose che già possediamo e che abbiamo paura di perdere. Siamo avari nei sentimenti, siamo egoisti perché spesso parte tutto dalle nostre esigenze, dalle paure, dal volere possedere ciò che ci da sicurezza. Ma allora come si fa ad amare?>>…
CONTINUA (CASO MAI VI INTERESSI) IN UN PROSSIMO POST…
“C’è chi dice NO!” , cantava Vasco Rossi in una sua canzone! Affermazione che diventa per me uno slogan, una propaganda per bloccare la riduzione dei parlamentari voluta dalla legge votata in parlamento e in maniera trasversale dalla maggioranza delle forze politiche. Le legge approvata nell’ottobre 2019 deve essere sottoposta a referendum perché non è passata con maggioranza assoluta nelle due camere grazie alla successiva esplicita richiesta di 71 senatori. Anche solo il pensare che in questo momento storico ci siano davvero personalità politiche e istituzionali così illuminate da riuscire a riformare seriamente il parlamento, al punto tale da migliorarlo a me sembra assurdo! Provo piuttosto un sentimento d’angoscia tanta è la mia fiducia verso questi rappresentati del popolo. Motivazioni trash come quella del “risparmio” preferisco non commentarle per niente. Ognuno poi ha il suo pensiero, più che leggittimo senza alcun dubbio. Perché qui, ripeto, il disastro è stato compiuto dai partiti che tale legge l’hanno votata. I peggiori sono quelli che dopo averla votata ora spingono i propri elettori a votare NO (anzi NI), ma non potevano pensarci prima? La democrazia non è un gioco per irresponsabili: capisco che il ragionamento potrebbe riportare a galla con forza le ragioni trash per il SI, ma tant’è la gente con cui abbiamo a che fare! Preferisco quindi spostare l’attenzione sul valore che sta dietro un parlamento che possa almeno potenzialmente essere in grado di rappresentare i cittadini. Liliana Segre in un’intervista a Repubblica ha affermato: ” Sentir parlare di questa istituzione che fa parte della mia religione civile come se tutto si riducesse a costi e poltrone è qualcosa che proprio non mi appartiene”.
È attraversata da un fiume di acqua limpida e cristallina, che dà bellezza e vita. La Città della Bibbia ha le sue strade che sono i libri in cui è suddivisa. Le sue case, ossia i capitoli. Le stanze che costituiscono ogni casa sono i versetti. Se ci concentriamo sullo stile architettonico delle strade e degli edifici, possiamo intravedere due zone: una più antica e una più recente. Nella parte antica ci sono 46 strade e in quella nuova 27. Non tutte le strade sono uguali. Ce ne sono di più lunghe e di più corte. Anche le case sono tante e diverse tra loro. Nella parte più antica per esempio c’è il quartiere degli Storici, dei Profeti, dei Saggi. Nella parte più recente c’è il quartiere dei Vangeli, degli Atti degli Apostoli, delle Lettere e dell’Apocalisse.
Vi invito a passeggiare in questa città. Fate attenzione a non perdere mai di vista il fiume. Scoprirete che questo fiume è Gesù Cristo. Sono certo che l’Architetto che l’ha progettata ha saputo pensare alle persone in carne ed ossa, ai bambini. E i muratori che l’hanno costruita hanno pensato anche a noi.
