I nuovi oneri

Ma in realtà il (non) senso civico è più forte di ogni ragionamento. Vi spiego: se leggendo il post sotto di Stefano inizierete a pensare che ci stanno leggermente prendendo per il c@lo, comunque voi continuerete a stacce! Più che oneri infatti sono onori o comunque onorevoli obblighi che farebbero rabbrividire i più se non rispettati. Provate voi, da domani, a rifare la raccolta indifferenziata utilizzando solo e sempre un grande, grosso, robusto e pratico sacco nero dove buttare tutto, dal vetro, alla plastica, all’ umido….No vero? Non si può fare, è sbagliato, vi rimorde la coscienzaaaaa!!!! Oltre a tutti i ragionamenti eco-in-sostenibili e le discaricheinceneritoribruttiiiii non riuscirete ad andare!!! Va bè, nessuno vi obbliga🤔, continuate pure a fa quel che vi pare e piace (al sistema)!

Post di Stefano

I nuovi oneri
Torno al discorso ecologista, ma da un altro punto di vista.
Faccio la raccolta differenziata, è un dovere civico, sento di aver fatto il mio compito, ho aiutato il mondo ad essere più pulito… Sicuramente mi hanno appiccicato addosso quest’obbligo morale e, facendo leva sul mio senso civico, mi fanno sentire a posto per aver adempiuto a questo dovere.
Ma: ci sono sistemi robotizzati che questo lavoro lo sanno fare benissimo e, prima dei robot, c’erano degli operai che lo facevano altrettanto bene, gente stipendiata, gente che portava un reddito in più a casa. Mi si dirà che era un pessimo lavoro?… forse, ma ce ne sono altri di gran lunga peggiori e, per ora, insostituibili. Comunque penso che
qualsiasi lavoro sia importante e dignitoso, che serva a far sentire la persona, se non proprio realizzata, almeno indipendente economicamente. Fa sentire di avere un ruolo per la società, fa sentire comunque utili. Ma che cosa faccio alla fine con la raccolta differenziata: consumo un po’ del mio tempo (10/15 minuti al giorno), rubo un po’ di spazio nella mia casa: la raccolta differenziata
occupa più spazio del singolo bidone, consumo un po’ di acqua per sciacquare i contenitori di vetro o di plastica da conferire (che pago io) e che cosa ottengo? Che l’azienda o i consorzi si ritrovano il lavoro già fatto, hanno capannoni più piccoli, non
consumano acqua, hanno pochi dipendenti da pagare, consumano meno energia ed hanno materie prime da rivendere per guadagnarci.
Tutto questo in cambio di migliori scelte ecologiche? No! Le discariche deturpavano il
territorio ed erano costosissime da gestire, sarebbero state da eliminare comunque,
solo che hanno trasferito tutto l’onere sui “terribili utenti inquinatori”.
Ma almeno in cambio di minori tasse sui rifiuti? No! La TARI non è mai diminuita da quando è iniziata la raccolta differenziata ed è sempre in continuo aumento.
Altro argomento, ma non molto dissimile: ogni dovere burocratico è diventato “online”.
Quand’ero giovane, ricordo mio padre che, saggiamente, per qualsiasi cosa riguardasse
me, tipo l’iscrizione a scuola, l’abbonamento all’autobus, i documenti per la patente
eccetera, mi diceva: “procurati la lista dei documenti da produrre, vai nei vari uffici a
farli e, alla fine, porta tutto dove serve”. Diligentemente facevo tutto in, al massimo, un
paio di ore, incontravo tanti impiegati pubblici, compilavo i moduli, mettevo le firme e tornavo a casa con quello che mi serviva. Ora si può fare comodamente tutto da casa…
comodamente? Ad esempio: per un permesso da hobbista abbiamo dovuto creare la “Firma Digitale” (un impazzimento), la PEC (altro impazzimento), oltre ovviamente avere lo SPID (…). Come se non bastasse, il sito del Comune funzionava male, i moduli da compilare erano tanti e ridondanti e se qualcosa non funzionava, o non capivamo, il
“call center” era disponibile solo la mattina ad orari ristretti e bisognava aspettare delle mezz’ore, dopo che la voce automatica ti faceva digitare uno, due eccetera. Ma forse perché siamo boomer? No! Ci hanno aiutati mio figlio (perito informatico) ed il figlio di mia moglie (laureato in economia) che boomer non sono. Complessivamente abbiamo
impiegato in quattro un totale di circa 15 ore. Per fare che? Per far sì che gli uffici pubblici si ritrovino il lavoro già bell’e fatto. Così possono ridurre il personale, una triste realtà che ho conosciuto personalmente avendo lavorato per 42 anni nel pubblico. Altro onere trasferito all’utenza.
Potrei parlare anche di altre mille situazioni simili, tipo i rifornimenti di benzina ormai solo self service e senza diminuzioni di prezzo, le mense a self service in cui bisogna obbligatoriamente riporre il vassoio nei carrelli o le casse dei bar sostituite da macchinette mangiasoldi, ma la cosa più eclatante di cui voglio parlare è questa: le casse automatiche nei supermercati. Dicono che servono per eliminare le code.
Veramente basterebbe che ci fosse un numero adeguato di casse aperte. Comunque, si tratta di scansionare i vari bar-code, digitare una serie di opzioni, passare la carta per gli sconti, pagare elettronico o in contanti (stando attenti che la banconota non abbia orecchie o pieghe), ritirare lo scontrino… tutti lavori che avrebbero fatto i cassieri. Altri posti di lavoro persi ed altro lavoro scaricato sull’utenza, in cambio di uno sconto sulla spesa? A me sembra proprio di no.
Sembrerebbe che io sia contrario al progresso tecnologico, ma non lo sono. Se qualche lavoro umano viene sostituito (SOSTITUITO!) dalle macchine o dall’intelligenza artificiale è un normale progresso ed io non posso che essere d’accordo: le automobili hanno sostituito i cavalli, i trattori i contadini con la zappa, i computer hanno sostituito le macchine da scrivere, le calcolatrici, i registri cartacei, le e-mail le lettere ecc… ma nei casi descritti sopra la “sostituzione” è: dal lavoratore stipendiato all’utente, e questo non mi sembra un progresso tecnologico.
Ah, sapete chi è stata la prima catena di supermercati ad avere le casse automatiche?
Quella di sinistra, quella accanto ai lavoratori. La COOP sei tu, chi può darti di… “più”?

