
Nelle considerazioni fatte da Stefano nel post qui sotto c’è tutto! Ci sono i motivi delle “riforme di-strutturali”, del perché ogni tentativo di ripristinare tutele e diritti venga invece presentato come un pernicioso privilegio (posto fisso, pensioni retributive, sanità gratuita…), della demonizzazione sistematica del voto popolare finalizzato ad un qualsivoglia cambiamento, della critica ad un’immigrazione incontrollata… Continuate voi se ne avete la voglia (e soprattutto la forza)! Tutto è cambiato per tornare indietro di decenni, forse addirittura di secoli! Il globalismo assolutista è diventato oggi una necessità per trasformare il pianeta in un’unica grande società al servizio di pochi padroni che controllano tutto. Come se i popoli fossero un grande branco chiuso in un recinto sempre più stretto con i predatori che sbranano alla bisogna. Eppure ricordiamoci che se il branco andasse unito in una stessa direzione, rivoltandosi compatto verso i pochi predatori, non ci sarebbe per loro scampo. E nel branco, accomunati da un’identico destino, ci sono persino i politici collaborazionisti, quelli che in modo più o meno consapevole costruiscono il recinto e vi fanno entrare le prede. Avessero un lume che li mettesse davanti alle loro reali responsabilità e al loro destino: non c’è scampo per nessuno in un sistema anti-umano, l’utile che pensate di ricavarne per voi dura il tempo di un cerino tenuto fra le dita. Come fate a non sentirne il calore?
Post di Stefano
Mi ricordo che negli anni ’70 e ’80 il giovedì pomeriggio, ma soprattutto nella giornata di domenica, gli alimentari erano tutti chiusi, per legge. Nella mia città c’era un pazzo (era davvero un pugile suonato), in un quartiere ultra popolare, che teneva la sua piccola bottega aperta, sempre! Anche il giorno di Natale, e tutti i giorni fino a notte inoltrata. Dopo infinite multe, negli orari non canonici, teneva la serranda abbassata fino a 20 cm da terra, ma lui c’era! Il segnale era la luce accesa. Bastava bussargli, lui ti sbirciava dalla finestrella accanto e, se gli andavi a genio o ti conosceva, ti vendeva tutto quello che gli chiedevi. Io, opportunista come tutti, ne approfittavo. Poi sono arrivati i supermercati di periferia che, piano piano, hanno fatto chiudere tutti i negozi di quartiere ed abolito gli orari di chiusura, ed i centri commerciali che, per qualsiasi mercanzia, è veramente ormai difficile trovarli chiusi. Passavo lì davanti il 26 dicembre e l’IKEA era aperta! Che significa che i lavoratori del grande magazzino sono stati costretti a non poter salutare, alla ripartenza, i parenti arrivati da lontano per le feste natalizie. Non parliamo poi delle vendite on-line: se hai l’abbonamento giusto e la mattina del 1° gennaio hai bisogno di un avocado, fai la richiesta giusta e nel giro di mezzora ti arriva a casa. Eh… giusto! Come si fa a stare senza avocado la mattina dopo la sbornia colossale? Quindi, i lavoratori della grande impresa multinazionale la sbornia se la sognano… al pari dei medici e degli operatori del pronto soccorso! Ma l’avocado è l’avocado!!! Va beh quegli altri salvano vite, ma l’avocado… Comunque tranquilli, Amazon ha dichiarato che ha dato lavoro ad un sacco di gente in tutto il mondo: ha fatto un’opera di bene! Peccato che, alla chiusura di migliaia di piccoli e grandi esercizi commerciali, di posti di lavoro se ne sono persi ben di più. Peccato anche che tali lavoratori vengono trattati come schiavi, ma che vuoi? E’ IL NEOLIBERISMO BABY!
Devo dire che come consumatore mi sento sempre più coccolato, il problema semmai arriva quando cambio ruolo e divento un produttore di beni e servizi, traduco: Lavoratore. Eh, lì qualche problemino c’è. La rinomata legge di mercato impone che il costo del lavoro sia ridotto al minimo, che le tutele e le sicurezze siano ridotte al minimo, che la flessibilità negli orari e nei luoghi di lavoro sia massima… che ci vuoi fare: “Ce lo chiede il mercato!” E, nonostante questi sacrifici, il numero assoluto dei lavoratori diminuisce sempre più, i percettori di un reddito diminuiscono sempre di più, la ricchezza del ceto medio-basso, quella più numerosa, diminuisce sempre di più. Mi nasce spontanea una domanda: ma quando questa ricchezza sarà così bassa che il “consumo” si ridurrà a quello di sopravvivenza, chi ordinerà più l’avocado la mattina del 1° gennaio?








Nasce così l’idea di un presepio “riciclato”, fatto di materiali di scarto come vassoi di polistirolo usati, bottiglie di plastica vuote, contenitori in pvc precedentemente utilizzati che però ritagliati, incollati e dipinti diventano case, fattorie, castelli, mulini, ponti e perfino la famosa stalla di Betlemme.
L’entusiasmo ha pian piano preso la forma di un disegno geometrico, tracciato prima sulla carta e poi accuratamente ritagliato sul polistirolo. La geometria piana è uscita dal quaderno di classe per diventare una casetta, un solido, una ringhiera, delle scale, per far ruotare le pale di un mulino a vento, la manovella di un pozzo.
La speranza che il mondo possa essere un luogo migliore per tutti, dove creatività e bellezza si rispettino e si fondano, può nascere anche da qui.