Marx affermava a grandi linee che l’ideologia era il modo di vedere la realtà delle classi sociali dominanti! Quindi, se fosse vero ciò che dice Stefano nel suo post, le attuali classi dominanti hanno una visione da film apocalittico e dell’orrore! E non metto certo in dubbio il fatto che “c’è da aver paura” di questa neo-società che viene delineata inequivocabilmente a livello globale dal solco lasciato dal coronavirus. In questi giorni come genitore e come insegnante sto vedendo con i miei occhi come saranno combinati i nostri ragazzi nelle scuole, in molti casi il distanziamento sarà del tutto inesistente dato che la distanza di 1 metro testa a testa in classi da 24-25 bambini è a tutti gli effetti un assembramento, idem la questione pulmini o mezzi di trasporto pubblico che potranno viaggiare “a pieno carico” per tutti i percorsi inferiori ai 15 minuti; e su tutto si erge a strumento di protezione universale la mascherina, che nella narrazione mediatica sarebbe in grado di sopperire a queste mancanze, quasi avesse ormai una funzione magica e di espiazione universale (rinunciare, anche se momentaneamente, al proprio volto per proteggersi dal virus)! Tutti volenti o nolenti, cadiamo in questo baratro e siamo costretti a comportarci di conseguenza, perché tornare alla normalità è attualmente possibile solo nella ristretta cerchia privata della propria famiglia o degli amici più intimi. Anche se concordo con molte affermazioni di Stefano, penso però che non ci sia alcuna ideologia o visione organica che guidi l’azione degli attuali padroni del mondo: per me ESSI potranno accordarsi sulla direzione da seguire nel breve o al massimo medio periodo, poi gli interessi divergenti che sempre hanno caratterizzato popoli e nazioni a livello globale, ripristineranno gli equilibri precedenti. Il problema è COME si ritornerà alla normalità, per rispondere a questa domanda bisognerebbe sapere quanto sono disposti a tirare la corda, già fin troppo sfilacciata, prima che si rompa.
Post di Stefano
I fatti: l’epidemia c’è stata, probabilmente, anzi ormai è certo, di origine artificiale e diffusa intenzionalmente, il virus è stato classificato come “chimera” in quanto il genoma riporta pezzi di altri patogeni e le relative molecole di incollaggio. L’occasione di diffusione è stata quella dei giochi militari disputati a Wuhan ad ottobre 2019. L’epidemia non è stata gestita in modo da causare meno danni possibili, sono state scoraggiate pratiche finalizzate a trovarne una cura (autopsie, cremazioni frettolose). Nonostante questo non è stata particolarmente grave in rapporto alla media delle influenze stagionali ed i decessi, per la stragrande maggioranza, si sono avuti tra persone ultra ottantenni e gravati da altre patologie, come è normale nelle epidemie influenzali. L’unica differenza è che nei primi periodi i reparti di terapia intensiva si sono intasati, colpa ovviamente dei tagli alla sanità degli ultimi 15 anni e dalla non tempestività nel trovare una cura adatta, indotta artificialmente dalle direttive del governo pilotato dal CTS, dal’ISS e dall’OMS, organi, oltretutto, in palese conflitto di interesse. La chiusura non è servita a nulla se non a distruggere l’economia (i paesi che non l’hanno adottata hanno avuto la stessa percentuale di contagi). Le mascherine ed il distanziamento sociale non servono a nulla per lo stesso motivo. Attualmente non c’è alcun motivo di allarme, visto che i ricoverati per Covid hanno una percentuale pari ad una “malattia rara”. I cosiddetti asintomatici sono persone SANE e sono dei veri e propri “vaccini della società” in quanto, avendo sviluppato gli anticorpi, uccidono tutti i virus Covid con cui entrano in contatto. Il problema sembrerebbe risolto, ma…
I principali media continuano a ripetere il mantra dell’allarme infinito: in prima pagina evidenziano i nuovi ricoveri ed i nuovi decessi, spesso falsamente, come testimoniato da giornalisti indipendenti che si sono presi la cura di verificare, mentre le necessarie smentite per le evidenti falsità vengono riportate in ultima pagina a caratteri minuscoli. Il governo continua ad emettere decreti incostituzionali e DEMENZIALI lesivi delle libertà fondamentali e sempre più distruttivi per l’economia e per il reddito dei cittadini.
