Macron ha paura…

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… degli hacker naturalmente, che a suo dire “vogliono destabilizzare la democrazia come in USA”!!! Cioè uno che a detta dei sondaggi avrebbe  il 62% dei consensi, mette le mani avanti arrivando addirittura a minacciare “…non tollereremo che gli interessi vitali della democrazia siano messi in pericolo!”.

Ma mi faccia il piacere!!“, direbbe il buon Totò. La realtà è che un’eventuale vittoria della Le Pen è un’ipotesi tutt’altro che remota, la gente per quanto manipolata vota anche e soprattutto con la pancia, come avevamo previsto anche QUI.

Nell’UE ci troviamo da anni nella situazione in cui “tutte le vacche sono nere”, perché il voto dei cittadini dei vari stati si poteva LIBERAMENTE esprimere tra partiti eu-risti o euro-peisti.Ho usato il passato “poteva” perché con la Brexit è nata la prima vacca bianca, pur essendo il Regno Unito ben lontano dalla condizione di colonie dei paesi che hanno – sempre LIBERAMENTE – adottato l’euro. Ora se nascesse una vacca bianca dentro all’eurozona porterebbe ad una fuga incontrollata di vacche e buoi e allo scontato ritorno alle valute nazionali! Perché come afferma la saggezza popolare (o populista che va tanto de moda!) : “Vacche e buoi dei paesi tuoi!”

Quindi cari francesi o italiani o europei con destin comune, qui non si tratta di scegliere tra  destristi o sinistri o centristi, ma tra una vacca nera in una notte nera e una vacca bianca con la possibilità di fare figli di vari colori, quelli necessari ad ogni democrazia che si rispetti!

Vedremo presto se hanno ragione i sondaggi o se gli hacker saranno riusciti nel loro criminale intento di destabilizzare le elezioni francesi minando addirittura le stall… ehm i paesi dell’eurozona!

Liberi e/o felici? La macchina dell’asservimento ha la pozione giusta!

libertà

Al centro del libro “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, si racconta come Cristo, ricomparso a Siviglia al tempo dell’inquisizione, sia stato subito arrestato e sottoposto a processo dal “grande inquisitore“, un cardinale che cerca di preservare la felicità dei suoi protetti andando contro lo stesso Messia, venuto per liberarci (dal male, dalla menzogna, dall’odio, dal peccato…)! Ma quale felicità può essere tale senza la libertà? L’uomo può semmai essere libero senza essere felice, osservando desolato i misfatti che il male semina nel cuore dell’umanità, un male così oscuro da celare la verità con il falso amore di chi si arroga il diritto di esonerarci dal peso della coscienza libera, diventando espressione diretta e unica della Verità! Se capiamo questa Verità riusciremo a comprendere come la macchina dell’asservimento sia sempre in moto e senza lasciare alcuna via di scampo. E capiremo come oggi più che mai la dittatura può coesistere con la democrazia, naturalmente snaturandola nella sua essenza più profonda, cioè quella di dover essere espressione della maggioranza di un popolo!

Come il professor Alberto Bagnai ha più volte spiegato nel suo blog Goofynomics  e nei suoi libri, il paternalismo è alla base della costruzione europea: i “padri af-fondatori  – per il nostro bene – hanno scelto al nostro posto cosa era giusto fare! Questo perché il famoso “più Europa”, affermazione che ancora frequentemente sentiamo ragliare nei media dall’eurista di turno, sarebbe stato -per via democratica -irrealizzabile!!!

Per il nostro bene, facendoci credere che non siamo in grado di governarci da soli – hanno realizzato il cosiddetto”vincolo esterno”: prima con il “divorzio” tra il Tesoro e la Banca d’Italia (1981) hanno di fatto vincolato il nostro paese ai diktat del mercato, in seguito con l’adesione al Trattato di Maastrict (1992) e poi all’euro (1999) hanno definitivamente completato lo smantellamento dello Stato democratico privandoci così della possibilità di avere un governo in grado di stabilire -autonomamente dalle istituzioni non-elette di matrice europea – la politica economica del nostro paese. Le conseguenze di tali scelte le viviamo quotidianamente sulla nostra pelle e non riguardano solo l’Italia.

La mancanza degli strumenti per capire, la cosiddetta “informazione” veicolata da media in mano al sistema di potere che ci governa, tutto ciò è espressione di un’organizzazione sempre più perfetta e totale che lascia poche possibilità ai popoli di scegliere una “via di scampo” quand’anche essa si manifestasse come possibile scelta democratica.

Ne sono un esempio le recentissime elezioni politiche francesi: il voto si è spostato a favore di Macron, un banchiere che non potrà che riproporre, in salsa montiana, le politiche austere che abbiamo tristemente vissuto noi italiani, ma che sono essenziali all’esistenza stessa dell’euro e alla tutela delle classi dominanti che tanto odiano lo Stato e i popoli (populismi in senso dispregiativo) che di esso sono (dovrebbero essere) l’espressione! Certo la Le Pen, qualora vincesse, non sarà certo la soluzione, ma è sicuro che Macron sarà il problema: rappresenta l’interesse di pochi, svolto scientemente e senza remore a danno di molti. E come lui tante infinite repliche negli altri paesi europei: laddove dovesse nascere un’alternativa democratica “possibile” la macchina dell’asservimento” ha già predisposto l’antidoto! Pseudopartiti o politici “innovativi” mediaticamente gonfiati ad arte, pronti a deviare l’attenzione popolare dalla Verità alla Menzogna: no certo che no, l’euro non è mai stato il problema, vi daremo…negozieremo…noi siamo diversi…il pericolo è il populismo-nazionalismo-bieco-estremismo… ed il gioco è fatto!

Cos’è quindi la felicità che riescono a darci (falsa o vera che essa sia), pur di non farci togliere le catene? Perché tanta gente non vede dov’è il male? Eppure le persone devono essere ancora “sazie”(ma di cosa?) per non battersi per la propria libertà e per la propria dignità…

Non so se si può possedere la Verità o se piuttosto si sia da Essa posseduti, ma sembra certo che alla Verità si può voltare le spalle.

 

Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia!

