Coercizionismo e dignità umana

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Traggo dal “Compendio della Dottrina sociale” della Chiesa alcune riflessioni sul rispetto della dignità umana che risultano particolarmente attuali nel contesto sociale in cui viviamo, quello di uno Stato che considera sempre più l’individuo come MEZZO per realizzare un modello economico anti-sociale e soprattutto anti-democratico imposto da organizzazioni internazionali di natura privatistica, gestita cioè da individui non eletti al servizio del sistema finanziario. E per fare ciò lo Stato non esita ad utilizzare forme giuridiche coercitive in nome di presunte emergenze sanitarie (vedi decreto sui vaccini) o presunte crisi economiche infinite (vedi alla voce RIFORME:  previdenziale, del lavoro, dellla scuola, della sanità…) o altre forme “giustificate” di esproprio legalizzato ( vedi alla voce bail in e al decreto che autorizza la nuova Agenzia delle entrate ad entrare nei nostri conti correnti per regolarizzare sanzioni).Tutto ciò potremmo sintetizzarlo con l’espressione COERCIZIONISMO, per indicare appunto la realizzazione di fini altrimenti irrealizzabili per via democratica, laddove cioè la voce del popolo conta ancora qualcosa.

Ecco al riguardo cosa dice la Chiesa nel Compendio:

CAP. III LA PERSONA UMANA E I SUOI DIRITTI

c) Il rispetto della dignità umana

132. Una società giusta può essere realizzata soltanto nel rispetto della dignità trascendente della persona umana. Essa rappresenta il fine ultimo della società, la quale è ad essa ordinata: <<Pertanto l’ordine sociale e il suo progresso devono sempre far prevalere il bene delle persone, perchè l’ordine delle cose deve essere adeguato all’ordine delle persone e non viceversa>>.

133. In nessun caso la persona umana può essere strumentalizzata per fini estranei al suo stesso sviluppo, che può trovare compimento pieno e definitivo soltanto in Dio e nel suo progetto salvifico: l’uomo, infatti, nella sua interiorità trascende l’universo ed è l’unica creatura ad essere stata voluta da Dio per sé stessa. Per questa ragione né la sua vita, né lo sviluppo del suo pensiero, né i suoi beni, né quanti condividono la sua vicenda personale e familiare, possono essere sottoposti a ingiuste restrizioni nell’esercizio dei propri diritti e della propria libertà.

La persona non può essere finalizzata a progetti di carattere economico, sociale e politico imposti da qualsivoglia autorità, sia pure in nome di presunti progressi della comunità civile nel suo insieme o di altre persone, nel presente o nel futuro. E’ necessario pertanto che le autorità pubbliche vigilino con attenzione, affinché ogni restrizione della libertà o comunque ogni onere imposto all’agire personale non sia mai lesivo della dignità personale e affinché venga garantita l’effettiva praticabilità dei diritti umani.

La libertà è quindi strettamente connessa alla dignità umana, vista come realizzazione piena della persona, esattamente l’opposto di quello che sta accadendo oggi: comprimono i diritti sociali, partendo dal lavoro, e chiudono gli individui in gabbie sempre più strette in nome di presunti virtuosismi e necessità!

 

Stato e anti-Stato a confronto!

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Belle le Frecce Tricolori, rappresentano l’orgoglio e i valori della nazione eppure le nostre autorità spesso ne fanno un uso puramente “cosmetico”, considerandole un abbellimento, una facciata vuota da dare in pasto all’opinione pubblica nelle manifestazioni importanti.

Da molto, troppo tempo gli italiani in molti settori sono rappresentati da anti-italiani! In questa categoria inserisco le persone che antepongono gli interessi esteri a quelli nazionali, inculcando l’idea che essere italiano non è più possibile in un mondo globale e quindi bisogna rivolgersi laddove ci sono esempi virtuosi e ad essi in maniera prioritaria ispirarsi. Un esempio in tal senso potrebbe essere la vicenda relativa alle nomine dei direttori “stranieri” nei musei pubblici. Una sentenza del Tar ha bocciato sonoramente la Riforma Franceschini relativamente alle nomine suddette, che violerebbero una legge del 2001, ma la reazione del governo è stata quella di rigettare con sdegno la sentenza e mettere nella “Manovrina” un EMENDAMENTO CON VALORE RETROATTIVO che ripristinerebbe tali nomine tali e quali! Al di là della legge in questione la sentenza del TAR parla di procedure di reclutamento opache e scorrette: nella prova orale un colloquio di pochi minuti a porte chiuse sarebbe bastato a prendere la decisione! L’impressione è quella dell’inevitabilità di tali nomine e la critica va quindi alle modalità di selezione che sembrano mancare di trasparenza e non certo alle persone scelte.