Dunque, se il Covid è un’arma biologica occorre determinare gli schieramenti di questa guerra. Ovviamente non può essere un conflitto tra nazioni in quanto tutti gli stati sono stati colpiti, quindi è la guerra di un ceto sociale contro un altro, apolide e transnazionale. Quindi esiste un élite che ha i mezzi per produrre e diffondere una tale offensiva e, probabilmente, per difendersene, mentre l’altro schieramento è costituito dal resto della popolazione mondiale. Questo ceto di “potenti” si avvale della complicità involontaria o, più probabilmente, corrotta dei vari organi istituzionali, dei gestori dei media e dei giornalisti “pennivendoli”. Infatti l’arma biologica non è la sola che è stata usata: la più importante è stata quella psicologica e cioè LA PAURA.
Paura di un nemico invisibile, anche perché ormai inesistente, paura del tuo vicino, del tuo collega, del tuo amico, del tuo parente… paura di morire. Perché l’essere umano che ha paura smette di essere razionale: attualmente prendere la macchina per tornare a casa è migliaia di volte più pericoloso del contagio, attualmente essere ricoverati in un ospedale e rischiare quindi una infezione ospedaliera è decine di volte più pericoloso del Covid. La paura inoltre uccide l’ultimo residuo di ideologia, l’ultimo residuo di dignità e l’ultimo anelito di libertà. Ed i potenti lo sanno bene!
Ma qual è lo scopo di questa guerra? Si sa che ogni guerra si combatte per motivi economici, ma con altri mezzi. Quindi serve a venderci vaccini? Quindi serve ad implementare i sistemi di tracciamento e di controllo sociale? Quindi serve ad installare il sistema 5G senza adottare alcun criterio di precauzione? Quindi serve ad accelerare l’abolizione del denaro contante? Quindi serve ad indirizzare l’acerba psiche dei bambini all’accettazione di un sistema più autoritario? Sicuramente sì ed anche per altri motivi, gli interessi in gioco sono molteplici, ma, secondo me, c’è di più.
In questa epoca priva di ideologie, dove i partiti hanno perso la valenza ideologica e sono ispirati solo al culto del personaggio di turno, dove le grandi religioni sono rimaste solo l’ombra del carico di valori, giusti o sbagliati che siano, che trasmettevano, dove i grandi filosofi laici non sono più né studiati né conosciuti da nessuno e dove i valori residui inseguiti dalla gente appartengono solo all’effimero ed al consumistico… i potenti un’ideologia ce l’hanno e non è confinata al semplice esercizio del potere, che sarebbe di per sé effimera, ma hanno delle idee molto precise che riguardano il destino dell’intera popolazione umana e del pianeta stesso.
Solo così si riesce a spiegare l’illogicità di un comportamento che presuppone il perseguimento di finalità che vanno oltre la durata della vita dei “potenti” stessi. Se escludiamo motivi esoterici di cui non posso essere a conoscenza, l’unica molla che può spingere certi individui ad adottare strategie atte a modificare l’ordine mondiale nella forma dittatoriale, ad attuare sistemi di depopolamento Malthusiani, a cercare di concentrare ulteriormente la ricchezza nelle mani di sempre meno personaggi od organizzazioni. Nello sfondo ci deve essere una forte ideologia, ma che appartiene solo a loro, mentre tutte le altre sono state scientemente rimosse dalla cultura popolare.
Con l’avvento della automazione per la produzione dei beni che sostituisce la forza lavoro operaia e con l’avvento della intelligenza artificiale che va a sostituire il lavoro intellettuale ed impiegatizio, la maggior parte del lavoro umano già serve poco ed in futuro servirà sempre meno, nella mente dei “padroni del mondo” gli esseri umani non servono più, tranne una sparuta minoranza costituita da loro stessi e da una piccola popolazione di schiavi serventi. Nella loro mente questo risolverebbe più di un problema, soprattutto quello ecologico e della gestione di risorse limitate, ma anche quello della “fastidiosa” conflittualità sempre presente tra gli umani. Ed in futuro poter godere di questo immenso giardino depopolato.