Ho ripubblicato questo articolo del mese di marzo perché contiene un aggiornamento relativo all’approvazione definitiva delle leggi delega sulla Buona scuola.

Sorgente: Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia!

Utopia: disubbidire al criterio dell’utile per ritornare alla civiltà!

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Isola_di_Utopia_MoroPremetto che per me le vere utopie (o menzogne?) sono quelle che vedono nella competizione sfrenata e nel libero mercato (dei monopoli!) i fattori principali di sviluppo della società e dell’individuo! Essi in realtà, alla prova dei fatti, si stanno dimostrando fattori di restaurazione e repressione delle libertà individuali, portando rapidamente all’eliminazione delle democrazie sociali del dopoguerra. In riferimento a questo riporto sotto alcune riflessioni fatte dall’economista John Maynard Keynes che mettono in luce gli aspetti distorsivi di un modello economico socialmente e politicamente insostenibile nel lungo periodo. Le parole del grande economista sono critiche nei confronti delle scelte di politica economica attuate dai governanti europei negli anni ’30 del secolo scorso, ma risultano estremamente attuali:

“… Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell’ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano dell’opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie, perché le catapecchie, alla prova dell’iniziativa privata, <<rendevano>>, mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell’idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe <<ipotecato il futuro>>, sebbene non si riesca a vedere, a meno che non si abbia la mente obnubilata da false analogie tratte da un’inapplicabile contabilità, come la costruzione oggi di opere grandiose e magnifiche possa impoverire il futuro”.

Si pensi qui alla gestione odierna delle catastrofi ambientali in Italia, in primis a quella recente del terremoto: le “risorse” rigorosamente messe sotto controllo da rigidi parametri di matrice euro-pea, non bastano nemmeno per gestire l’emergenza! Ne è prova l’incompleta ricostruzione del centro storico dell’Aquila, ridotta a cumulo di macerie dal lontano 2009. Nella situazione attuale di cronica “mancanza di risorse pubbliche”, cancellate sull’altare del pareggio di bilancio e del fiscal compact, le speranze per la ricostruzione futura dei territori del centro Italia colpiti dal recente terremoto sono pressoché nulle. Ma lasciamo continuare Keynes con la sua critica al “sistema economico” di allora (che è quello riproposto in salsa euro-liberista oggi):

“…la nazione nel suo insieme sarebbe senza dubbio più ricca se gli uomini e le macchine disoccupate fossero adoperate per costruire le case di cui si ha tanto bisogno, che non se essi sono mantenuti nell’ozio. Ma le menti di questa generazione sono così offuscate da calcoli sofisticati, che esse diffidano di conclusioni che dovrebbero essere ovvie, e questo ancora per la cieca fiducia che hanno in una sistema di contabilità finanziaria che mette in dubbio se un’operazione del genere <<renderebbe>>. Noi dobbiamo restare poveri perché essere ricchi non <<rende>>. Noi dobbiamo vivere in tuguri, non perché non possiamo costruire palazzi, ma perché non ce li possiamo permettere.

Quante volte abbiamo sentito ripeterci il mantra “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”? Non è cambiato molto e la storia non ha insegnato nulla agli uomini! Keynes partecipò alla conferenza di pace di Parigi a Versailles nel 1919 e si oppose alle sanzioni di guerra che i paesi vincitori imposero alla Germania, sostenendo che esse avrebbero portato a nuove guerre e nessun beneficio… pochi anni più tardi l’avvento di totalitarismi quali quello della Germania nazista gli diedero – purtroppo – ragione: la gente sfruttata all’inverosimile dall’austerità causata dagli enormi debiti di guerra votò la persona sbagliata nella speranza che facesse la cosa giusta, liberarli dalla falsità e dalla menzogna dei propri governanti! Le cose poi non andarono così, ma le colpe di chi furono? Se i governi venduti agli interessi del capitale finanziario, allora come oggi, pensano solo a ciò che rende e tolgono ai popoli i diritti e la dignità (il lavoro e la speranza di una vita migliore), quale destino può aspettarci per il futuro? I segnali che vengono dagli Stati Uniti, quelli che vedono appunto un presidente eletto tradire le promesse fatte ai propri elettori riprendendo la politica destabilizzante e guerrafondaia del proprio predecessore non sembrano indicare via di uscita dal sistema di potere “neofeudale” che sta portandoci alla catastrofe, in Europa come nel resto del mondo con pochissime eccezioni. Il motto globalista usato prevalentemente in politica estera dagli USA è quello di “divide et impera”, efficacemente adottato da varie dinastie nel passato: in Medio Oriente come in Europa si andrà avanti destabilizzando i popoli per accerchiare la Russia e i suoi alleati, come appunto la Siria o l’Iran. Ma se ciò non avrà un freno, come sembrava voler fare Trump prima e subito dopo la sua elezione, le conseguenze diventeranno tragiche. In attesa di sapere se anche Trump si comporterà come una Clinton o un Obama qualsiasi, portando forse il mondo a una nuova (e definitiva?) guerra globale, concludo con Keynes sul ruolo dello Stato in economia:

“…Noi distruggiamo le bellezze della campagna perché gli splendori della natura, accessibili a tutti, non hanno valore economico. Noi siamo capaci di chiudere la porta in faccia al sole e alle stelle, perché non pagano dividendo. Londra è una delle città più ricche che ricordi la storia della civiltà, ma non si può permettere i massimi livelli di civiltà di cui sono capaci i suoi cittadini, perché non rendono… E’ lo Stato, piuttosto che l’individuo, che bisogna cambi i suoi criteri. E’ la concezione del Ministro delle Finanze, come del Presidente di una specie di società anonima, che deve essere respinta.”