Visto come stanno andando le cose in Italia, relativamente alla questione economica e alle tante imposizioni e richieste di sacrifici che ci vengono continuamente imposte dalla Commissione europea, viene spontaneo chiedersi: perché lo fanno? O meglio: perché lo Stato è sempre di più l’ANTI-STATO, non è in grado di garantire i nostri interessi ma anzi agisce CONTRO i cittadini applicando norme e RIFORME DI-STRUTTURALI, che servono esclusivamente a cancellare lo stato sociale e aggravare la recessione in essere portando povertà e disperazione. Non ci sono all’orizzonte segnali che indichino una seppur lontana possibilità di miglioramento delle condizioni di vita degli italiani, ogni manovra o manovrina euro-imposta si scaglia come un maglio sulle nostre vite e cancella senza pietà diritti sacrosanti.

In questo contesto attendiamo fiduciosi il prossimo e raffazzonato tentativo di salvataggio delle banche venete, ormai ad un passo dal bail in, solito inglesismo che andrebbe invece correttamente tradotto con esproprio a danno dei malcapitati risparmiatori di Veneto banca e Popolare di Vicenza. Ma è utile ricordare che non tutti i correntisti sono uguali dato che alcuni – i cosiddetti “soci-vip” – sono usciti indenni da tale ricapitalizzazione al ribasso LEGGI QUI!.

Questa norma imposta dall’UE e subito votata dal governo Renzi  sul finire del 2015 (che al pari dei suoi predecessori è stato messo lì apposta per servire Bruxelles) ha già dato i suoi “frutti” con i fallimenti di Banca Etruria, Banca delle Marche e Banca Carige a danno di una folta platea di malcapitati correntisti-investitori in obbligazioni subordinate.

Anche relativamente a Veneto Banca e Popolare di Vicenza le intenzioni di Bruxelles sono chiare: serve un miliardo per la loro ricapitalizzazione e lo Stato NON DEVE INTERVENIRE CON SOLDI PUBBLICI (cosa che avrebbe chiaramente impedito qualsiasi rischio bail in)!

Quindi il governo si appresta a trovare un sistema “accettabile” per aggirare la questione, magari rivolgendosi alla Merkel (LEGGI QUI).

Il problema vero è: uno Stato che non è in grado favorire e di tutelare il risparmio (art. 47 della Costituzione) o di garantire il lavoro (artt. 1 e 4 della Costituzione) o la sanità pubblica (art. 32 della Costituzione) in che cosa è SOVRANO? Nel garantire gli espropri dei diritti appena elencati?

Perché attaccare lo Stato, pur con i suoi difetti, va contro gli interessi di tutti i cittadini. Ma attaccare l’ANTI-STATO, – quello che si prodiga a cancellare i diritti costituzionali via norme e imposizioni sovracostituzionali di derivazione internazionale  – è necessario per ripristinare quel minimo di democrazia in grado di ridare ai cittadini dignità e speranza nel futuro! Dove l’ANTI-STATO ha preso il sopravvento i risultati devastanti sono QUESTI!. Il sistema imposto dall’adesione all’UE è nemico dello Stato e lo trasforma nel nostro principale aguzzino. La soluzione non è certo nel “più Europa” come spesso sentiamo affermare nei media, quanto piuttosto nel “più Stato” democratico, costituzionale e garante dei diritti sociali. Iniziamo intanto a distinguere – dalle parole, dalle azioni, dalle finalità – chi, fra i nostri politici, parla a nome dello Stato o invece si rivolge all’ANTI-STATO e già avremo fatto tanto per ripristinare un minimo di verità nel contesto in cui viviamo!

Milano ed Assisi: due marce con un unico obiettivo?

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Con tristezza constato l’assonanza inquietante che fa eco nei media, i quali mettono in evidenza le due manifestazioni svoltesi nella giornata di sabato 20 maggio: quella a favore dei migranti, guidata dal sindaco Beppe Sala a Milano e quella a favore del reddito di cittadinanza, organizzata dal M5S con alla testa Beppe Grillo.

L’obiettivo comune di entrambe sembra in realtà il completamento delle agognate riforme in salsa europea, che i vari governi hanno tanto diligentemente eseguito sulla scia del cosiddetto risanamento: realizzare compiutamente la deflazione salariale (riduzione dei salari) è possibile se si amplia ancora di più la competizione al ribasso fra i lavoratori. Ma vediamo le “assonanze” fra le parole “reddito” e “immigrazione”!