Schiavi (in) consapevoli

Come se non bastassero le dipendenze digitali! Eppure è un dato di fatto che siamo collaboratori (in) consapevoli di un sistema volto a cancellare il tempo e aumentare le limitazioni di libertà. La raccolta differenziata per esempio è un potente strumento di controllo sociale di successo: siamo passati dalle isole ecologiche alle isole sui balconi di casa! Ognuno dedica tempo, fatica e spesso addirittura passione e ossessione per qualcosa che è finalizzato più a togliere tempo che a migliorare il sistema di riciclo. Ma il post sotto lo spiega in maniera efficace e non aggiungo altro 👇

IL TUO TEMPO NON TI APPARTIENE PIÙ
TE LO HANNO PRESO CON METODO, SENZA FRETTA, UN FRAMMENTO ALLA VOLTA

È cominciata con la raccolta differenziata porta a porta, il “paziente zero” del sequestro. Prima passava il camion, raccoglieva tutto, e la selezione — quando avveniva — spettava agli impianti. Poi, attraverso un progressivo ribaltamento presentato come dovere civico, il lavoro è stato trasferito integralmente su di te: separare, lavare i contenitori, occupare spazio domestico per lo stoccaggio, rispettare calendari che non hai negoziato.

Dieci, quindici minuti al giorno moltiplicati per milioni di famiglie equivalgono a una massa di lavoro gratuito consegnata ogni mattina a un’industria multimiliardaria, la stessa che nel frattempo non ha mai smesso di aumentare le tariffe. Nel 2013 il passaggio dalla TARSU alla TARES ha comportato un aggravio medio di 64 euro a famiglia, con rincari fino al 25%. Da allora la progressione non si è mai arrestata: il gettito nazionale è passato da circa 6-7 miliardi agli inizi del decennio ai 9,97 miliardi del 2024, un record assoluto; la media per famiglia ha raggiunto i 340 euro annui nel 2025, con 95 capoluoghi su 110 in aumento.