Capito ministro Padoan e suoi colleghi? Non siete a capo di una società anonima amministrata per fini non meglio definiti, ma siete invece a capo di uno Stato che deve garantire prioritariamente sostegno ai propri cittadini, che può e deve creare le “città delle meraviglie” cancellando una volta per tutte la mentalità contabile per cui ogni persona è un numero in una lista senza priorità e dignità alcuna. E se ora applaudite al prima tanto disprezzato Trump, solo perché ha lanciato i suoi missili in Siria per punire un – non si sa bene da chi concepito – attacco con armi chimiche, ebbene siete poi così sicuri che ci sarà posto per voi nei bunker riservati alle élite in caso di una guerra che avrà conseguenze imprevedibili? Non possiamo che sperare che dietro l’irrazionalità di tali scelte ci sia un senso nascosto che abbia come fine ultimo il mantenimento della pace e non l’ennesima presa in giro del proprio popolo!

Bibliografia e approfondimenti:

J.M. Keynes “Autarchia economica”, 1933

Luciano Barra Caracciolo, Euro e (o?) democrazia costituzionale, DIKE

 

Per un’Europa a 27 (e più) velocità!

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Bandiere degli stati europei

Giusto due parole sulla celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma: nulla è cambiato! Si è celebrato ancora una volta il primato dell’economia sulla politica, che prevede appunto l’adesione incondizionata a trattati sovranazionali in grado di ingabbiare le nazioni e indirizzare le loro scelte di politica economica verso lo smantellamento dello stato sociale! Se proviamo ad andare oltre i proclami e la solita propaganda dell’Europa che porta la pace, il progresso, la libertà… cosa rimane in concreto per i “cittadini d’Europa” da spendere per un futuro migliore? Se ci va bene, il NULLA! Ripeto, se ci va bene, perché altrimenti la spirale involutiva non può che portarci a condizioni sempre più critiche e socialmente insostenibili.

Questo perché se è vero che ogni scelta politica è una scelta economica, è altrettanto vero che essa deve comunque passare attraverso la legittimazione democratica (cioè il voto espresso dalla maggioranza dei cittadini) ed essere compatibile con la Costituzione. Non è così per i Trattati che hanno dato origine all’UE! Le idee su cui si fonda l’Europa vedono invece i nazionalismi (e i loro sistemi costituzionali) come sterili e pericolosi ed esaltano una pseudo-unità che mira esclusivamente a risolvere il conflitto di classe tra lavoro e capitale a totale favore di quest’ultimo.  Molti intellettuali e politici italiani hanno aderito a questa impostazione neoliberista e inserendosi all’interno delle classi dirigenti (politiche e non) sono riusciti a sovvertire, ben schermati da una propaganda mediatica di attacco allo stato (brutto, corrotto, sporco, inefficiente, cattivo…), i principi sociali su cui si basano le democrazie europee del dopoguerra. Ecco ad esempio come Einaudi, già presidente della Repubblica, nel 1954 si riferiva alla necessità inderogabile di unificare l’Europa:

La necessità di unificare l’Europa è evidente. Gli stati esistenti sono polvere senza sostanza….Esisterà ancora un territorio italiano; non più una nazione, destinata a vivere come unità spirituale e morale solo a patto di rinunciare a una assurda indipendenza militare ed economica.

La citazione è tratta dal libro “La Costituzione nella palude” di Luciano Barra Caracciolo, dove si possono trovare tutti i necessari approfondimenti sul percorso storico di costruzione e imposizione dell’ordoliberismo (primato dell’economia sulla politica) e sull’adesione dell’Italia ai vari Trattati sovranazionali europei.

Le parole dell’allora presidente Einaudi sono in realtà perfettamente conciliabili con quelle dell’odierno presidente della Repubblica Mattarella, o con quelle del suo predecessore Giorgio Napolitano. Il percorso di restaurazione dei principi neoliberisti è lungo ed è stato portato avanti con determinazione. Per gli euro-peisti il nazionalismo sarebbe sempre e solo causa di ogni male e motivo primo delle guerre. Per questi motivi hanno ben pensato di sostituire gli stati nazionali con una supernazione europea,  mettendo alla guida di tale “rivoluzione pacifista” le élite dei paesi del nord Europa, a loro volta al servizio dei sistemi industriali-finanziari… e siamo arrivati al punto finale, che prevede di privatizzare TUTTO quello che è rimasto di appetibile in favore delle classi dominanti! Quindi quando sentirete i nostri amati leader ragliare in tv riguardo ai fantomatoci investimenti sulla crescita, saprete che mentono o peggio non sanno quello che dicono; o l’Europa si divide a causa del drastico e imprevedibile ritorno alla realtà dei cittadini europei tartassati da un sistema iniquo e inefficiente, che pretende solo sacrifici crescenti in cambio di farse e proclami senza alcuna sostanza, oppure la politica torna nei suoi ranghi e riprende in mano il mandato che i cittadini europei hanno dato a loro nelle rispettive nazioni: rimettere al primo posto la politica significa fare il bene comune, ristabilire i fondamentali economici che stanno alla base dei propri paesi, – a cominciare dalla moneta – per ripristinare al meglio le Costituzioni, unica tutela in grado di garantire quei diritti umani (a partire dal lavoro) che ci vengono abbondantemente elargiti a parole, ma costantemente negati nei fatti! Insomma, ritornare ad un Europa a 27 (e più) velocità per garantire la pace e la prosperità!

Chiudo sulla scuola: il MANTRA!

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Il mantra arriverà alla fine, intanto faccio un breve riepilogo dalle puntate precedenti (post “Smantellare la scuola pubblica per canceellare la democrazia” e “Ancora sulla (Buona) scuola“): l’unica scuola possibile è quella che possa garantire a tutti un’istruzione efficace, in grado di intervenire per superare le disuguaglianze. Se la “Buona scuola” e le riforme che ci hanno portato ad essa, è concepita in funzione delle realtà economiche neoliberiste che caratterizzano oggi l’UE è chiaro che essa aumenterà e addirittura causerà il consolidarsi delle disuguaglianze economiche e sociali del Paese. Essi vogliono una società di precari sottopagati e soprattutto incapaci di reagire e di vedere DOVE sta il male!

La scuola NON deve mai essere un servizio che privilegia le esigenze dell’utenza, ma deve garantire un’istruzione qualificata e deve educare alla criticità, base della democrazia. La Buona scuola porta invece a compimento l’idea di una scuola pubblica privatizzata – dove le finalità educative del pubblico vengono equiparate a quelle del privato che ha come priorità il profitto – che si basa su un’organizzazione aziendalistica, un modello di scuola che si adopera per le diseguaglianze sia tra gli insegnanti (meritocrazia), sia tra gli studenti (competenze e merito non meglio definiti).