Mi viene l’esempio dei padri costituenti, molti di loro in tarda età, avevano vissuto venticinque anni di dittatura e guerra, sapevano di non poter godere dei frutti di libertà che sarebbero nati dalla scrittura della Carta, ma scrivevano perché avevano una ideologia, lavoravano per l’umanità. Così i nuovi potenti costituenti, pur sapendo di non poterne usufruire in questa vita, scrivono la loro perversa costituzione.
“Il tempo continua a scorrere? Sfortunatamente sì. Scorre? Che dico, precipita. Il passato aumenta e il futuro diminuisce. Le possibilità si assottigliano, i rimpianti crescono.” Cit. tratta dal libro – Dance dance dance di Murakami
Ma è davvero così? È davvero il passato a schiacciare in un angolo l’avvenire? E la morte? Con la morte il passato e il futuro coincidono annullandosi a vicenda. Perché non può esserci passato senza futuro e il presente è il “motore immobile” dove la coscienza fa ruotare la vita! Il fatto stesso di esistere in un dato tempo e in un dato spazio apre le porte all’eternità, a quel tessuto spazio-temporale sottostante che tiene insieme l’Essere nella sua apparente mutevolezza. Noi siamo sue creature, scintille di vita, come lo sono le stelle nel buio dell’universo. Una luce che continuerà a viaggiare, per sempre, oltre l’infinito!
«Se, dunque, l’Intelligenza divina è ciò che c’è di più eccellente, pensa se stessa e il suo pensiero è pensiero di pensiero.»
«Riguardo al pensiero […] sembra che esso solo possa esser separato, come l’eterno dal corruttibile.»
Ve lo ricordate Calimero, il pulcino nero che si sentiva brutto e sfortunato perché diverso dai suoi fratelli nati con le piume gialle? Ebbene esiste davvero, sono i polli di razza Cemani! Solo che a differenza di Calimero le Cemani nascono tutte nere, nere sono le piume, il becco, le zampe, addirittura le ossa e gli organi interni! E nere rimangono per tutta la vita. Solo le uova hanno un guscio color crema chiaro (quasi bianco), sono un po’ più piccole di quelle standard che trovate al supermercato (pesano in media 40 grammi contro i 55 grammi delle uova che comperiamo di solito). A dire il vero se guardate bene (ma dalle foto è quasi impossibile vedere) le piume hanno dei riflessi verdi che le caratterizzano e certificano la purezza di questa razza particolare.
Valentino ha in braccio un galletto Cemani di circa due mesi. Ben visibile è già un accenno di cresta!
Il mio amico Jacopo, appassionato di animali, soprattutto direi di quelli da cortile (polli e conigli in primis), e sempre aggiornato sulle curiosità di questo interessante mondo, mi ha regalato una coppia di polli Cemani e osservandoli ho subito iniziato ad apprezzare il loro carattere affettuoso e docile con noi umani, ma determinato al punto tale da riuscire ad imporsi facilmente con gli altri polli del pollaio (convivono con un gallo e una gallina di razza Amrok)! Ora hanno poco più di due mesi e raggiungeranno la maturità sessuale intorno alle 16-20 settimane di vita. Me ne accorgerò oltre che per lo sviluppo completo della cresta e dei bargigli, anche perché il gallo inizierà a cantare e la gallina a deporre le uova.
Il galletto con la cresta più sviluppata è alla vostra sinistra
Dovete sapere che in un pollaio vige sempre l’ordine di beccata. In sostanza questo significa che il gallo o la gallina dominante del gruppo può beccare tutte le altre che sono al di sotto di lui (o di lei). Poi verrà la seconda, la terza, fino ad arrivare alla gallina sul gradino più basso. Una volta stabilita questa gerarchia di solito il branco convive pacificamente, bisogna stare attenti solo se si introduce un nuovo individuo, perché potrebbe subire prepotenze.