Sistemi di robotica avanzata sarebbero già in grado di svolgere negli impianti la stessa selezione che tu esegui a casa. Ma il modello del lavoro gratuito esternalizzato al cittadino garantisce qualcosa che nessuna macchina può offrire: un controllo sociale ed economico consolidato, con zero costi di personale e zero responsabilità.

Poi è arrivata la cassa automatica. La narrazione era semplice — salti la fila, guadagni tempo — e tu hai accettato, perché l’alternativa sembrava scomoda. La realtà è che hai sostituito un lavoratore pagato senza ricevere in cambio alcun compenso: passi i codici, verifichi i pesi, risolvi gli errori del software, gestisci da solo quello che prima era gestito da qualcun altro.

Ogni punto vendita risparmia tra i 35.000 e i 42.000 euro l’anno per ogni addetto sostituito, con un risparmio netto di circa 120.000 euro per ogni blocco di quattro casse automatizzate. Nel frattempo, tra il 2021 e il 2025, il carrello della spesa alimentare è aumentato del 24% in termini cumulati — più di sette punti sopra l’inflazione generale nello stesso periodo — con picchi che nel solo 2023 hanno sfiorato il +10% medio annuo sui prodotti alimentari, mentre l’olio d’oliva raddoppiava di prezzo e la pasta superava il +35%. I prezzi non sono poi rientrati: si sono cristallizzati ai livelli massimi, come documentato dall’Antitrust, indipendentemente dall’andamento dei costi energetici. Il risparmio sul costo del lavoro ottenuto grazie a te non ha trovato la strada verso lo scaffale: ha trovato, invece, quella verso i margini.

E poi, tornato a casa dopo aver fatto l’operatore ecologico e il cassiere, hai fatto il segretario amministrativo. SPID, CIE, portali scolastici instabili, assenze da monitorare autonomamente perché “doveva vigilare lei”: le scuole hanno smantellato la segreteria fisica e trasferito sull’utente l’intero onere burocratico. Venti minuti a settimana per 26 milioni di famiglie significano una quantità di lavoro gratuito che la Pubblica Amministrazione incassa in silenzio, mentre la narrazione istituzionale chiama tutto questo semplificazione digitale. Quando qualcosa non funziona, la responsabilità ricade su di te.

Il meccanismo non cambia mai: esternalizzano il costo, ti trasferiscono il dovere morale di sostituirli, e quando il sistema fallisce la colpa è tua. Il tempo scompare. I bilanci migliorano. La tassa sui rifiuti raggiunge ogni anno un nuovo record. I prezzi non scendono. E tu continui, convinto di aver fatto la tua parte.

È la tecnocrazia, bellezza!

Alessandra Ghisla di tuteladirittosoggettivo.it

Ça va sans dire

Interessante il post di Stefano, personalmente faccio solo una breve considerazione. Dicono sempre: grande scoperta ma… se ne parlerà fra 30 anni! Riguardo alla fusione nucleare controllata forse è dai tempi di Enrico Fermi che aspettiamo il trentennio giusto. Che siano complotti o poteri vari a fermare il progresso in campo energetico non so dire. Certo è però che il regresso lo abbiamo sotto gli occhi di tutti, vogliono riportarci alle candele in nome del risparmio e dell’ecologia. L’unica cosa certa sono gli enormi interessi in gioco che gonfiano lautamente le tasche dei pochi a danno dei molti.