L’unica scuola per l’uguaglianza è LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE!

Si deve capire che la scuola, pur con tutti i suoi limiti, ci ha dato gli strumenti per difenderci, culturalmente e democraticamente, dalla distruzione della nostra società. Gli insegnanti per primi devono prendere posizione e opporsi alla scuola dei quiz INVALSI, delle privatizzazioni e dalla cultura del pensiero unico dominante: esso pone le Riforme o come soluzioni ai nostri problemi oppure, quando c’è qualcuno che alza la testa e inizia a denunciare l’assurdità di tali imposizioni, come sacrifici necessari chiamando populismo ogni idea in grado di destabilizzare il sistema!

La “Buona scuola” è una riforma che in nome del risparmio porterà all’azzeramento delle risorse economiche e culturali che caratterizzano la vita sociale e personale (di ogni cittadino) del Paese, per questo è essenziale dare un segnale forte alle istituzioni, perlomeno devono sapere che la responsabilità morale e politica di tale distruzione è la loro, non potranno nascondersi dietro la solita propaganda orchestrata ad arte da tutti i mezzi d’informazione unificati!

L’unica idea da difendere e da pretendere è quella de…

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P.s.: il MANTRA è una potente e breve formula sonora spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza. La ripetizione del MANTRA  è un’antica tecnica dinamica con la caratteristica di possedere un potere cumulabile, infatti più lo si ripete più esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza, tanto che continueremo a ripeterlo mentalmente senza nemmeno rendercene conto. Questo è il nostro mantra…visto mai che funziona!!!!

 

Ancora sulla (Buona) scuola!

 

Renzi Giannini

Come da titolo – per dar seguito al post “Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia” –  continuo a proporre delle riflessioni e approfondimenti sulla legge n.107/2015 in vista della sua definitiva approvazione e della (ancora) possibile azione di contrasto da parte del mondo della scuola attraverso l’adesione allo sciopero del 17 marzo.

Nei mesi di settembre-ottobre 2014 era stata aperta una piattaforma digitale su la Buona scuola, che oltre ad indicare le caratteristiche della Legge permetteva ai docenti e alle istituzioni scolastiche di inserire pareri, critiche, consigli. Non sappiamo se davvero tali commenti vennero presi in considerazione, ma pur essendo scettico sul modo e sull’efficacia della consultazione scrissi anch’io alcune righe in merito alla Riforma  dopo aver letto pareri pro e contro e consultato varie fonti. Alla luce della sua applicazione le ripropongo, credo siano ancora utili per analizzare cosa è stato fatto e le (ancora parziali) conseguenze di questi 18 mesi di applicazione della Legge. Ecco le riflessioni di allora:

Leggendo il rapporto su ” La buona scuola” Clicca per leggere – lungo ben 136 pagine (esiste però una versione light di sole 13 pagine) – e difficilmente commentabile con “qualche crocetta” o “mi piace” come si sta facendo attraverso una superficiale consultazione on line – è difficile NON pensare che esso NON sia il completamento dello smantellamento della scuola pubblica, che di fatto funzionerà (e costerà) sempre di più come quella privata!

C’è un po’ di tutto, difficile da leggere e soprattutto da commentare: si evidenzia il raccordo della scuola all’impresa, dando per scontato che l’occupazione dipenda direttamente dall’istruzione, non invece da scelte politiche di modelli economici efficaci (come quello keynesiano volto al sostegno pubblico dello Stato per la piena occupazione proposto dalla Costituzione). Si parla di un ulteriore ampliamento dell’offerta formativa (forse pilotata dall’exstrascuola: aziende, famiglie, enti vari…) e la flessibilità didattica sembra in realtà un adattamento-imposizione-improvvisazione al non ben definito”nuovo modello” di scuola delle competenze. Si va verso l’annullamento del contratto collettivo nazionale, presto sostituito da bonus-premiali di stampo meritocratico, che servono a mettere in competizione (non bastavano gli alunni) gli insegnanti, valutati su progetti e attività quasi sempre lontani anni luce dalla loro attività d’insegnamento (che NON è valutabile in modo oggettivo e univoco). La mobilità viene proposta in funzione tappa-buchi e volta esclusivamente al risparmio, con un’assegnazione schizofrenica che non tiene minimamente conto delle esigenze familiari e personali degli insegnanti…

Questa Riforma, per ammissione dello stesso Renzi e del(la) Ministro(a) della Pubblica istruzione Giannini, va a completare le Riforme della scuola che iniziarono con la legge sull’AUTONOMIA SCOLASTICA del 1999, la quale non si basava su finalità culturali e pedagogiche, ma serviva ad estendere principi di stampo privatistico all’area dell’istruzione. In particolare venne utilizzato il principio di sussidiarietà (ecco perché si parla di autonomia a tutti i livelli dell’apparato statale) per far  passare esplicite cessioni di sovranità statali a enti-super-burocratizzati sovranazionali e non eletti (vedi UE, BCE, FMI e simili…). Essi nello Stato nazionale, in varie forme e attraverso percorsi contorti e intricati,  – costruiti ad hoc proprio per rendere al cittadino difficile vedere il rapporto di causa ed effetto ( a noi deve passare esclusivamente il messaggio “Stato ladro, inefficiente, fonte di ogni danno e burocrazia”!) –  impongono interessi privati con il fine di smantellare le tutele sociali sul lavoro, togliendo ai lavoratori diritti garantiti (sta accadendo ORA in tutti i settori pubblici e privati). Anche la scuola pubblica attraverso l’autonomia si trasforma da un’istituzione che svolge una funzione statale nel prevalente interesse generale, in un’azienda pubblica, – su modello di un’azienda privata – che svolge un servizio pubblico! Invece di realizzare il diritto allo studio, costruisce un sistema aziendale di natura privata in cui deve proporre e mostrare alla “clientela” il piano delle attività, tutto va formalizzato e burocratizzato fino all’assurdo: commissioni di ogni genere e tipo, funzioni e incarichi fra l’inutile, il fantasioso e il dannoso, POF, PTOF, crediti, debiti, progetti, corsi d’aggiornamento,, valutazione e valutazioni, dipartimenti, consigli ordinari e straordinari… Cosa resta per l’insegnamento? Quale didattica possono portare avanti gli insegnanti in questo contesto assurdo e ingestibile in cui si trovano a lavorare? Dov’è la centralità degli alunni in tutto ciò?

