Filastrocca settembrina

Filastrocca settembrina
già l’autunno si avvicina,
già l’autunno per l’aria vola
fin sulla porta della scuola.

Sulla porta c’è il bidello,
che fischietta un ritornello,
poi con la faccia scura scura
prova la chiave nella serratura,
prova a suonare la campanella…


Bambino, prepara la cartella!

Gianni Rodari

Dalle parole alle prese per il cul@

E si, quando parliamo di politica di una cosa non possiamo mai essere delusi, essi sono campioni di chiacchiere e in questo i nostri politici non sono secondi a nessuno. Bravi, come dice Travaglio in questo articolo i risultati saranno eccezionali!

Prese per il culo
di Marco Travaglio

Anzitutto le scuse ai lettori: ieri, diversamente da tutti gli altri giornali, abbiamo pensato che le guerre e i massacri di ucraini, russi e palestinesi fossero più importanti della finale olimpica di volley femminile e del terribile assalto del governo al compagno Malagò, che le brutte destracce (e, incidentalmente, anche una legge dello Stato) vorrebbero sostituire dopo appena 3 mandati e 11 anni al Coni. E poi massima solidarietà al cosiddetto ministro degli Esteri Tajani, che nella sua intervista quotidiana (ieri toccava al Corriere) ha risolto con due frasi ficcanti le due guerre, ma senza distogliere il terzo o quarto “occhio ‘molto attento’ alla situazione in Venezuela”. Ucraina: “la sosteniamo senza se e senza ma”. Infatti subito dopo c’è un ma: “ma non siamo in guerra con la Russia” e “le armi che abbiamo fornito non possono essere usate per attaccare la Russia sul suo territorio”. Il fatto che lui e Crosetto lo ripetano ogni giorno lascia intendere che Zelensky se ne freghi delle loro diffide, sempreché ne abbia avuto notizia, e usi le nostre armi per invadere pezzetti di Russia. Domanda: se no? Che succede se le usa? “A fine mese chiederemo chiarimenti al ministro Kuleba e valuteremo come agire”. Apperò. Da 30 mesi inviamo armi agli ucraini senza dire quali né tracciarle e ci meravigliamo se le usano. Quindi, gentile ministro, facciamo così: o smettiamo di inviarle, o smettiamo di chiedere di non usarle qui o lì, perché le due cose insieme sanno di presa per il culo.

Gaza: “la nostra linea è molto chiara”. Ah sì? “Chiediamo con forza a Israele di interrompere attacchi che portano a un numero altissimo di vittime civili, in contrasto col diritto internazionale… È l’ora del cessate il fuoco”. Ecco: dopo 10 mesi e 40 mila morti, è l’ora. Tajani lo diceva anche dopo 5 mila, 10 mila, 20 mila, 30 mila morti. E non se l’è filato nessuno: del resto Netanyahu sfancula pure Biden e Blinken, figurarsi Tajani. Domanda: se no? Che si fa se Bibi continua a massacrare civili e negoziatori? E se respinge la sua fantomatica “missione di controllo sulla costruzione dello Stato palestinese con l’Anp, non certo con Hamas”, che la Knesset ha già bocciato e nessuno sa su quali territori, visto che Bibi vuol tenersi gran parte di Gaza e continua a colonizzare la Cisgiordania, senza contare che l’Anp rappresenta un’esigua minoranza di palestinesi e a Gaza non mette piede dal 2006, quando i suoi furono sterminati da Hamas mentre massacravano quelli di Hamas in Cisgiordania? Quindi, gentile ministro, facciamo così: o il governo italiano riconosce lo Stato palestinese a Gaza e in Cisgiordania, ritira l’ambasciatore da Tel Aviv e sanziona Israele cominciando dalle armi fino alla tregua, oppure tace, perché ogni parola suona come una presa per il culo.