Post di Stefano

È annuncio di questi giorni che in un qualche laboratorio di ricerche nucleari negli Stati Uniti d’America è stato fatto un grosso passo in avanti nella realizzazione della tecnologia per la fusione nucleare. Il processo, per intendersi, è quello che avviene all’interno di ogni stella, compreso il nostro Sole. Lo sviluppo di questa tecnologia permetterà in futuro, non si sa quando, ma di sicuro non prima di qualche decennio, di ottenere energia in quantità illimitata ed in forma pulita. La tecnologia nucleare finora usata per ottenere energia è quella cosiddetta della “fissione nucleare” che prevede la scissione di grossi atomi, soprattutto di uranio, in atomi più piccoli. Purtroppo però i metalli pesantissimi necessari sono abbastanza rari e quindi costosi, le scorie non sono affatto pulite e restano radioattive per centinaia o migliaia di anni, tanto che ancora non si sa esattamente come gestirle in maniera definitiva ed infine le centrali sono intrinsecamente insicure. Il processo di fissione va inoltre contenuto artificialmente poiché una volta fuori controllo, come avvenuto a Chernobyl o Fukushima, tende ad auto-alimentarsi fino all’esplosione o, peggio, alla fusione del nocciolo. In questo caso il nocciolo inabisserebbe per gravitazione e a causa dell’altissima temperatura non potrebbe essere trattenuto da nessuno strato di roccia, ma l’eventuale incontro con falde acquifere sottostanti o con altri materiali in grado di evaporare provocherebbe  l’esplosione… nucleare.

Ora, viste le prospettive di esaurimento inevitabile di petrolio e degli altri combustibili fossili e visto che la tecnologia a fissione è sconveniente e pericolosa, quella della fusione sembra la manna dal cielo. Però… però! Nel nucleo delle stelle, la reazione termonucleare, così chiamata in virtù dell’altissima temperatura necessaria ed espressa in milioni di gradi centigradi, è “contenuta” solo dall’enorme gravità che tiene insieme le stelle stesse. Le stelle di prima generazione, per lo più, sono costituite da idrogeno, atomi piccolissimi, che fondendosi insieme diventano atomi un poco più grossi: elio. Stop! Non c’è altro, nulla da proteggere dalla sicura distruzione. È la stella stessa che si autodistrugge per trasformarsi in qualcos’altro. Portare però questo processo sul nostro piccolo pianeta è un po’ più complicato. Qui di cose da proteggere ce ne sono anche troppe e le temperature necessarie che permettono la fusione termonucleare di cui parliamo rendono il materiale incontenibile, ingestibile. Io conosco due tentativi fatti in tal senso: quello del confinamento inerziale e quello del confinamento magnetico. Entrambe le strategie prevedono che il materiale, tenuto sospeso dentro una “bolla” a vuoto spinto per un brevissimo tempo, poi venga fatto reagire e quindi raffreddato, prima che possa entrare in contatto con qualsiasi altro elemento, pena la vaporizzazione istantanea di ogni contenitore. Non so, in questo caso, quale tecnologia sia stata usata o se ne sia stata inventata una terza, ma di certo sono previsti grandi impianti e grandi installazioni. Non certo ad uso privato o domestico. Perché dico questo? Perché è una storia che si ripete sempre! Ognuno di noi non può certo estrarre il petrolio e raffinarlo in garage… tanto meno può estrarre il metano a chilometri di profondità… ancora meno può installare un reattore nucleare in soggiorno. Mentre, per esempio, ognuno potrebbe coltivare la sua canapa indiana ed estrarre dai semi un olio già pronto da versare nel serbatoio della sua auto diesel. Ah, ma che distratto, dimenticavo che, guarda caso, è vietato coltivare la canapa. Io non ne ho certo le prove, ma Nikola Tesla una volta chiese a un grosso banchiere di finanziare una sua nuova tecnologia in grado di portare, a suo dire, energia gratuita a tutti. Il banchiere chiese se era possibile mettere un contatore, Tesla rispose di no, quindi il banchiere scacciò via il genio. È storia, però, che alla morte dell’inventore l’FBI fece irruzione nell’hotel in cui aveva alloggiato per sequestrare tutti i progetti e tutti i manoscritti. Anche Ettore Majorana, il più geniale tra i “Ragazzi di via Panisperna” capitanati da Enrico Fermi, sparì misteriosamente dopo che avrebbe inventato una qualche tecnologia straordinaria. Ci sono testimonianze che parlano di una “Macchina di Majorana” realizzata in incognito, ma che non fu mai possibile produrre se non in pochi prototipi, né commercializzare. Non ne ho le prove e non insisterò, ma poiché questi episodi si riferiscono ad invenzioni nate dal genio di scienziati vissuti ai primordi della fisica moderna, chissà cosa sarà stato scoperto e… celato ad oggi? Nel riprendere il discorso sulla fusione nucleare, argomento di questo articolo, voglio evidenziare che oltre alla fusione “termo” nucleare, esistono anche le LENR, acronimo inglese di reazioni nucleari a bassa energia. Per quanto vengano tenute nascoste ai più, esistono e sono ormai una evidenza scientifica, fin dai tempi di Fleishmann e Pons alla fine degli anni ‘80. Secondo me il motivo del loro mancato sviluppo e della loro divulgazione è che costituirebbero una fonte di energia infinita, a basso costo, ma soprattutto democratica. Chiunque infatti potrebbe sostituire la propria caldaia e scaldarsi con 10 euro all’anno, oppure generare la propria elettricità con le stesse cifre, oppure ancora gironzolare con la propria auto elettrica, ma senza batteria e con una spesa irrisoria. Questo, per il potere, è una cosa inaccettabile. Ça va sans dire.             