Ritorniamo all’oggi: mi sembra che quello che si temeva prima dell’approvazione della Riforma si sia poi in gran parte realizzato, soprattutto negli aspetti negativi sopraevidenzati. Dobbiamo però riflettere sul fatto che questo modello “mercatocentrico” che ci chiede (impone) l’Europa potrebbe avere i giorni contati. Mi riferisco ai segnali che vengono sia dai paesi europei in cui stanno per svolgersi nuove elezioni, in primis Francia e Germania, sia dagli Stati Uniti in cui le elezioni ci sono già state con i risultati che sappiamo. Se il revival del nazionalismo dovesse travolgere come un’onda il globalismo-colonialista che ha imperato finora nell’UE e in generale nel mondo occidentale, le riforme non avrebbero più motivo alcuno di essere imposte, soprattutto perché i governi avrebbero di nuovo a disposizione strumenti di natura finanziaria per uscire dalla crisi, gestendo le monete nazionali fuori da cambi fissi imposti e deprimenti l’economia. Se i cittadini prendono consapevolezza dei loro diritti i governi dovranno porre rimedio ai danni fatti. Ma la campagna mediatica di distrazione di massa che ha per anni incitato all’odio verso lo Stato ladro e la corruzione senza dire una parola nei confronti della privazione continua e devastante dei principali diritti costituzionali fatta attraverso la cessione di sovranità a istituzioni private al servizio della finanza, lascia ben poco spazio e ancor meno speranze che la massa  di cittadini sia tale da far cambiare rotta alle riforme e recuperare così quello che ci hanno tolto. La scuola in un momento così delicato dovrebbe dare un contributo in tal senso: aiutare i ragazzi a capire quali sono i loro diritti e a pretenderli. Sicuramente NON fa parte dei loro diritti lo sfruttamento che subiscono attraverso l’alternanza scuola-lavoro. Quello come TUTTE le riforme serve esclusivamente a favorire la DEFLAZIONE SALARIALE (cit. Alberto Bagnai), cioè ad abbassare ancora di più il costo del lavoro, con la beffa che i primi a rimetterci saranno proprio i nostri giovani. Partiamo quindi dalla scuola, base di ogni sistema democratico, prepariamoci al cambiamento e non perdiamo di vista l’importanza dei principi costituzionali unici garanti dell’uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini.

 

 

Smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia!

Breve aggiornamento all’articolo pubblicato i primi di marzo 2017: il 7 aprile, dopo appena due mesi di tempo sono state approvate in via definitiva le 8 leggi delega della legge 107! Chiaramente il confronto con il “mondo della scuola” sarà stato congruo e proficuo, vista soprattutto la fretta di arrivare a concludere la legge 107 bis! Altrettanto chiaramente il governo avrà preso in considerazione le proteste fatte dai lavoratori della scuola in occasione dello sciopero del 17 marzo! Ecco di seguito nota del MIUR con le dichiarazioni della Ministra Fedeli di cui riporto sotto degli stralci:

“I provvedimenti approvati oggi in Consiglio dei Ministri sono il frutto di un lungo lavoro di consultazione in sede parlamentare, nelle commissioni competenti. C’è stato un ampio confronto che è servito a migliorare ed arricchire i testi. Si tratta di decreti che qualificano ulteriormente il sistema di Istruzione del nostro Paese”. Lo dichiara la Ministra Valeria Fedeli in occasione del via libera definitivo del Consiglio dei Ministri sui decreti legislativi attuativi della Buona Scuola… Con i provvedimenti approvati oggi “prosegue il cammino avviato nei primi due anni di attuazione della legge Buona Scuola che ha gettato le basi per un cambiamento culturale importante: la scuola vista come comunità aperta, innovativa, inclusiva in cui ragazze e ragazzi diventano cittadini attivi, accorti, protagonisti, capaci di contribuire alla crescita e alla competitività del Paese, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e nella piena attuazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione”, conclude la Ministra.”

Come realizzare la “democrazia sostanziale” prevista dall’articolo 3 della Costituzione mantenendo intatti i principi di “controllo della spesa pubblica” di matrice europea che impone allo Stato di non spendere, trovando al massimo le risorse attraverso i soliti tagli e le tasse, ebbene questo non è dato a sapersi! Comunque per chi non l’avesse letto ecco riproposto l’articolo che avevo scritto, dove esprimevo tutte le mie perplessità riguardo la (le) Riforma (e) sulla scuola, finalizzate esclusivamente a smantellare la scuola pubblica per cancellare la democrazia:

Nel mese di marzo sono previsti una serie di scioperi che riguardano il mondo della scuola, che ancora una volta vede gli insegnanti e gli alunni confrontarsi e scontrarsi con delle riforme piovute dall’alto in grado di destabilizzare e peggiorare ulteriormente il già precario percorso dell’istruzione pubblica. Il governo del SI all’Europa della finanza e delle Riforme di-strutturali, pulendosi il cu.. ehm posteriore con il voto referendario, – che indicava chiaramente il malcontento popolare verso un modello sociale ed economico lontano anni luce da quanto previsto dalla nostra ormai ex-Costituzione – ha approvato la maggioranza dei decreti attuativi previsti dal comma 180 della legge su la Buona scuola: riforma del sostegno, riforma dei professionali, riforma degli esami di stato, la riforma del reclutamento docenti e riforma del ciclo da 0 a 6 anni. Il governo aveva tempo 18 mesi per procedere alle deleghe attuative e dare il via alla Riforma e il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’istruzione Valeria Fedeli ha approvato  8 decreti  proprio allo scadere dei termini prefissati,  sabato 14 gennaio 2017. La ministra Fedeli è stata appunto “fedele” al modello eurista-globalista che i vari governi clone hanno fin qui rapidamente realizzato senza guardare in faccia a nessuno (neanche al buon senso!) Leggiamo nel comunicato stampa del Consiglio dei ministri: “Il decreto aggiorna, riorganizza e razionalizza i provvedimenti vigenti in materia, tenendo conto della nuova prospettiva nazionale ed internazionale dell’inclusione scolastica, riconosciuta quale identità culturale, educativa e progettuale del sistema di istruzione e formazione in Italia.”