L’immigrazione di massa serve prioritariamente ad aumentare  quello che Marx chiamava “esercito industriale di riserva”, fatto cioè da masse enormi di disoccupati e sottoccupati disposti a vendersi per un tozzo di pane al servizio del padrone di turno.

Tale misera condizione ha bisogno però di consolidarsi nel tempo senza che ci siano brusche rivolte o proteste da parte delle masse sfruttate: cosa c’è quindi di meglio che offrire un salario-reddito di sopravvivenza, destinato in realtà a diventare una gabbia senza uscita per i malcapitati che saranno destinati ad entrarci? SENZA REDDITO DI CITTADINANZA AVREMMO VIOLENZE! Grillo ha quindi il merito di condire con un’appetitosa ciliegina la torta di letame preparataci dai governi filo-euristi-ultra-libbberisti! Di uscire dall’euro spiegando ai cittadini gli obiettivi delle riforme non se ne parla, afferma anzi esplicitamente che l’euro “è metafisica”, così come è metafisica l’uscita dalla moneta unica! Fatte queste precisazioni dobbiamo iniziare a pensare che chi non critica il sistema è esso stesso parte integrante dei problemi che stiamo vivendo sulla nostra pelle! Sono il primo a sperare di sbagliarmi, ma più passa il tempo più i segnali indicano che il m5s, o perlomeno i suoi vertici che di fatto ne pilotano le scelte politiche, non lavora per il cambiamento ma segue la scia tracciata in questi anni di crisi dalle politiche neoliberiste.

In Europa i primi a realizzare il reddito di cittadinanza sono stati i tedeschi con le “riforme Hartz” nel 2004 LEGGI RIFORME HARTS IV: PIU’ LAVORI E PIU’ DIVENTI POVERO!. Nati come una sorta di aiuto e reddito apparentemente da destinare esclusivamente alle casalinghe e agli studenti universitari, sono diventati in pochi anni una sorta di legalizzazione del lavoro nero, con oltre 8 milioni di tedeschi che lavorano a basso prezzo (450 euro) e senza contributi previdenziali per le imprese: ciò ha aumentato la competitività tedesca a danno degli altri paesi dell’UE e ha impoverito i loro cittadini mettendo in crisi in primis le casse previdenziali!

Anche in Italia chi usufruirà di tal reddito dovrà infatti accettare lavori non meglio definiti ma certamente sottopagati, pena la cancellazione del diritto di continuare ad usufruirne nel momento in cui il padrone li licenzierà. In sostanza o ti accontenti di vivere con l’obolo di 700/800 euro offerto dal governo e lavori come uno schiavo al servizio esclusivo del padrone di turno quando farà il favore di chiamarti (e in cambio naturalmente non pagherà contributi e amenità simili), o scegli volontariamente di fare la fame più nera che tanto di disperati come te ce ne sono a iosa e sempre di più ce ne saranno!

Relativamente a questo il commento di Renzi – che ha preso furbescamente le distanze dalla marcia di Milano (dice che aveva impegni più importanti) – è allucinante: “…noi siamo contro il reddito di cittadinanza… non a caso la Costituzione italiana parla di lavoro!!!!” LEGGI QUI .

Cooosaaa!?!? Lo stesso che si è prestato in fretta e furia a completare le riforme per distruggere lo stato sociale facendo per prima cosa terra bruciata sui diritti del lavoro con il jobs act  – che rende tutti precari a tempo indeterminato – avrebbe a cuore il LAVORO GARANTITO DALLA COSTITUZIONE?!?!?!?!?!

Per chi non l’avesse ancora capito questa è l’a-politica per eccellenza: scontrarsi sulla propaganda mirando in realtà ad un obiettivo comune, la fine dello stato e della democrazia via cancellazione dei diritti sociali e delle costituzioni che li garantivano!
Il partito unico consiste nel muoversi all’interno di un sistema predefinito, quello con regole economiche antisociali e recessive che mira alla privatizzazione totale dello stato, contribuendo con riforme e paletti vari al suo consolidamento.  E in tutto ciò spiccano le dichiarazioni di Grillo, che definisce il suo movimento “francescano”. La povertà non è un valore, ma un problema che degrada l’uomo impedendogli una vita dignitosa. Imparare a vivere nell’essenzialità ha ben poco a che vedere con lo sfruttamento, a noi cittadini non resta che sperare che questi ricchi diventino davvero francescani nello spirito e vengano incontro alle esigenze reali della nostra società! Nel frattempo figure nobili come quelle di San Francesco sarebbe meglio che le lasciassero da parte.