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L’italiano e gli sfregi linguistici

Ormai neanche nei concorsi per diventare insegnante è richiesta la conoscenza approfondita dell’italiano. Infatti la prova scritta è un test a risposte multiple, detta anche computer based, che dovrebbe valutare metodologia didattica, psicopedagogia, inglese e informatica. Capito? Inglese e informatica, non certo la capacità di esporre in maniera esauriente e con competenza linguistica le tematiche legate alla scuola e all’insegnamento. Essere sgrammaticati o addirittura non saper mettere giù per iscritto un pensiero strutturato che vada oltre i messaggini su WhatsApp non è considerato um problema per i nostri legislatori, per insegnare nella scuola italiana e soprattutto “europea” sembrerebbe che siano altre le cose importanti. Ben venga quindi l’osservazione dell’accademia della crusca, che evidenzia (con ritardo, ma meglio tardi che mai) gli sfregi linguistici della propaganda. Ricordiamoci che “siamo ciò che parliamo”, nel senso che limitare il linguaggio serve a manipolare le menti.

🇮🇹 ACCADEMIA DELLA CRUSCA: CONTRO L’AUTORITARISMO LINGUISTICO E L’USO FORZATO DEL FEMMINILE E DEGLI ASTERISCHI

L’Accademia della Crusca si oppone all’imposizione dell’uso del femminile e degli asterischi nella lingua italiana, definendolo autoritarismo linguistico

Fonte: Sole24, via Brandi su X

L’Italiano è una lingua bellissima, ricca di storia, tradizione, madre della nostra cultura nelle più disparate declinazioni. Non Garibaldi, non Cavour, ma l’Italiano, soprattutto via RAI Radiotelevisione Italiana, “ha fatto” gli italiani.
Finalmente una voce autorevole si leva in difesa del nostro meraviglioso idioma, delle sue regole, della sua preziosa “DIVERSITÀ”.

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Perché non cantarci sopra?

Una bellissima esperienza raccontata dall’amico Stefano che vi consiglio di leggere.

Post di Stefano

Perché non cantarci sopra?

<<Secondo te è il caso di mettere la serata di ieri su Facebook?>>

Io ho risposto che forse era meglio di no, anche se da quel momento qualcosa ha cominciato a rimbalzare da un lato all’altro della mia mente.

Mia moglie ed io formiamo un duo di cantanti che si esibiscono in serate musicali di vario genere e, per farci un po’ di pubblicità, mettiamo foto e filmati delle nostre serate su FB. Poco tempo fa ci arriva una telefonata per chiederci se eravamo liberi una certa data per una serata, appunto, niente di strano, tranne che chi ci voleva era un istituto per anziani, una casa di riposo che voleva festeggiare l’estate con i suoi ospiti. Oltretutto si è dimostrata poi una bella festa e ben organizzata, in cui erano invitati anche i parenti degli ospiti: c’era un ricchissimo buffet, l’esibizione di un mago, un vero gelataio con il carretto di una volta, assistenti che aiutavano quelli con la mobilità più compromessa e la nostra musica. Dopo un primo momento di imbarazzo, soprattutto da parte mia, la festa è scivolata benissimo: ho visto anziani che sorridevano, altri che ballavano con i nipoti, qualcuno che ballava… sulla carrozzella, altri canticchiavano le canzoni che conoscevano, qualcuno ci faceva delle richieste musicali, qualcun altro si preoccupava di trovarci da mangiare o da bere, visto che eravamo impegnati a cantare, ho visto addirittura una signora in carrozzella che in occasione di una canzone si è messa a piangere, chissà quale ricordo le avrà destato? Insomma una bella festa in cui i dipendenti dell’istituto lavoravano diligentemente, ma divertendosi anche ed in cui anche tanti volontari, riconoscibili dalla scritta sulla maglietta, lavoravano per la riuscita della bella giornata, erano loro i veri eroi non certo noi due. Una signora apparentemente vecchissima e con una cifosi troppo evidente mi chiedeva qualcosa di… Vasco Rossi! Sembrava fuori luogo, ma solo fino a che sua nipote non ci ha confessato che la “vecchissima” ha solo 72 anni, la stessa età del cantautore e pochi più di me, ed andava a tutti i suoi concerti, fino a che non è rimasta bloccata da una malattia degenerativa.