In realtà il modello di scuola proposto sembra totalmente affine a quello di una società di precari destinati allo sfruttamento e alla competizione selvaggia per guadagnarsi il (tozzo di) pane quotidiano. Basta pensare a come l’alternanza scuola-lavoro diventi non tanto un’opportunità per gli studenti (scelta e programmata liberamente dagli istituti nella loro autonomia scolastica) di fare esperienze di realtà lavorative a cui un domani potranno avere accesso, ma un obbligo per accedere all’esame di maturità e un ostacolo nel percorso di apprendimento che di fatto diventa secondario e quasi impraticabile!!! L’apprendistato gratuito degli alunni arriverà ad incidere fino al 40% sull’orario scolastico curricolare, si prevedono inoltre psedo-contratti con le imprese, l’introduzione di esperti aziendali esterni e una valutazione delle “competenze acquisite” dallo studente in questo percorso di pseudo-cultura del lavoro!  Una scuola che deve educare alla competizione e al merito, cioè a finalità utilitaristiche, non ha nulla a che fare con l’uguaglianza e l’inclusione e la cooperazione su cui nasceva la scuola pubblica della nostra ex-Costituzione!

Sull’inclusione degli alunni disabili e la trasformazione degli insegnanti di sostegno in tecnici-consulenti -coordinatori dei docenti di classe, di fatto sempre più soli e sobbarcati – essi si che ne farebbero volentieri a meno – di beghe buro-cartacee-digitali con le quali dovrebbero magicamente risolvere in maniera inc-lusiva le innumerevoli problematiche che si nascondono dietro le astruse sigle ormai conosciute anche ai profani: DSA, BES, PDP,… Non ci sono risorse e in pratica l’inc-lusività si riduce a pezzi di carta che dovrebbero magicamente tradursi in strategie mirate ed efficaci!!! La legge delega mette in discussione ben 18 articoli su 44 della legge 104 del 1992 stravolgendola, una legge (la 104) ottima che ha avuto negli anni forse l’unico difetto di non essere pienamente applicata! Grazie ai vincoli di bilancio pubblico IMPOSTI DALL’EUROPA,… RIPETO: Grazie ai vincoli di bilancio pubblico IMPOSTI DALL’EUROPA,… RIPETO: Grazie ai vincoli di bilancio pubblico IMPOSTI DALL’EUROPA, a partire dalla funesta adesione del trattato di Maastricht nel 1992, anno dal quale il nostro paese ha sempre e costantemente accumulato consistenti avanzi primari (tradotto: lo Stato ha sempre speso meno di quello che ha incassato attraverso i tagli alla spesa e le tasse), ebbene la “disponibilità di risorse pubbliche” è sempre stata anteposta ai “diritti degli alunni disabili”, ma anche a quelli di tutti gli altri cittadini. Le classi con max 20 alunni con la presenza di un alunno disabile si facevano laddove le risorse lo permettevano, questa è la “mentalità contabile” che impongono le regole sovracostituzionali che prevedono i trattati europei ai quali abbiamo aderito. I diritti vengono DOPO e i limiti di spesa vengono stabiliti a tavolino da BUUU-rocrati con l’unico fine di smantellare lo Stato e privatizzare TUTTO a partire dalla scuola, base della coscienza critica di tutta la società civile! Demonizzare il pubblico, porre le premesse del suo malfunzionamento tagliando risorse, martellare i cittadini sulla piaga dei furbetti e furbettini che nulla centrano con la cronica mancanza di risorse, serve solo a far sembrare NECESSARIA la svendita di diritti sacrosanti che sono alla base di ogni sistema democratico: in primis la SCUOLA PUBBLICA, per la quale lo Stato italiano spende MENO di ogni stato europeo CLICCA QUI!

Ora chiediamoci: chi, nella società civile, ha guadagnato finora dall’applicazione della Riforma della Buona scuola (o dalla riforma dell’autonomia scolastica o da altra successiva ad essa collegata)? Non è forse ora di restituire la dignità agli insegnanti e a tutti gli operatori della scuola, al fine di garantire i diritti a tutti gli studenti? Il No di dicembre al Referendum sulla Costituzione, come il No alle Riforme che non tutelano i diritti fondamentali della persona (garantiti dalla Costituzione), come il NO ai trattati sovranazionali che distruggono le democrazie relegandole al Partito unico dell’euro e del liberismo sfrenato sono l’unica e coesa risposta che il mondo della scuola (docenti, ata, studenti, genitori…) insieme a tutta la società civile deve esprimere in maniera decisa contro un disegno politico totalmente sbagliato. Per questo ritengo che l’adesione allo sciopero del  17 marzo da parte di tutto il personale della scuola, finalizzato ad ottenere il ritiro dei decreti attuativi alla Legge 107 del 2015, sia doverosa e anche più importante del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Partecipiamo compatti a sostegno della scuola e della democrazia.

I conti non tornano: dall’emergenza terremoto alle banche asfittiche passando per la manovrina di primavera!

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Quante bugie ESSI raccontano per difendere la LORO verità!