 

Misericordia e ordine sociale: quali sono i muri da abbattere?

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Misericordia o “amore che trabocca”, è questo il messaggio al centro del Vangelo e sembra essere il principio che guida papa Francesco nel suo apostolato. La misericordia insegna a condannare il peccato e non il peccatore, inoltre è necessario abbassarsi verso il misero riconoscendo in lui l’umana e comune condizione, cercando così di andare incontro a chi soffre ed è in condizioni di povertà. Tutto ciò spinge il papa ad avere un atteggiamento di apertura ed accoglienza totale nei confronti dei migranti che vengono in massa verso le nostre coste e si diffondono in tutta l’Europa! “Chi costruisce muri non è cristiano!”, queste sono essenzialmente le parole del papa.

Non credo però che il problema attuale dell’immigrazione si risolva con l’accoglienza su modello europeo, che a parole sembra voler mettere un freno a questo fenomeno, mentre nei fatti apre le porte e addirittura spinge affinché un numero sempre maggiore di persone arrivino nelle nostre coste (come di fatto accade in modo esponenziale!). Le riflessioni che seguono non vogliono però essere una critica alle parole del papa, quanto piuttosto al “sistema economico” degradato e degradante che secondo me sta sotto tale fenomeno “apparentemente” incontrollato e incontrollabile! E tale “sistema” non è frutto di una necessità, ma di una scelta politica consapevole comune a tutti i paesi dell’UE!

Che i cittadini italiani e più in generale quelli europei siano chiusi in dei muri questo effettivamente è innegabile! Essi sono così alti da rendere difficoltoso  vedere il cielo, tanto è oscura e impenetrabile la loro ombra. Questi muri sono però quelli di una prigione, o se si preferisce di una gabbia, quella costruita dal sistema oligarchico-finanziario che ha come principale strumento di dominio l’euro. Grazie al  controllo della moneta si generano squilibri fra stati e si impongono crisi che hanno come fine ultimo la distruzione dello stato sociale e dell’ordine che esso garantiva. Primo fra tutti il lavoro che in tutta evidenza, grazie alle “riforme”, è diventato mera merce ad uso e consumo di chi detiene il capitale: i lavoratori, in una competizione esasperata dall’enorme disoccupazione, accettano salari da fame e orari di lavoro massacranti. In tutto ciò l’arrivo di masse di migranti a cos’altro dovrebbe servire se non che ad aggravare tale umiliante situazione?

I muri che ogni buon cristiano dovrebbe innanzitutto abbattere sono quindi quelli della prigione in cui ci hanno chiuso: a che serve “accogliere” altra gente –  nell’illusione crudele che potranno trovare condizioni di vita migliori – per poi rinchiuderli in una gabbia ancora peggiore di quella da dove sono scappati! Dove manca la libertà vige l’ingiustizia e non c’è spazio per l’amore o la misericordia, semmai si fomenterà l’odio e la violenza.

Inoltre chi di noi accetterebbe mai che si abbattessero i muri della propria casa?  Pensiamo alla parabola sulla misericordia per eccellenza, quella del “Buon Samaritano”: il Samaritano è il misericordioso che si abbassa verso l’uomo ferito e si prende cura di lui. Ma dopo averlo portato in una locanda e offerto del denaro al padrone affinché si prenda cura del ferito trattandolo come un fratello, il Samaritano riprende il cammino interrotto… cioè ristabilisce l’ordine nella sua vita! Dove manca l’ordine sociale regna il caos, che è il principio di ogni male. La misericordia è invece “buona e giusta” afferma lo stesso papa Francesco. E proprio in nome della giustizia e della verità, non possiamo continuare ad accettare l’inganno che si nasconde dietro il falso buonismo e la falsa accoglienza con cui i media condiscono lo sfruttamento e la tratta di esseri umani che si sta svolgendo nel mediterraneo!

Per comprendere meglio quanto lo spirito da buoni samaritani sia lontano anni luce dalla coscienza delle élite mondialiste che ci comandano, basta leggere QUESTO ARTICOLO che spiega cosa sta succedendo in Sicilia grazie all’imminente evento del G7: sospensione del “sacro” trattato di Schengen e blocco navale in tutti i porti della Sicilia fino al 28 maggio! InZomma i barconi dei disperati sono off-limits e la campagna di salvataggi umanitari momentaneamente sospesa (almeno in Sicilia) in attesa che i grandi della terra abbiano espletato ai loro bisogni.