A pochi giorni di distanza dall’introduzione nel mio pollaio dei 4 polli suddetti ( un galletto e una gallina Cemani e un galletto e una gallina Amrok), posso tranquillamente affermare che il galletto nero Cemani è il re del pollaio; non manca mai di dimostrarlo affrontando il galletto Amrok, che pur essendo ben più grosso di lui batte rapidamente in ritirata accettando così un ruolo secondario nel pollaio.
I polli Ayam Cemani (Ayam=pollo; Cemani=completamente nero) sono originari dell’isola di Giava, in Indonesia dove la loro colorazione li rende animali sacri e dotati di caratteristiche ultraterrene. Sono stati importati in Europa da un olandese solo nel 1998. Se siete curiosi di vedere come sono da adulte e leggere una scheda approfondita con lo “standard della razza” potete farlo cliccando su https://www.agraria.org/polli/cemani.htm.
Termino qui questo breve post sulle Cemani sperando di avervi incuriosito, magari lo aggiornerò in seguito una volta che avranno completato lo sviluppo, integrando il post anche con qualche notizia sulle loro compagne di pollaio, le Amrok, razza nettamente più pesante allevata sia per la carne sia per le uova.
L’amico Stefano mi ha inviato questo post che pubblico volentieri. Lo introduco con alcune considerazioni personali. Karl Popper era estremamente critico nei confronti dello scientismo, inteso addirittura come “presupposto del totalitarismo”. Egli riteneva che l’idea di poter pianificare in modo oggettivo qualsiasi progettualità umana fosse sbagliata e avrebbe portato ad una sorta di collettivismo politico: “«Una società chiusa assomiglia ad un gregge o a una tribù per il fatto che è un’unità semi-organica i cui membri sono tenuti insieme da vincoli.» Al contrario, la società aperta è quella nella quale gli uomini sono liberi di assumere il timone della loro vita, liberi di manifestare un atteggiamento critico, liberi di basare le loro decisioni sull’autorità della propria intelligenza.” ( da La società aperta e i suoi nemici, di K. Popper). Aggiungo che per Popper una teoria per essere scientifica, deve sempre essere falsificabile, cioè soggetta alla critica. Può quindi essere possibile “ingegnerizzare” la società, per affrontare come sta accadendo nell’attuale crisi da coronavirus, problematiche sanitarie? Popper confronta l’ingegneria gradualistica con l’ingegneria utopica. La prima, nel caso di difficoltà nell’attuazione di riforme politiche potrà portare al prevalere della ragione per raggiungere un compromesso con metodi democratici. La seconda invece porterà allo scontro tra le differenti opinioni degli ingegneri utopici, fermamente convinti di poter fare una ricostruzione globale della società senza però avere le conoscenze adeguate per prevenire le conseguenze pratiche di un’azione; ed è più facile che la differenza di opinioni tra gli ingegneri utopici porti all’uso della violenza piuttosto che a quello della ragione, spingendo gli stessi politici a mascherare i loro errori nascondendosi dietro la presunta scientificità delle loro azioni. Termino con un quesito: oggi viviamo in una società chiusa, fondata su presunte verità scientifiche e immutabili oppure in una società aperta, dove l’individuo ha una sua importanza e autonomia di pensiero e soprattutto le azioni collettive vengono decise con criteri razionali soggetti a verifica empirica e sociale? Ma per un ulteriore approfondimento vi lascio al post di Stefano
Giorni fa ho avuto il privilegio di avere una interessante conversazione con un medico che lavora mio stesso istituto.
Lei (è una donna) è graniticamente convinta che tutto quello che deriva dalla scienza ufficiale, dalle sperimentazioni pubblicate nelle riviste specializzate, dal cosiddetto “mainstream” scientifico, sia tassativamente vero e dimostrato. Sono assolutamente convinto che il medico in questione sia in perfetta buona fede. La sua formazione, i suoi studi, le sue esperienze anche, glielo hanno dimostrato. L’argomento, ovviamente, riguardava la “pandemia” da Covid 19. A lei voglio dedicare questa lettera.