Conta che ti conta ma tanto i conti non possono tornare: chi crede ancora che le manovre e manovrine possano non essere recessive? Il conte sembra essere uno di quelli, anche se non è molto credibile dato che fino a ieri diceva NO a nuove manovre imposte dall’UE! Il suo ministro dell’economia come al solito la butta sul virtuoso affermando che tanto ridurre il debito è fare l’interesse nazionale! Chissà perché però ci sono spese che sono virtuose e intoccabili per principio, una su tutte i super-sostanziosi contributi che l’Italia versa al bilancio UE: dal 2000 abbiamo versato oltre 80 miliardi in più di quelli che abbiamo ricevuto indietro, i quali fra le altre cose sono pure vincolati a regole di cofinanziamento  che ne limitano enormemente la spendibilità! A titolo di esempio: nel 2014 l’Italia ha versato 17.188 milioni di euro nelle casse UE ricevendo indietro solo 9.882 milioni di euro con un disavanzo di oltre 7.300 milioni. Siamo passati dai circa 3 miliardi di euro del 2007 (l’inizio della crisi) agli oltre 7 miliardi di oggi, sostenendo così i bilanci di altri stati UE che a differenza dell’Italia ricevono più di quello che versano. E se i trattati una volta firmati è giusto rispettarli, viste le conseguenze disastrose a cui ci hanno portato sarebbe anche  giunto il momento di far sentire la voce dei cittadini di questo martoriato paese senza se e senza ma: l’imposizione di regole di bilancio fortemente recessive – i nostri lacché al governo e i famigerati tecnici della Commissione – dove dovrebbero mettersele? I risultati sono evidenti e i conti non tornano! Il governo dovrà redigere una manovrina di circa 3 miliardi con i soliti tagli e aumenti vari ed avariati, rastrellando soldi direttamente e indirettamente dalle tasche di noi tutti! Senza pensare poi minimamente all’emergenza terremoto. Essi ci mandano a dire che tale correzione – se non avessero tenuto conto dell’emergenza terremoto – avrebbe dovuto essere di almeno 10 miliardi!!! Soldi che come una spada di Damocle sono pronti a richiederci se entro aprile non arriverà la manovrina del governo. Intanto il neo-presidente del parlamento europeo Taiani  pochi giorni fa ha fatto un bel tour nelle zone terremotate promettendo – a nome dell’UE – sostanziosi fondi: ben 30 milioni di euro sono stati stanziati a novembre (se sò sprecati) e altri aiuti arriveranno! Pare (per ora sono chiacchiere) che tra fondi per l’emergenza e fondi strutturali già a disposizione dell’Italia (praticamente i nostri soldi che ci rigirano dopo aver trattenuto il giusto compenso) si potrà arrivare perfino a 2 miliardi di euro!!! Addirittura i fondi strutturali saranno spendibili al 100% senza cofinanziamenti e burocrazie euriste varie! Tanta generosità lascia senza parole, peccato però che rispetto ai conti prontamente inviati dalla Protezione Civile alla Commissione europea, che ammontano a ben 23 miliardi necessari per la ricostruzione, non sembrano granché. Ben altra cosa sono i soldi che l’Ue daccordo con il governo italiano ha permesso di stanziare per ricapitalizzare le nostre banche,  20 miliardi di nuovo debito buttati poi come acqua in una vasca senza tappo: è inutile cercare di ricapitalizzare un sistema bancario che continua ad accumulare sofferenze a causa dei tagli e delle tasse che il modello economico euroimposto aggrava di giorno in giorno. Soldi quindi buttati nel cesso dell’austerità!

Come quelli che l’allora governo Monti si affrettò a versare nei fondi ESM, – chiamati dai media salva-stati – quando in realtà servirono a ricapitalizzare le banche (degli altri, soprattuto quelle tedesche e francesi) che a causa dei loro azzardi e speculazioni rischiavano di saltare in aria: ben 60 miliardi versati da noi italiani tramite IMU e compagnia bella alle banche greche, le quali li rigirarono prontamente a quelle del nord europa, i veri finanziatori dei mutui e prestiti a basso costo del popolo greco. Ma almeno altri 20 miliardi l’Italia ha versato nei fondi ESM sempre per ricapitalizzare le banche (degli altri) che avevano prestato a man bassa in paesi quali la Spagna o il Portogallo. Tanto gli speculatori sapevano che all’arrivo della crisi ci avrebbe pensato mamma UE e babbo BCE, – con governi lacché compiacenti – a restituire il tutto a suon di STATO LADRO DEBBBITOPUBBLICOBRRRUTTTO E SPRECHI E CORRUZZZIONE E FRESCACCE SIMILI: eccoti servita su un piatto d’argento la propaganda ideale per i polli che beccano le più indecenti menzogne! Debiti privati del sistema bancario e finanziario europeo ripagati con gli interessi dai cittadini europei a suon di austerità e riforme. In tutto ciò l’Italia, paese con una grande ricchezza privata proprio per la laboriosità e la produttività dei propri cittadini-lavoratori-imprese, sta pagando un prezzo altissimo e ingiusto: ci stanno spolpando senza ritegno e continueranno a farlo finché glielo permetteremo non focalizzando il vero problema: il nemico non è lo Stato, ma il sistema finanziario deregolamentato di cui l’UE è il braccio esecutivo!

Concludo ritornando sull’emergenza terremoto: che nulla o quasi è stato fatto ce lo dice lo stesso Errani! A settembre aveva detto che in 7 mesi sarebbe partita la ricostruzione, quando invece in regioni come le Marche ci sono comuni che ancora devono vedere le casette! Addirittura la regione Marche affida solo ora ai Consorsi di bonifica  i lavori per fare le stalle, insomma giusto in tempo per il pascolo primaverile! Tutto ciò oltre che alla mancanza di un’organizzazione efficiente, fa pensare alla mancanza di risorse. Per far ripartire il paese servono soldi e investimenti, così per ricostruire un territorio devastato dal terremoto e ridare vita al suo tessuto produttivo idem! E se le calamità naturali sono imprevedibili, non altrettanto lo sono le cause della crisi infinita a cui ci hanno condannato, una crisi che ha portato distruzione e sofferenze enormi: è giunto il momento di dire basta a questo sistema folle e pretendere giustizia compatti contro le infinite menzogne che ci raccontano da ormai troppo tempo. E se proprio volete sapere le giuste parole da dire all’Unione europea – e aggiungerei al governo –  di fronte alle richieste assurde che continuano a imporci, ascoltate quelle dette dal professor Becchi alla trasmissione Agorà (clicca per vedere il video), in particolare dal minuto 3,30 e condividete!