Concludo con una riflessione ispirata dai murales dell’artista Keith Haring. La danza, come la musica sono espressioni artistiche che uniscono gli uomini e portano ordine nella loro vita. Nei suoi muri colorati ci sono tutte le risposte: diversità e unione, comprensione e rispetto reciproco. Tutto ciò si ottiene solo abbattendo i muri dell’inganno, imparando ad aiutare gli altri senza perdere il rispetto verso noi stessi come chi ci comanda sta provando a fare, mettendo in discussione ogni principio d’identità e buon senso.

Macron ha paura…

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… degli hacker naturalmente, che a suo dire “vogliono destabilizzare la democrazia come in USA”!!! Cioè uno che a detta dei sondaggi avrebbe  il 62% dei consensi, mette le mani avanti arrivando addirittura a minacciare “…non tollereremo che gli interessi vitali della democrazia siano messi in pericolo!”.

Ma mi faccia il piacere!!“, direbbe il buon Totò. La realtà è che un’eventuale vittoria della Le Pen è un’ipotesi tutt’altro che remota, la gente per quanto manipolata vota anche e soprattutto con la pancia, come avevamo previsto anche QUI.

Nell’UE ci troviamo da anni nella situazione in cui “tutte le vacche sono nere”, perché il voto dei cittadini dei vari stati si poteva LIBERAMENTE esprimere tra partiti eu-risti o euro-peisti.Ho usato il passato “poteva” perché con la Brexit è nata la prima vacca bianca, pur essendo il Regno Unito ben lontano dalla condizione di colonie dei paesi che hanno – sempre LIBERAMENTE – adottato l’euro. Ora se nascesse una vacca bianca dentro all’eurozona porterebbe ad una fuga incontrollata di vacche e buoi e allo scontato ritorno alle valute nazionali! Perché come afferma la saggezza popolare (o populista che va tanto de moda!) : “Vacche e buoi dei paesi tuoi!”

Quindi cari francesi o italiani o europei con destin comune, qui non si tratta di scegliere tra  destristi o sinistri o centristi, ma tra una vacca nera in una notte nera e una vacca bianca con la possibilità di fare figli di vari colori, quelli necessari ad ogni democrazia che si rispetti!

Vedremo presto se hanno ragione i sondaggi o se gli hacker saranno riusciti nel loro criminale intento di destabilizzare le elezioni francesi minando addirittura le stall… ehm i paesi dell’eurozona!

Liberi e/o felici? La macchina dell’asservimento ha la pozione giusta!

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Al centro del libro “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, si racconta come Cristo, ricomparso a Siviglia al tempo dell’inquisizione, sia stato subito arrestato e sottoposto a processo dal “grande inquisitore“, un cardinale che cerca di preservare la felicità dei suoi protetti andando contro lo stesso Messia, venuto per liberarci (dal male, dalla menzogna, dall’odio, dal peccato…)! Ma quale felicità può essere tale senza la libertà? L’uomo può semmai essere libero senza essere felice, osservando desolato i misfatti che il male semina nel cuore dell’umanità, un male così oscuro da celare la verità con il falso amore di chi si arroga il diritto di esonerarci dal peso della coscienza libera, diventando espressione diretta e unica della Verità! Se capiamo questa Verità riusciremo a comprendere come la macchina dell’asservimento sia sempre in moto e senza lasciare alcuna via di scampo. E capiremo come oggi più che mai la dittatura può coesistere con la democrazia, naturalmente snaturandola nella sua essenza più profonda, cioè quella di dover essere espressione della maggioranza di un popolo!

Come il professor Alberto Bagnai ha più volte spiegato nel suo blog Goofynomics  e nei suoi libri, il paternalismo è alla base della costruzione europea: i “padri af-fondatori  – per il nostro bene – hanno scelto al nostro posto cosa era giusto fare! Questo perché il famoso “più Europa”, affermazione che ancora frequentemente sentiamo ragliare nei media dall’eurista di turno, sarebbe stato -per via democratica -irrealizzabile!!!

Per il nostro bene, facendoci credere che non siamo in grado di governarci da soli – hanno realizzato il cosiddetto”vincolo esterno”: prima con il “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d’Italia (1981) hanno di fatto vincolato il nostro paese ai diktat del mercato, in seguito con l’adesione al Trattato di Maastrict (1992) e poi all’euro (1999) hanno definitivamente completato lo smantellamento dello Stato democratico privandoci così della possibilità di avere un governo in grado di stabilire -autonomamente dalle istituzioni non-elette di matrice europea – la politica economica del nostro paese. Le conseguenze di tali scelte le viviamo quotidianamente sulla nostra pelle e non riguardano solo l’Italia.