Al termine della serata, quando anziani e parenti ci facevano i complimenti, ci siamo sentiti bene, abbiamo sentito di aver realizzato quello che è il nostro scopo di musicisti: regalare qualche ora di serenità a coloro che capita ci ascoltino. Ma stavolta ancora di più: in questa epoca in cui è vietato parlare di vecchiaia, di malattia e di morte, addirittura vergognoso confessare su Facebook che i propri fan sono degli anziani di una RSA,  beh, è una stortura, non sono d’accordo. Le condizioni dell’ultima frazione di vita sono parte della vita stessa, da viversi in modo completo e migliore possibile, non c’è nulla da vergognarsi, il cuore è sempre in grado di emozionarsi, la mente, se è ancora sveglia, può dispensare saggi consigli e magari ci si può divertire ancora, e quindi… perché non cantarci sopra?

La vita è un prestito

«Vitaque mancipio nulli datur, omnibus usu», «la vita non è data in proprietà a nessuno, ma in uso a tutti». La vita non ci appartiene. O forse ci appartiene solo in parte. Nessuno ha generato se stesso, ognuno ha ricevuto la vita da altri; per questo spesso si dice che la vita è un dono. E questo dono è di natura particolare: non è definitivo, ma provvisorio. Come si riceve in prestito un libro, un appezzamento di terra o un appartamento per le vacanze. Prima o poi occorre restituirlo. Prima o poi, dunque, dovremo rendere il bene più prezioso che abbiamo: la vita intera. Si tratta certamente di un debito singolare. In genere, quando si prende in prestito un libro dalla biblioteca, si conosce la data di scadenza. Conoscere il termine ultimo condiziona il tempo residuo a disposizione. Posso accelerare la lettura per completare l’opera o rinunciare ad essa, ma ogni giorno so esattamente quanto manca alla scadenza. La vita, invece, non ha un limite univoco: nessuno sa se diventerà vecchio o morirà giovane o in età matura; così, senza tale certezza è più faticoso e problematico organizzare efficacemente il tempo in funzione di una fine inevitabile, ma indefinita. Talvolta si sprecano le opportunità e talvolta si è presi da angoscia e disorientamento. Il fatto che la vita vada consegnata tassativamente, senza eccezioni, ci ricorda che è un bene diverso dagli altri. Ci si può anche dimenticare di restituire un libro, andando incontro alla sanzione della biblioteca o al biasimo di un amico; ma anche se ci dimenticassimo dell’impegno preso alla nascita, la vita verrebbe restituita comunque, indipendentemente dalla nostra memoria o dalla nostra volontà. Il problema per gli uomini è sempre legato alla restituzione. Quello che abbiamo non lo restituiamo facilmente, vogliamo tenerlo per noi, magari per un tempo illimitato. Si può restituire la vita ringraziando, come pensavano epicurei e stoici, godendo del tempo avuto a disposizione e mettendolo a frutto. C’è tuttavia una differenza tra restituire un abito di scena affittato per una recita e restituire la vita. Si indossa l’abito di scena, poi lo si cede, ma si rimane quelli di prima. Cosa rimane di noi dopo la restituzione della vita? C’è ancora differenza tra soggetto e oggetto? Secondo Lucrezio la restituzione è totale. Ci sarà ancora altra vita, quella della natura, ma non ci saremo più noi. Anima e corpo sarebbero quindi uniti senza distinzione, ma qui sorge il problema : chi è che ha ricevuto e soprattutto chi è il donatore?

In un rapporto dialogico e trascendente il dono ha il senso dell’amore. E l’amore è gratuità, dove il donatore dà tutto se stesso senza risparmio. Forse è qui che mon possiamo seguire Lucrezio nelle sue elucubrazioni. Chi genera vita non vuole indietro mai nient’altro che amore.

Riflessioni su “De rerum natura” , “La natura delle cose” di Tito Lucrezio Caro, il principale esponente dell’epicureismo romano del I sec. a.C.

Il vicino

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Filastrocca tragicomica sulla sfi…ducia!

O notte tenebrosa,

o giornata tempestosa,

o mattina senza sole,

così mi sento, questo è il mio cuore.