Populismi e pupùlismi a confronto!

populist

Sui media in questi giorni siamo soliti sentire il disco rotto ripetere – martellandoci i timpani – la seguente solfa: “populismi de qua, populismi de là, populismi de su, populismi de giù…”. I più seri, quelli che mettono le mani avanti e ci avvertono per tempo dei rischi a cui stiamo andando incontro, sono gli esimi rappresentanti del partito unico dell’euro e della globalizzazione (sinonimi interscambiabili) che avanzano appelli e proposte per affrontare questa inconcepibile deriva anti-EURO-peista. Gli esempi sono infiniti, ma nel mucchio proviamo a leggere l’articolo scritto sull’Avanti:

Di fronte al rischio che l’Unione Europea imploda, un gruppo di giuristi ed intellettuali ha lanciato un appello alla rifondazione dell’Unione, in modo che possa rispondere alle “tendenze autoritarie e all’ascesa di forze nazionaliste e xenofobe” che hanno messo sotto attacco l’Unione “sebbene abbia garantito pace, democrazia e benessere  per decenni”. L’appello, pubblicato su diversi quotidiani  europei, è stato firmato, tra gli italiani, da Giuliano Amato, Emma Bonino, Massimo Cacciari e Giuliano Cazzola”.

Notare l’abbinamento classico NAZIONALISTI=XENOFOBI! Oltre ai giuristi e agli intellettuali, in prima linea per la difesa dell’Unione metterei anche i LECCOnomisti, quelli chiamati per informarci che uscire dall’euro sarebbe un immane disastro,a causa della svalutazione, inflazione, spread alle stelle e chi più ne ha più ne metta, precisando poi immancabilmente che a rimetterci – stringe il cuore – come al solito sarebbero i più deboli, dalla vedova all’orfano, all’invalido de guerra ecc. ecc. ecc… Chiaramente una spiegazione credibile sui motivi della crisi infinita – con dati catastrofici mai visti dall’unità d’Italia escluse naturalmente le due guerre mondiali, – non è data a sapersi!

Quindi il pericolo è l’avanzata dei populismi, quelli per intenderci rappresentati da Trump in America o dalla Le Pen in Europa, cioè da chiunque presenti al “popolo” un programma alternativo all’UE e all’euro. Nel miglior dei casi essi sono descritti come demogoghi e il popolo agonizzante a causa delle “cure da cavallo” imposte dal sistema è rappresentato come demagogo di sé stesso, in grado di autoadularsi replicando sui social o simili le pericolose fantasie che descriverebbero l’Europa come un covo di finanzieri spregiudicati nemici della democrazia: non sapendo scegliere il nostro VERO BENE, sarebbe più giusto far scegliere a LORO, quelli seri e responsabili che sanno sempre qual è la cosa giusta da fare e da applicare costi quello che costi (non a LORO naturalmente)! E il fatto che le alternative al sistema (tipo Trump o Le Pen…) si propongano come alternativa democratica, – cioè cercando di venire eletti attraverso libere elezioni e non certo con colpi di stato autoritari o con il manganello dello spread –  poco importa: l’unica alternativa all’Europa è l’Europa (della finanza e delle banche)! La tattica è quella di sporcare l’immagine dell’avversario attribuendogli le peggiori nefandezza (razzista, sessista, xenofobo, omofobo, umanofobo…) nella migliore tradizione pupùlista-liberista. E ne stanno a fa de me..lma col disco rotto sparato a ripetizione – in ogni dove e in ogni occasione – contro ogni forma di recupero di sovranità popolare. Ma uscire dalla me..lma è possibile, lo dimostrano proprio le raffiche sopracitate e le tante che avrete sentito e continueremo a sentire nei prossimi giorni. Perché se la produzione di tal materia marroncina è indipendente dalla richiesta (quando scappa scappa!), è vero che quando l’offerta è troppa anche la me..lma s’inflaziona svalutandosi da sola e il tanfo rischia di svegliare perfino i più addormentati dalla propaganda. Aspettando che l’attacco diarrotico-mediatico si calmi proviamo a buttar giù alcune delle migliori popu-popò-pupù LISTE attualmente in voga nei media:

  • Se usciremo dall’euro gli spread saliranno alle stelle… esattamente come quando c’imposero il governo Monti? Chissà se allora l’euro ci difese o se invece fu la causa del ricatto dei mercati?
  • A rimetterci saranno le classi più deboli, gli stipendi perderanno potere d’acquisto… ad avercelo ancora uno stipendio dopo 7 anni di crisi euro-imposta, la disoccupazione al 12% condita dalle riforme che impongono la precarizzazione permanente con l’aggiunta di aumenti di tasse e tagli indiscriminati  che cerrrrrtamente hanno aiutato le classi deboli!!!
  • Le materie prime andranno alle stelle… con i prossimi aumenti delle accise fatti per “correggere i conti perché “ce lo chiede l’Europa” arriveremo ad avere la benzina a 2 euro al litro? Abbiamo mai veramente sentito i benefici di una moneta forte per acquistare le materie prime in tutta questa infinita era dell’euro?
  • La lira si svaluterà… esattamente come si è svalutato l’euro(fino al 30%) in più occasioni senza che ce ne accorgessimo?
  • Il debito pubblico sarà insostenibile… grazie alle riforme che hanno distrutto i consumi interni e la crescita (pil) il debito pubblico italiano che la stessa UE definiva sostenibile nel medio e lungo periodo è ora a rischio! Siamo sicuri che senza un recupero della sovranità monetaria potremo mai tornare fare politiche di bilancio pubblico sostenibili?                                                                                                           InZomma potremmo continuare a lungo (se ci sono volenterosi cercatori di pupù la aggiungano nei commenti) ma la sostanza è che nella maggioranza dei casi vengono semplicemente scambiati gli effetti con la causa e le RIFORME servono proprio per mantenere in vita la causa della crisi: l’euro come strumento a servizio del capitale finanziario, il bastone abbinato all’olio di ricino in grado di far digerire immantinente ogni possibile protesta! Gli effetti collaterali (dell’olio di ricino) li sentiamo però tutti, non turiamoci il naso è ora di SVEGLIARSI!!!

 

 

Siogiovanni

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