La mancanza degli strumenti per capire, la cosiddetta “informazione” veicolata da media in mano al sistema di potere che ci governa, tutto ciò è espressione di un’organizzazione sempre più perfetta e totale che lascia poche possibilità ai popoli di scegliere una “via di scampo” quand’anche essa si manifestasse come possibile scelta democratica.

Ne sono un esempio le recentissime elezioni politiche francesi: il voto si è spostato a favore di Macron, un banchiere che non potrà che riproporre, in salsa montiana, le politiche austere che abbiamo tristemente vissuto noi italiani, ma che sono essenziali all’esistenza stessa dell’euro e alla tutela delle classi dominanti che tanto odiano lo Stato e i popoli (populismi in senso dispregiativo) che di esso sono (dovrebbero essere) l’espressione! Certo la Le Pen, qualora vincesse, non sarà certo la soluzione, ma è sicuro che Macron sarà il problema: rappresenta l’interesse di pochi, svolto scientemente e senza remore a danno di molti. E come lui tante infinite repliche negli altri paesi europei: laddove dovesse nascere un’alternativa democratica “possibile” la macchina dell’asservimento” ha già predisposto l’antidoto! Pseudopartiti o politici “innovativi” mediaticamente gonfiati ad arte, pronti a deviare l’attenzione popolare dalla Verità alla Menzogna: no certo che no, l’euro non è mai stato il problema, vi daremo…negozieremo…noi siamo diversi…il pericolo è il populismo-nazionalismo-bieco-estremismo… ed il gioco è fatto!

Cos’è quindi la felicità che riescono a darci (falsa o vera che essa sia), pur di non farci togliere le catene? Perché tanta gente non vede dov’è il male? Eppure le persone devono essere ancora “sazie”(ma di cosa?) per non battersi per la propria libertà e per la propria dignità…

Non so se si può possedere la Verità o se piuttosto si sia da Essa posseduti, ma sembra certo che alla Verità si può voltare le spalle.

 

Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia!

Ho ripubblicato questo articolo del mese di marzo perché contiene un aggiornamento relativo all’approvazione definitiva delle leggi delega sulla Buona scuola.

Sorgente: Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia!

Utopia: disubbidire al criterio dell’utile per ritornare alla civiltà!

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Isola_di_Utopia_MoroPremetto che per me le vere utopie (o menzogne?) sono quelle che vedono nella competizione sfrenata e nel libero mercato (dei monopoli!) i fattori principali di sviluppo della società e dell’individuo! Essi in realtà, alla prova dei fatti, si stanno dimostrando fattori di restaurazione e repressione delle libertà individuali, portando rapidamente all’eliminazione delle democrazie sociali del dopoguerra. In riferimento a questo riporto sotto alcune riflessioni fatte dall’economista John Maynard Keynes che mettono in luce gli aspetti distorsivi di un modello economico socialmente e politicamente insostenibile nel lungo periodo. Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:

“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.

Si pensi qui alla gestione odierna delle catastrofi ambientali in Italia, in primis a quella recente del terremoto: le “risorse” rigorosamente messe sotto controllo da rigidi parametri di matrice euro-pea, non bastano nemmeno per gestire l’emergenza! Ne è prova l’incompleta ricostruzione del centro storico dell’Aquila, ridotta a cumulo di macerie dal lontano 2009. Nella situazione attuale di cronica “mancanza di risorse pubbliche”, cancellate sull’altare del pareggio di bilancio e del fiscal compact, le speranze per la ricostruzione futura dei territori del centro Italia colpiti dal recente terremoto sono pressoché nulle. Ma lasciamo continuare Keynes con la sua critica al “sistema economico” di allora (che è quello riproposto in salsa euro-liberista oggi):

