Il tempo è polvere, strati su strati formano le sue dune cangianti e ingannevoli. Soffoca e appesantisce nell’intimità, crea dei solchi, come rughe dell’anima!
Ma come esploratori dell’infinito basta un soffio per alleggerire e spazzare via la nebbia dell’oblio proprio come Navigatori senza tempo…
Karl Friedrich Schinkel, Apparizione della Regina della notte, per una scenografia del Flauto magico (1815)* – Fonte Wikipedia
Ascolta
la voce del silenzio…
Nessun suono è così intenso
come quello che nasce
nell’animo illuminato dall’amore
capace di volare
nelle infinite note
della propria solitudine
dove c’è un solo sentire
traboccante
la musica della divinità.
* luce e tenebre si equivalgono nella vita di ognuno con continui inciampi e ricadute. Ma è nel passaggio – faticoso e graduale – dalle tenebre alla luce che il singolo, specchio dell’umanità intera, può portare saggezza e bene nel mondo se avrà imparato a viverli profondamente nel proprio cuore…
William Turner, Tempesta di neve: battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth (1842)
Un sole caldo, luminoso, sereno,
d’improvviso questa mattina
è scomparso oscurato dalle nubi.
Un vento impetuoso,
tempesta terribile, uragano immane,
ha iniziato a spazzare,
distruggere ogni cosa sul suo cammino.
Nulla può resistere alla sua forza:
né alberi, né palazzi, né montagne eterne:
lo stesso oceano sembra straripare
incombendo sul tutto.
Ma il deserto non è ancora:
una luce fioca, all’apparenza un nulla…
Continua a devastare impietosa
la tempesta,
per giorni e notti senza fine.
Ma una luce fioca, all’apparenza un nulla
è ancora accesa, nella sua infinita umiltà
di fronte all’oscena catastrofe.
Eppure nell’impotenza estrema,
senza imporsi,
è ancora lì , ad indicarci una meta nel buio.
Mistero inesplicabile,
forza inesauribile
ma minima incombenza
di fronte al Nulla che avanza.
La tempesta è finita,
le nubi sono diradate
è incredibilmente riapparso il sole
caldo, luminoso, sereno.
Una cosa è certa:
senza quella luce, all’apparenza fioca,
nulla sarebbe più.
Si tratta di un’esperienza interiore, una ricerca per arrivare a Dio o chi per Lui voglia Essere e imporsi, senza che siamo noi a chiuderlo in una scatola, preconfezionando saccenti il proprio Dio ideale! Rinunciare alla propria natura, andare oltre, prevaricare i propri limiti sembra essere costitutivo del nostro essere uomini, perlomeno nel contesto attuale del pensiero occidentale! Ne parlavo con Ivano nei commenti di un suo splendido articoloINCANTESIMI CINEMUSICALI 8: ORGANIC E PROPHECIES. Grazie a lui mi sono ricordato di questa vecchia poesia dove sperimentavo una PRESENZA nella MANCANZA ASSOLUTA di Dio, un Dio che abbiamo cancellato dalle coscienze pur essendo sempre presente nel vocabolario e nelle parole dei nostri rappresentanti politici o religiosi. Parole – appunto – niente altro che parole vuote, in totale continuità col sistema degradato e degradante istituito dal dominio tecnocratico!
La filosofia moderna nel mettere in discussione Dio-l’Essere-l’Eterno ha assolutizzato il divenire. Lo strumento di fronte al quale ogni speranza crolla è la tecnica, che illumina ogni mistero e ci porta di fronte al baratro del nulla. Se infatti grazie alla tecnica non c’è niente che l’uomo non possa o non sappia indagare e/o dominare, allora non rimane alcuno spazio per Dio. Tanto più avanzeremo verso il paradiso della tecnica tanto più la vita perderà il suo senso più profondo perdendo il contatto con la Terra e con la creazione. Ma tutto ciò lo potete leggere e capire al meglio nell’articolo di Ivano cliccando sul link sopra.