La scienza, a mio avviso, non è un moloch e non può essere dogmatica. La scienza per sua natura è in continua evoluzione e spesso, gli importanti progressi della stessa, producono una completa rivoluzione delle idee, fino a quel punto, accettate come verità indiscutibili. E’ inutile che citi Galilei… o Newton, Einstein, Tesla, Bohr o Bohm… Ognuno di loro ha rivoluzionato completamente tutte le “credenze” fino a quel punto consolidate e, secondo me, quanti ne verranno?! Semplicemente perché, fortunatamente, la scienza, anzi più precisamente la conoscenza a cui ha accesso l’uomo, non ha limiti. I predetti geni, in compagnia di molti altri che non cito per mia ignoranza, poi, hanno teorizzato riguardo, in questo caso, alla sola disciplina della fisica, dalla quale, però, deriva la chimica e di conseguenza la biologia. Solo questo dovrebbe dimostrare che l’atteggiamento giusto, nei confronti dell’evoluzione conoscitiva e nelle nuove scoperte, sarebbe quello di massima apertura, non pregiudiziale, ma, ovviamente, attento verso gli eventuali falsi. Nello specifico, la cosiddetta “scienza medica”, “scienza” non lo è affatto in quanto trattasi di “arte”. Poiché le variabili che compongono un essere umano, a partire dal fattore fisico, a quello energetico, emozionale, psicologico… e già basterebbero, ma per chi ci crede, spirituale e karmico… sono letteralmente infinite! Per cui, infinite sono le patologie e le cause che provocano le stesse che solo un bravo medico, come sono sicuro sia la destinataria della presente, può curare. Un medico che, sulla base dei suoi studi, dei suoi aggiornamenti continui, della sua esperienza sul campo, della sua empatia, della sua intelligenza, ma soprattutto della sua capacità intuitiva, può esercitare questa “arte” sublime. Sublime perché, salvare dalle sofferenze o dalla morte chi, fiducioso, viene a chiedere aiuto, credo, sia l’atto di amore più importante e fattivo che ci sia.
La scienza, dicevo, è in continua evoluzione e, più si avanza nelle scoperte, più si resta invischiati in nuovi dubbi. A mio avviso, la relatività annunciata da Einstein, man mano che arrivano nuove scoperte, non si ferma al concetto di tempo, ma anche a quello di “spazio”, messo a dura prova dal fenomeno dell’Entanglement, a quello di energia, da quando il “mattone fondamentale” il Fotone, a volte si comporta da particella ed a volte da onda… ed a seconda, addirittura, alla “volontà” dello sperimentatore. Praticamente, concetti “assoluti” dai quali si può partire per costruire nuove teorie non ce ne sono… a parte qualche numero costante nell’universo come il Phi o come il Pi Greco che, guarda l’ironia della sorte, sono numeri che sfuggono alla nostra comprensione in quanto irrazionali.
Dunque, se certezze “scientifiche” non ce ne sono e né teorie certe, quello che resta è la pratica, l’esperienza. Infatti ad un buon medico importa poco se tale o talaltro rimedio sia stato testato sperimentalmente, l’importante è che funzioni! E che, soprattutto, non peggiori la situazione.
Ma se, quindi, di certezze in campo scientifico non mi sento autorizzato ad averne, non è così riguardo il comportamento di alcune categorie di persone. Parlo sempre di pratica eh!
In quel campo credo di aver maturato alcune certezze.
In questa epoca mercantilistica dove l’unico valore residuo è il guadagno materiale, non credo si faccia eccezione per quanto riguarda l’industria farmaceutica. Sono imprese come le altre e, come le altre, perseguono i dividendi. Con l’unica aggravante che dalla loro ricerca e dalla loro produzione, dipendono le cure e la speranza di guarigione dei malati.
Quello che è certo, però, è che un paziente “guarito” non rappresenta una buona occasione di guadagno, come cliente è molto meglio, invece, un “malato a vita”. Un affare ancora migliore è poter “curare” gente sana, magari con la scusa della prevenzione.