“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Keynes partecipò alla conferenza di pace di Parigi a Versailles nel 1919 e si oppose alle sanzioni di guerra che i paesi vincitori imposero alla Germania, sostenendo che esse avrebbero portato a nuove guerre e nessun beneficio… pochi anni più tardi l’avvento di totalitarismi quali quello della Germania nazista gli diedero – purtroppo – ragione: la gente sfruttata all’inverosimile dall’austerità causata dagli enormi debiti di guerra votò la persona sbagliata nella speranza che facesse la cosa giusta, liberarli dalla falsità e dalla menzogna dei propri governanti! Le cose poi non andarono così, ma le colpe di chi furono? Se i governi venduti agli interessi del capitale finanziario, allora come oggi, pensano solo a ciò che rende e tolgono ai popoli i diritti e la dignità (il lavoro e la speranza di una vita migliore), quale destino può aspettarci per il futuro? I segnali che vengono dagli Stati Uniti, quelli che vedono appunto un presidente eletto tradire le promesse fatte ai propri elettori riprendendo la politica destabilizzante e guerrafondaia del proprio predecessore non sembrano indicare via di uscita dal sistema di potere “neofeudale” che sta portandoci alla catastrofe, in Europa come nel resto del mondo con pochissime eccezioni. Il motto globalista usato prevalentemente in politica estera dagli USA è quello di “divide et impera”, efficacemente adottato da varie dinastie nel passato: in Medio Oriente come in Europa si andrà avanti destabilizzando i popoli per accerchiare la Russia e i suoi alleati, come appunto la Siria o l’Iran. Ma se ciò non avrà un freno, come sembrava voler fare Trump prima e subito dopo la sua elezione, le conseguenze diventeranno tragiche. In attesa di sapere se anche Trump si comporterà come una Clinton o un Obama qualsiasi, portando forse il mondo a una nuova (e definitiva?) guerra globale, concludo con Keynes sul ruolo dello Stato in economia:

“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Padoan e suoi colleghi? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. E se ora applaudite al prima tanto disprezzato Trump, solo perché ha lanciato i suoi missili in Siria per punire un – non si sa bene da chi concepito – attacco con armi chimiche, ebbene siete poi così sicuri che ci sarà posto per voi nei bunker riservati alle élite in caso di una guerra che avrà conseguenze imprevedibili? Non possiamo che sperare che dietro l’irrazionalità di tali scelte ci sia un senso nascosto che abbia come fine ultimo il mantenimento della pace e non l’ennesima presa in giro del proprio popolo!

Bibliografia e approfondimenti:

J.M. Keynes “Autarchia economica”, 1933

Luciano Barra Caracciolo, Euro e (o?) democrazia costituzionale, DIKE

 

Per un’Europa a 27 (e più) velocità!

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Bandiere degli stati europei

Giusto due parole sulla celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma: nulla è cambiato! Si è celebrato ancora una volta il primato dell’economia sulla politica, che prevede appunto l’adesione incondizionata a trattati sovranazionali in grado di ingabbiare le nazioni e indirizzare le loro scelte di politica economica verso lo smantellamento dello stato sociale! Se proviamo ad andare oltre i proclami e la solita propaganda dell’Europa che porta la pace, il progresso, la libertà… cosa rimane in concreto per i “cittadini d’Europa” da spendere per un futuro migliore? Se ci va bene, il NULLA! Ripeto, se ci va bene, perché altrimenti la spirale involutiva non può che portarci a condizioni sempre più critiche e socialmente insostenibili.

Questo perché se è vero che ogni scelta politica è una scelta economica, è altrettanto vero che essa deve comunque passare attraverso la legittimazione democratica (cioè il voto espresso dalla maggioranza dei cittadini) ed essere compatibile con la Costituzione. Non è così per i Trattati che hanno dato origine all’UE! Le idee su cui si fonda l’Europa vedono invece i nazionalismi (e i loro sistemi costituzionali) come sterili e pericolosi ed esaltano una pseudo-unità che mira esclusivamente a risolvere il conflitto di classe tra lavoro e capitale a totale favore di quest’ultimo.  Molti intellettuali e politici italiani hanno aderito a questa impostazione neoliberista e inserendosi all’interno delle classi dirigenti (politiche e non) sono riusciti a sovvertire, ben schermati da una propaganda mediatica di attacco allo stato (brutto, corrotto, sporco, inefficiente, cattivo…), i principi sociali su cui si basano le democrazie europee del dopoguerra. Ecco ad esempio come Einaudi, già presidente della Repubblica, nel 1954 si riferiva alla necessità inderogabile di unificare l’Europa:

La necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza….Esisterà ancora un territorio italiano; non più una nazione, destinata a vivere come unità spirituale e morale solo a patto di rinunciare a una assurda indipendenza militare ed economica.

La citazione è tratta dal libro “La Costituzione nella palude” di Luciano Barra Caracciolo, dove si possono trovare tutti i necessari approfondimenti sul percorso storico di costruzione e imposizione dell’ordoliberismo (primato dell’economia sulla politica) e sull’adesione dell’Italia ai vari Trattati sovranazionali europei.