Sono stato abbandonato

e mi ritrovo disperato

la mia amata se n’è andata

col mio vicino si è accoppiata.

Ho comprato allora un canarino

che cantava ogni mattino

rallegrandomi un tantino,

ma il gatto del vicino

lo ha mangiato poverino.

Sono solo e mi rattristo

di penar più non resisto

comprerò un cagnolino

che rallegri il mio mattino.

Un cagnolino poi ho comperato

ma un sol giorno lui è durato

è rimasto spiaccicato

sol la coda ho ritrovato

è crudele il mio destino

era l’auto del vicino.

Son rimasto desolato

triste, solo e abbandonato

ma non è il crudel destino

è quello str@nz@ del vicino!

* siamo tutti un po’ vicini…

Filastrocca già pubblicata QUI!

Astensionismo ee bambole gonfiabili

L’amico Stefano mi ha inviato una riflessione sulle elezioni europee e sulle motivazioni che stanno dietro la sua scelta di non votare. Certo il dato è stato inequivocabile, oltre la metà degli aventi diritto al voto non è andato a votare! Ma serve a poco illuderci che al sistema importi qualcosa, anzi i partiti “gonfiati” dal non voto sfoggiano il fisico mostrando i muscoli usciti dalla tornata elettorale : infatti il quasi 29% di fratelli d’Italia o il 25% del PD, – se rapportati agli aventi diritto al voto e alle schede nulle o non votate – corrisponderebbero a meno della metà (13 e 11% circa di rappresentativita’)! Quindi la loro legittimazione popolare altro non è che una bella bambola gonfiabile mostrata dal sistema come reale e tangibile e non certo pupazzo di plastica ben modellato.

Peccato quindi che questi calcoli stanno solo nella nostra testa, la realtà, come al solito, è ciò che a cui media vogliono che la gente creda. Concludo dicendo a Stefano che posso assicurarvi che molta gente stanca dell’UE è andata a votare proprio nella speranza di trovare equilibri politici “sovranisti” in grado di accelerarne la fine. Quindi se quel 10-30% di non votanti per protesta avesse appoggiato attraverso il voto partiti che in UE osteggiano la rielezione di una Von Der Leyen o personaggi simili, pensate davvero che il sistema avrebbe potuto rimanere indifferente e continuare a far finta che nulla fosse accaduto?

Post di Stefano

Faccio parte della maggioranza

È da tanto che non mi succedeva: appartengo al 50,30% delle persone che non hanno votato alle europee. Molti sono convinti che non votare sia un errore e che, anche quando si è contrari alla ”istituzione” Europa, occorra votare un partito sovranista così da cambiare o abolire l’Europa dall’interno. Anche se rispetto l’idea dei sovranisti votanti, non la penso così. La mia motivazione è tanto banale quanto semplice: io non voglio l’Unione Europea, neanche questa specie di patto tra 27 stati che antepone le proprie leggi a quelle singole nazionali. Per me l’Italia è Italia ed ho maturato questa convinzione da almeno 15 anni. Poi vanno benissimo gli accordi bilaterali, l’amicizia tra nazioni e gli scambi commerciali. Non credo che si possa mai cambiare qualcosa dall’interno: ogni sistema è strutturato per resistere soprattutto agli attacchi interni e, infatti e ad esempio, i risultati elettorali non tengono conto delle astensioni. Non credo che il parlamento europeo abbia il benché minimo potere, mentre effettivamente chi comanda è il consiglio europeo: organo non democratico. Sopra questo comanda il deep state degli USA, altro “non” organo non democratico e, sopra gli USA, comandano le lobby delle multinazionali soprattutto finanziarie e organi privati, e sopra ancora chissà chi! Semplicemente non voglio farmi prendere in giro, non voglio perdere il mio tempo e “dignitosamente” non ho votato. Con questo non voglio dire che chiunque abbia fatto la mia scelta abbia le mie stesse motivazioni, perché c’è sicuramente una grossa percentuale di apolitici e di “qualunquisti” che se ne fregano e che badano al proprio orticello senza occuparsi di queste cose. Ora non vorrei essere confuso con tali persone e credo che non lo vogliano nemmeno tutti quelli che la pensano come me e che stimo essere in una percentuale tra il 10 ed il 30%. E sono quelli che, con pochi distinguo, non si sono vaccinati o lo hanno fatto controvoglia. Quelli che non sono d’accordo con la narrazione sulla guerra in Ucraina, quelli che stanno coi Palestinesi, eccetera, eccetera… In pratica, gente che ha fatto lo sforzo di usare il proprio cervello e di non lasciarsi pilotare dal mainstream. Ben inteso: anche tra i votanti, sono convinto, c’è gente in buona fede che crede nell’istituzione europea. Io invece sono arrivato alla conclusione che grande non è bello poiché è al di fuori del controllo di ogni singolo, piccolo invece è bello: perché nel piccolo si possono, per esempio, conoscere i rappresentanti per votarli. Le istituzioni, soprattutto quelle grandi, si abbattono non partecipando, non votando, non ubbidendo, adottando comportamenti antisistemici e, soprattutto, costruendo delle realtà alternative al di fuori. Ce ne sono molte di realtà alternative anche in Italia, alcune fiorite in particolare dopo il covid, altre invece strutturate, come quella di Damanhur in Piemonte fondata oltre 50 anni fa e che conosco direttamente: alcune condividono valori etici e spirituali, altre solo valori etici. L’importante è che pur crescendo nel numero e nella diversità restino piccole, così da non correre il rischio di diventare nuovi stati controllati da individui che etici non sono.