I furbetti del caminetto

Furbetto in azione

E dopo alcuni mesi di assenza l’amico Stefano è tornato a scrivere un post per il blog. Ottimo direi, visto che c’è proprio bisogno di nuovi argomenti e soprattutto nuove prospettive. Mille grazie.

Post di Stefano

Io sono fortunato! Innanzitutto perché ho un caminetto: la mia casa è grande e riscaldarla nel prossimo inverno sarà dura, il mio reddito non mi permette di spendere qualsiasi cifra in gas.
Andrò per step. Intanto ho messo pompe di calore, pannelli fotovoltaici e batteria di
accumulo, vedrò che efficienza sarà così raggiunta. Se non dovesse bastare, ho installato sul caminetto un recuperatore di calore, una sorta di ventilatore che convoglia l’aria fredda dentro un tubo di ghisa che si arroventa a contatto con la fiamma: vedrò se sarà sufficiente.
Qualora tutto ciò non dovesse ancora bastare, per l’inverno successivo valuterò
l’installazione di una caldaia a legna o di una stufa, tipo la “stube”. Tutto questo poiché ho anche la fortuna di avere un amico (che è tra l’altro il gestore di questo blog) che mi ha fornito il recuperatore e la legna. Capisco che non tutti hanno la mia buona sorte, ma chi ha almeno un caminetto lo userà nell’inverno prossimo!
Per quanto la speculazione sia implacabile, la legna resta comunque una valida alternativa economica al gas. L’uomo ha sempre usato la legna per riscaldarsi, è una consuetudine che va avanti da millenni e solo in questi ultimi decenni ci si scalda prevalentemente col metano.
Ma, ed in questo ci ritrovo in pieno la narrativa cui ci ha abituati il Covid, all’improvviso la legna inquina. Cioè, per millenni ed ad ogni latitudine la legna è stata usata dall’uomo per cucinare, per riscaldare e per ogni altro uso in cui è necessario il fuoco e solo adesso ci si è
accorti che il fumo della legna inquina… ma allora quello della benzina? Del gasolio? Del GPL? Del metano stesso? Boh!
A valutare dall’odore non mi sembra proprio perché al solo sentirlo mi rinfranco: è un profumo che sa di accogliente, di caldo, di buono, di casa.
A me sembra ci sia una vera e propria regia che, dall’alto, stabilisce che noi si debba essere infelici. Tali “registi” si avvalgono, poi, della fattiva collaborazione dei pennivendoli chiamati “giornalisti” i quali non smettono di rincarare la dose e, se al tempo della chiusura totale per
psicopandeminchia definivano coloro che prendevano una boccata d’aria i “furbetti dello jogging” o i “furbetti del cane”, ora se la prendono con tutti quelli che cercheranno di scaldarsi senza vuotarsi le tasche, l’ho letto già, definendoli i “furbetti del caminetto”.
Prima: bisognava soffrire di solitudine, di isolamento, di mancanza di sole, di moto, d’aria a causa delle mascherine e bisognava iniettarsi un farmaco sperimentale per difendersi da un virus, ormai ampiamente dimostrato essere artificiale e curabilissimo. Ora: bisogna soffrire il freddo per mancanza di metano, dichiarazione falsa e strumentale, e guai a riscaldarsi col metodo vecchio di millenni! Ma noi che c’entriamo con le beghe tra la Russia e l’Ucraina?
Ovviamente, la narrazione è identica, si paventano controlli a campione, si induce alla delazione e si parla di droni… vi ricorda qualcosa?