Le parole dell’allora presidente Einaudi sono in realtà perfettamente conciliabili con quelle dell’odierno presidente della Repubblica Mattarella, o con quelle del suo predecessore Giorgio Napolitano. Il percorso di restaurazione dei principi neoliberisti è lungo ed è stato portato avanti con determinazione. Per gli euro-peisti il nazionalismo sarebbe sempre e solo causa di ogni male e motivo primo delle guerre. Per questi motivi hanno ben pensato di sostituire gli stati nazionali con una supernazione europea,  mettendo alla guida di tale “rivoluzione pacifista” le élite dei paesi del nord Europa, a loro volta al servizio dei sistemi industriali-finanziari… e siamo arrivati al punto finale, che prevede di privatizzare TUTTO quello che è rimasto di appetibile in favore delle classi dominanti! Quindi quando sentirete i nostri amati leader ragliare in tv riguardo ai fantomatoci investimenti sulla crescita, saprete che mentono o peggio non sanno quello che dicono; o l’Europa si divide a causa del drastico e imprevedibile ritorno alla realtà dei cittadini europei tartassati da un sistema iniquo e inefficiente, che pretende solo sacrifici crescenti in cambio di farse e proclami senza alcuna sostanza, oppure la politica torna nei suoi ranghi e riprende in mano il mandato che i cittadini europei hanno dato a loro nelle rispettive nazioni: rimettere al primo posto la politica significa fare il bene comune, ristabilire i fondamentali economici che stanno alla base dei propri paesi, – a cominciare dalla moneta – per ripristinare al meglio le Costituzioni, unica tutela in grado di garantire quei diritti umani (a partire dal lavoro) che ci vengono abbondantemente elargiti a parole, ma costantemente negati nei fatti! Insomma, ritornare ad un Europa a 27 (e più) velocità per garantire la pace e la prosperità!

Chiudo sulla scuola: il MANTRA!

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Il mantra arriverà alla fine, intanto faccio un breve riepilogo dalle puntate precedenti (post “Smantellare la scuola pubblica per canceellare la democrazia” e “Ancora sulla (Buona) scuola“): l’unica scuola possibile è quella che possa garantire a tutti un’istruzione efficace, in grado di intervenire per superare le disuguaglianze. Se la “Buona scuola” e le riforme che ci hanno portato ad essa, è concepita in funzione delle realtà economiche neoliberiste che caratterizzano oggi l’UE è chiaro che essa aumenterà e addirittura causerà il consolidarsi delle disuguaglianze economiche e sociali del Paese. Essi vogliono una società di precari sottopagati e soprattutto incapaci di reagire e di vedere DOVE sta il male!

La scuola NON deve mai essere un servizio che privilegia le esigenze dell’utenza, ma deve garantire un’istruzione qualificata e deve educare alla criticità, base della democrazia. La Buona scuola porta invece a compimento l’idea di una scuola pubblica privatizzata – dove le finalità educative del pubblico vengono equiparate a quelle del privato che ha come priorità il profitto – che si basa su un’organizzazione aziendalistica, un modello di scuola che si adopera per le diseguaglianze sia tra gli insegnanti (meritocrazia), sia tra gli studenti (competenze e merito non meglio definiti).

L’unica scuola per l’uguaglianza è LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE!

Si deve capire che la scuola, pur con tutti i suoi limiti, ci ha dato gli strumenti per difenderci, culturalmente e democraticamente, dalla distruzione della nostra società. Gli insegnanti per primi devono prendere posizione e opporsi alla scuola dei quiz INVALSI, delle privatizzazioni e dalla cultura del pensiero unico dominante: esso pone le Riforme o come soluzioni ai nostri problemi oppure, quando c’è qualcuno che alza la testa e inizia a denunciare l’assurdità di tali imposizioni, come sacrifici necessari chiamando populismo ogni idea in grado di destabilizzare il sistema!

La “Buona scuola” è una riforma che in nome del risparmio porterà all’azzeramento delle risorse economiche e culturali che caratterizzano la vita sociale e personale (di ogni cittadino) del Paese, per questo è essenziale dare un segnale forte alle istituzioni, perlomeno devono sapere che la responsabilità morale e politica di tale distruzione è la loro, non potranno nascondersi dietro la solita propaganda orchestrata ad arte da tutti i mezzi d’informazione unificati!

L’unica idea da difendere e da pretendere è quella de…

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P.s.: il MANTRA è una potente e breve formula sonora spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza. La ripetizione del MANTRA  è un’antica tecnica dinamica con la caratteristica di possedere un potere cumulabile, infatti più lo si ripete più esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza, tanto che continueremo a ripeterlo mentalmente senza nemmeno rendercene conto. Questo è il nostro mantra…visto mai che funziona!!!!

 

Siogiovanni

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