A mio avviso una buona profilassi è utile quando si tiene alto il fattore energetico della persona, il suo sistema immunitario. Un sistema organico è praticamente perfetto e riesce a difendersi da qualsiasi attacco esterno, purché venga fatto lavorare in condizioni ottimali. Un essere umano ha bisogno di respirare aria pulita, bere acqua pulita in quantità giusta, mangiare cibi sani in quantità giusta, fare dell’esercizio fisico all’aria aperta ed al sole, curare la propria igiene, ripararsi dal freddo e dalle intemperie… Ha bisogno di avere relazioni sociali, divertimento, affettività ed attività sessuale appagante, ha bisogno di tenere la mente in allenamento e di esprimere la propria creatività. In queste condizioni difficilmente ci si ammala, solo che tutto questo non produce guadagno all’industria della salute. L’arte medica dovrebbe insistere soprattutto su questo e con questo curare. Ben inteso, io non ho nulla contro le cure tradizionali o i vaccini: se ho un shock anafilattico, ben venga l’iniezione di cortisone che mi salva la vita… poi ne parliamo, sopravvivendo se ne può parlare! Se mi prendo una pallottola, ben venga il chirurgo che me la toglie e che mi sutura la ferita e poi ne parliamo. Quelli della mia età hanno conosciuto e conoscono un certo numero di poliomielitici, nostri coetanei, per cui sia dichiarato “santo subito” chi ha scoperto la vaccinazione antipolio!!!
Chiarito questo, visto che la salute è un fattore importante al raggiungimento della felicità personale, credo non possa essere affidata in esclusivo a delle Ditte che perseguono solo l’interesse privato.
Già da tempo la ricerca è stata affidata “quasi” esclusivamente alle ditte farmaceutiche, le uniche entità che hanno soldi da investire, gli stati, in questo regime neoliberista, non ne hanno; ma una Ditta, qualunque essa sia, persegue una sola cosa: il guadagno. Per cui ogni ricerca è finalizzata ad inventare qualcosa di brevettabile e di redditizio, non certo alla salute pubblica. Una seria ricerca, ad esempio, sulle… vitamine, sul bicarbonato di sodio, sulle molecole già in uso comune non brevettabili, sulle pratiche mediche non costose, sull’omeopatia, sulla medicina tradizionale cinese, sulle ricette della “nonna” e quindi esperienziali, non si fa! Poiché tali studi sarebbero un pessimo investimento.
Premesso tutto questo mi si può opporre che, sulle ricerche in campo medico, vigilano degli organismi di controllo, sia statali che sovranazionali… tipo ISS od OMS. Ci sono poi le riviste internazionali di pubblicazione e divulgazione scientifica prestigiose, e quindi affidabili, pronte a screditare qualsiasi tentativo di uso strumentale della produzione farmacologica. Il problema è tutto qui: la società mondiale si è pian piano, ma inesorabilmente, trasformata in un sistema neoliberista e mercantilista in cui è possibile comperare qualsiasi cosa, a dispetto di qualsiasi conflitto di interessi. Ecco che, quindi, ad esempio, che il maggiore finanziatore dell’OMS, che è solo parzialmente un organismo dell’ONU, è la Fondazione Bill e Melinda Gates, a loro volta finanziati dalle principali industrie farmaceutiche (Big Pharma), il controllato è anche il controllore. Le riviste mediche più accreditate vantano tra i soci di maggioranza le stesse Big Pharma. Questo avviene in qualsiasi campo, per esempio nella finanza, le banche, che dovrebbero essere controllate dalle varie Banche centrali, posseggono a loro volta le stesse: controllati e controllori sono la stessa entità.
Alla luce di ciò credo sia auspicabile, da parte dei medici, affidarsi principalmente alla propria professionalità, all’esperienza, al proprio intuito e, perché no, all’amore che hanno provato nel perseguire all’inizio la loro carriera, piuttosto che affidarsi a delle entità che inseguono solo un interesse economico.