Allenare la forza

Alimentazione ed esercizio fisico sono la chiave per vivere bene. I pesi in particolare, con un allenamento finalizzato soprattutto allo sviluppo della forza piuttosto che della massa muscolare, sono importantissimi perché invecchiando è molto difficile mantenere un buon livello di autonomia se non abbiamo già un buon apparato muscolare a sostenerci.

Allenarsi 3 volte a settimana, fare serie di pesi con poche ripetute (non più di 5) e un buon livello di sforzo fisico o meglio ancora seguire un metodo piramidale che dopo il riscaldamento punta a fare un massimo di 5 serie (2 a salire e due a scendere) con una serie centrale chiamata massimale (peso che si solleva una sola volta). E l’alimentazione naturalmente deve essere ricca di proteine e grassi di origine animale.

I MUSCOLI E LA FORZA SONO FONDAMENTALI

La TV di stato australiana ha spesso articoli interessanti e contrari al mainstream quando ai tratta di alimentazione e stile di vita.

In questo caso parla dalle fondamentale importanza di sviluppare la massa muscolare e la forza per invecchiare bene, un concetto che cerco di infilare nelle vostre belle testoline più o meno ogni giorno.

“L’iscrizione ad una piscina o una camminata quotidiana sono una buona cosa, ma molti trascurano sviluppare la forza, nonostante il fatto che mantenere la massa muscolare invecchiando ha il potere di trasformare la nostra vita.”

Corretto: la sarcopenia non solo è la prima causa di morte per anziani senza condizioni mediche, ma soprattutto rende la vita una merda.

Andate in palestra, o compratevi qualche attrezzo da usare a casa, anche in combinazione ad un set di bande elastiche.

SPRINT

Uno dei modi migliori per rendere una camminata più efficace ai fini del fitness, del dimagrimento e della salute generale, è abbinarci degli sprint al massimo delle proprie capacità.

Fare uno sprint per 5-6 secondi ogni 4-5 minuti di camminata è facile e divertente, e trasforma una semplice camminata in un eccellente esercizio muscolare e cardiovascolare.

🏋️‍♂️ Sento spesso dire che fare pesi in palestra non servirebbe a nulla per il sistema cardiovascolare. Queste persone evidentemente non hanno mai fatto stacchi o squat pesanti.

Fare anche solo un paio di serie di stacchi o squat, anche da sole poche ripetizioni, con un peso adeguato ad ottenere la massima intensità, non solo stimolerà in modo incredibile il sistema cardiovascolare, ma vi permetterà di mantenere un livello metabolico elevato per almeno 24 ore.