Attentati eco-illogici

Ecologisti lanciano liquido contro i girasoli di Van Gogh

L’ambientalismo eco-illogico odierno è il nuovo anti-umanesimo che punta alla distruzione dell’umanità da sostituire con una divinizzazione della natura trasformata in un vero e proprio Moloch da adorare al di sopra di ogni cosa. La Legge mosaica prevedeva la pena di morte per chi sacrificava i propri figli a Moloc. L’attentato alla cultura, soprattutto in una delle suo manifestazioni universali più elevate quali possono essere i quadri di Van Gogh, è certamente un attentato all’intera umanità, un tentativo di ridurla a oggetto fra gli oggetti, quindi senza anima in grado di godere del bello e del vero. Davvero qualcuno pensa che la tutela ambientale possa passare attraverso la disumanizzazione dell’umanità? Per me per sta gente che ha realizzato questo sfregio la pena di morte magari è troppo, ma l’ergastolo mi sembra il minimo sindacale.

Soluzioni

La “precisione” svizzera è nota e qui si arrivano davvero a sfiorare vette altissime di sapienza.

Bene, ora se avete coraggio provate magari per un attimo, ad immaginare cosa mai staranno architettando i nostri…

Idrocarburi proletari

https://www.auto.it/news/attualita/2022/06/08-5464129/lue_ha_deciso_dal_2035_stop_alla_vendita_di_auto_benzina-diesel-gpl

Vanno avanti come un treno, la gente inizia a sperimentare nel proprio portafoglio la follia green made in UE, ma a ESSI poco importa, si deve fare costi quello che costi!

A me viene da fare questa breve considerazione: gli idrocarburi sono proletari! Perché gli idrocarburi sono illimitatamente disponibili e hanno costi molto bassi di estrazione ed utilizzo, essi hanno permesso all’umanità di evolvere tecnologicamente e socialmente. Hanno permesso al semplice lavoratore di trasformarsi da schiavo a fruitore di beni; hanno permesso al mondo di unirsi favorendo la mobilità e lo scambio di culture; tutto ciò che abbiamo, compreso il cibo abbondante e sempre disponibile, è frutto dell’energia emessa dagli idrocarburi. Rinunciare ad essi significa puntare sull’involuzione, soprattutto quella sociale. Il lavoratore deve tornare totalmente sottomesso e controllato in ogni suo aspetto. La pseudo-ecologia di facciata imposta dalle élite altro non è che ripristino della schiavitù e controllo totale.

Poi potete fare tutte le considerazioni che volete sull’emergenza climatica, le risorse della terra limitate, il fatto che gli esseri umani sarebbero “troppi”, ecc. ecc. ecc. Certo, certo tutte cose che ci dicono da anni e come un mantra penetrano nella mente e attecchiscono. Ma la soluzione a questi “mali” la state sperimentando sulla vostra pelle, non è poi così difficile da capire che fine faremo se non ci ribelliamo a questa ideologia anti-umana. Perché i mali da estirpare e controllare siamo noi, siamo proprio sicuri che valga la pena sacrificarsi?

Siogiovanni

Sono come sono , qui le mie fotografie amatoriali e tanto altro ... clicca il Titolo dell'articolo !

Racconti brevi di vita quotidiana ( spero allegri ed umoristici) aforismi pensieri idee di un allegro pessimista

Guai a prendersi troppo sul serio. Racconti allegri pensieri idee di un allegro pessimista

Pensieri di Lisa

Le emozioni mi strabordano

Il pensiero libero

Esprimere un pensiero libero non è poi così facile; per quanto mi riguarda non so se sempre vi riesco, ma strenuamente mi sforzo di farlo

Filimages

A quoi servent les images que l'on ne montre pas ?

chez le hérisson

appunti criptici di una sfinge in erba

blog 57

testi e fotografie dell'autore

sergioferraiolo

Uno sguardo sul mondo