“Anche le gioie del più profondo affetto sono solo l’ombra della luce”. Franco Battiato
Cos’è che ci divide? Che cosa sono questi gusci impenetrabili che mantengono le emozioni prigioniere di un io tiranno? E’ questa la nostra condanna: essere prigionieri dei nostri stessi pensieri, un nugolo scuro che ci accieca e ci addormenta. E’ come un torpore mortale che ci rende prigionieri dell’illusione, un torpore provocato dalle nostre coscienze inconsapevoli, non ancora in grado d’uscire dal grembo dell’essere per iniziare ad esistere. In realtà non è il corpo a costituirci e a trascinarci nella vita, ma sono i pensieri a dare forma al nostro corpo, perché la mente è sempre rivolta all’esteriorità e all’azione. Ma cosa dà forma alle tante forme d’amore che sono presenti nella nostra esistenza? La ragione non può spiegarci perché amiamo qualcuno, da dove nasce l’empatia o la compassione. E questo sentire ci guida ogni giorno, eppure noi ne siamo a malapena consapevoli. Tutto nell’evoluzione collettiva ci porta a vivere all’esterno. Ma se apriamo gli occhi, pur rimanendo nel torpore del sonno, ogni cosa nel mondo in cui viviamo inizia a perdere spessore e significato per diventare solo apparenza. E se apriamo ancora di più gli occhi allora potremmo accorgerci che l’intera nostra vita non è altro che apparenza, un ricoprirsi di maschere in mezzo ad altre maschere. E spesso sotto queste coperture c’è un essere che vive e soffre, perché soffocato dallo stesso sistema che gli impedisce di respirare. E’ il sistema del possesso, dell’avere, del non-essere: perché l’uomo ha creato una prigione così difficile da penetrare? Ci vengono proposti traguardi ambiti da raggiungere per diventare qualcuno, cose da possedere, modelli da imitare…Ma è inutile abbellire la nostra prigione, ridipingere di volta in volta le pareti, renderla più comoda e confortevole o dividerla con qualcun altro…rimane e rimarrà sempre una prigione da cui non si può scappare. Se il nostro problema è dare spazio al vero sé, all’esistenza nel vero senso del termine, allora è necessario uscire dalla prigione. La chiave per uscirne dev’essere nel posto più segreto e innominabile, al buio perché non deve essere vista e trovata: questo posto è l’essenza intima che ci costituisce, è il nostro stesso cuore spirituale. Forse allora ci accorgeremmo che siamo davvero i tralci di una stessa vite, che la linfa che ci nutre è la stessa, che siamo un’unica entità pur essendo in tanti a poter dire “io esisto”. Forse allora ci accorgeremmo che esistiamo come rami o foglie e non come piante separate, che l’individualità puramente razionale è un inganno della mente, un non voler accettare il proprio vero essere. Capiremmo che l’amore che a volte ci pervade e che rivolgiamo ad un’altra persona in realtà non ci appartiene, ma è la stessa linfa che ci tiene in vita e che ci ha creati. E quando riuscirò a smettere di sognare, allora io non esisterò più come tralcio, come entità separata, ma esisterò invece come l’intera pianta nutrita da una linfa d’amore. Così da individuo che esiste nel tutto diventerò consapevole di essere l’intero tutto. Ma questo non potrà mai realizzarsi fintanto che ci saranno uomini che continueranno a vivere separati nelle loro accoglienti prigioni. E’ duro ammettere a sé stessi che io sono nel povero, nel malato, nel tiranno spietato, nell’essere più degradato come in quello più sublime. Siamo attraversati da uno stesso flusso, questo flusso è la linfa della vita, con le sue scorie e il suo nutrimento. Impariamo a riconoscere la purezza attraverso il divino che è in noi e che è in grado di portarci verso la luce della consapevolezza. Chi-amati per nome, uno ad uno risorgeremo ad una nuova vita!