Senza consumare glicogeno, senza farvi venire una fame matta soprattutto per zuccheri e carboidrati, senza far schizzare verso le stelle i vostri livelli di cortisolo.

➡️ Un nutrizionista italiano in Australia: t.me/italiaaustralia

Chi sono?

Stefano elenca gli slogan della propaganda. Ora chiaramente uno potrebbe identificarsi con alcuni di essi e non essere succube del sistema. Il problema intanto sorge quando qualcuno che ha visibilità si discosta da questi mantra: ESSI si rivoltando come un sol uomo e alzano le barricate mediatiche. Invece fra noi comuni cittadini il problema sorge se veniamo attaccati per le nostre idee dal contesto familiare e/o amicale. Nel piccolo o nel grande il sistema si struttura per garantire l’omologazione e limitare la libertà di pensiero. Ma vi lascio al post di Stefano.

Chi sono?

Politicamente corretti, sanno di sapere, stanno dalla parte giusta, loro sono i buoni, sono buonisti, sono gli inclusivisti, sono gli anti omofobisti, sono pro teoria genderisti, sono wok, sono antirazzisti, sono quelli delle porte aperte all’immigrazione infinita, sono gli antisovranisti, gli europeisti, i tifosi dell’euro, sono gli anti antisionisti, sono femministi, anti maschilisti, sono anti femminicidisti, ma non anti maschicidisti, sono americanisti, anti russisti, sono pro naziukrainisti, sono ecologisti, sono per la transizione green, sono i cambiamentisti climatici di origine antropica, ma sono anti scie chimicisti, solo quelli convinti che l’auto elettrica non inquini, sono vaccinisti, sono anti effetti collateralisti, sono i pro greenpassisti, sono anti contantisti, sono anti evasionisti fiscali, ma sono anti sovranisti monetari, sono quelli che gli alberi si possono abbattere, ma solo per lasciar spazio al 5G, sono quelli dell’identità digitale, del chip sottopelle, sono i transumanisti…
“Nel 2030 non avremo privacy, non avremo niente, ma saremo felici.”

I sorprendenti aneddoti del cardinale Lambertini, papa Benedetto XIV

PROSPERO LAMBERTINI nacque a Bologna il 31 marzo 1675.

Il 17 agosto 1740 fu eletto papa con il nome di BENEDETTO XIV.

Certamente fu il più erudito e il più colto dei papi del suo secolo, distinguendosi, in modo speciale, come canonista
.

Ma molti furono gli aneddoti che lo resero davvero unico anche per altre sue qualità, davvero sorprendenti per un papa dell’epoca (di qualsiasi epoca direi)!

Due aneddoti sulla sua vitaquotidiana di quest’uomo veramente superiore. Il mattino senza alcun cerimoniale andava in città in questa o in quella chiesa romana a celebrare la messa. Nel pomeriggio sbrigati gli affari di stato, verso sera a piedi passeggiava per le vie di Roma, da solo, come un qualunque prelato, con una predilezione per i quartieri popolari, come in Trastevere dove “si tratteneva nel modo più gioviale sulla via con gente anche di bassa condizione”. Altra novità fu quella di aprire il giardino del Quirinale per impartire udienze. Nel periodo estivo, che trascorreva a Castel Gandolfo, anche lì solo soletto, appoggiandosi alla sua canna, lo si poteva incontrare nelle selve a godersi il fresco, o mentre si intratteneva con i campagnoli” (Pastor, XVI,I).

Ed ora ecco un estratto dal testo di Dino Baldi, Vite efferate di papi, Quodlibet Compagnia Extra 2015

Benedetto XIV Lambertini
di Dino Baldi

Del modo arguto e schietto col quale gestiva gli affari pubblici e privati.

Questo non vuol dire che papa Benedetto non sapesse stare in società; la sua franchezza amabile sembrava anzi il frutto più raffinato della sua educazione. Nei salotti era perfettamente a suo agio: brillante, arguto, elegante parlatore. Gli piacevano i motti di spirito e gli scherzi. Più volte se l’era cavata d’impiccio in situazioni difficili con battute ben trovate, e disse che se avesse dovuto scrivere un trattato di governo ad uso dei prìncipi, avrebbe consigliato come prima cosa di seguire il suo esempio. Quando era ancora cardinale, un poetucolo aveva scritto su di lui una satira ingiuriosa, piuttosto maldestra. Lambertini gliela rimandò corretta e migliorata in più punti, dicendogli che in quella forma avrebbe avuto senz’altro più fortuna. Horace Walpole, figlio del primo ministro inglese, aveva composto invece un poema nel quale lo chiamava il papa migliore tra tutti i duecentocinquanta che si erano succeduti dopo Pietro, e il miglior principe dell’Occidente. Benedetto rispose dicendo che in effetti lui era come le statue della facciata di San Pietro, che a vederle da lontano fanno un’ottima figura, ma quando ci si avvicina sono tutta un’altra cosa.
Si lasciava spesso andare alla parlata bolognese anche in occasioni ufficiali, e in particolare non riusciva a liberarsi dell’intercalare «cazzo». Siccome da molte parti gli rimproveravano di essere un po’ troppo sboccato per un pontefice, aveva incaricato il suo affezionatissimo maestro di camera monsignor Boccapaduli (che lui chiamava «mostro di camera », perché era bruttissimo) di stargli sempre accanto durante le udienze e di tirargli la tonaca ogni volta che gli fosse sfuggita quella parola di bocca. Una mattina presto si presentarono i camerieri segreti a riferire come al solito sugli avvenimenti cittadini. C’era stato, dissero, un incendio nel rione Monti. «Cazzo! Ci sono morti?», chiese il papa. Subito Boccapaduli dette una strattonata alla tonaca, e il papa sottovoce: Avi rason… Continuando il racconto dei fatti di Roma, ogni volta il papa li commentava con un «cazzo!», e ogni volta il servitore dava uno strappo. Alla fine, stanco di tutto quel tirare, gli urlò contro: «Hai rotto i coglioni Boccapaduli! Cazzo cazzo cazzo! La voglio santificare questa parola! Voglio dare l’indulgenza plenaria a chi la pronunci almeno dieci volte al giorno!». E da allora, nessuno ebbe più da ridire sul suo modo di parlare.

Un giorno, era anzi notte, si precipitò negli appartamenti papali un monsignore, che aveva fama di uomo semplice e ingenuo, ma buono, ed era per questo molto amato dal pontefice. Erano passate le undici, e Benedetto era già a letto da più di un’ora. Il monsignore sembrava in uno stato di agitazione estrema: «C’è una cosa gravissima che devo assolutamente comunicare al papa – disse ai camerieri che cercavano di trattenerlo –, ne va delle sorti della Chiesa stessa ». Girava per la stanza levando le mani al cielo, disperato e smanioso: «Vi prego, sono sicuro che il papa domani si arrabbierà moltissimo se non lo avvertiremo subito». Alla fine i camerieri si decisero a svegliarlo. «Che è successo?», chiese Benedetto. Il monsignore con frasi spezzate e interrotte da «ohimé ohimé» biascicava di uno scandalo gravissimo: «Signore, Gesù e Maria, datemi la forza di dirvelo, è cosa talmente enorme, mostruosa che non si può neppure immaginare». «Allora? Parlate dunque», disse il papa, che cominciava a preoccuparsi e ad arrabbiarsi allo stesso tempo. Alla fine il prete, con la faccia atteggiata al raccapriccio più orrendo, passandosi più volte la mano sulla fronte sudata, mormorò con un filo di voce, come se inghiottisse un ripugnante boccone: «Santità, nel monastero tal dei tali è stata trovata una monaca incinta». «Cazzo! – disse il papa – Da come la facevate lunga pensavo fosse incinta un frate! Ma dico, voi mi svegliate per questo? Non se ne può parlare domani? Anche se sono il papa non ho mica la virtù di cambiare lo stato di una donna gravida! Lasciate dormire questo povero vecchio, va là». E tornò a letto

Siogiovanni

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